Pazienti con il contapassi per scongiurare le ischemie: parte la sperimentazione

10.000 passi al giorno. È la cifra che, secondo recenti autorevoli studi, potrebbe migliorare diversi parametri di salute: la riduzione dell’indice di massa corporea, il BMI (body mass index) che è il rapporto tra peso e quadrato dell'altezza di un individuo con cui si indica il peso forma; il contenimento del colesterolo cattivo, ovvero delle lipoproteine a bassa densità (LDL, Low Density Lipoprotein); la diminuzione della glicemia a digiuno ed ancora il miglioramento dei sintomi depressivi dell’anziano o della motilità articolare dell’anca.

Ma che fatica contarli! Quasi di più che farli. A questo, però, può provvedere un podometro. Il podometro, detto anche contapassi o pedometro, è uno strumento che, rilevando il movimento dei fianchi, misura il numero di passi compiuti da una persona e, indirettamente, mostra anche distanza percorsa e velocità.

Da qualche settimana all’ospedale San Giovanni di Dio è attivo un ambulatorio integrato medico-infermieristico per la supervisione dell'esercizio fisico con podometri in pazienti affetti da claudicatio intermittens agli arti inferiori. I primi pazienti – 4 per ora – sono stati arruolati in maniera sperimentale e si conta di aumentarne considerevolmente il numero a partire da settembre distribuendo tutti i 25 podometri disponibili.

La claudicatio intermittens spesso è la manifestazione iniziale di un’aterosclerosi polidistrettuale, ovvero di una stenosi o occlusione delle arterie periferiche degli arti inferiori che può evolvere in un quadro di ischemia critica con dolore a riposo e presenza di ulcere trofiche. Rispetto ad altre forme aterosclerotiche coinvolgenti distretti più nobili come le carotidi, l’aorta, i reni, l’arteriopatia periferica è una patologia non meno invalidante che nel mondo occidentale colpisce circa il 10% della popolazione in età superiore ai 70 anni. Si calcola che nel territorio fiorentino ogni anno ci siano circa 1.000 i casi di claudicatio intermittens che evolvono in ischemia critica degli arti inferiori.

La diagnosi precoce dell’arteriopatia periferica già dal momento in cui essa si manifesta come claudicatio intermittens è uno dei principali obiettivi dei programmi di sorveglianza volti ad evitare l’insorgere delle ischemie critiche. La diagnosi precoce consente di gestire la patologia attraverso interventi medici che comprendono laterapia farmacologica e l’esercizio fisico.

In caso di claudicatio intermittens, dunque, proprio per evitare l’evoluzione verso l’ischemia critica degli arti inferiori e la necessità di un trattamento chirurgico, si procede su tre binari: la prevenzione dei fattori di rischio (abolizione del fumo di sigaretta, controllo dei valori pressori, controlli dei valori glicemici, dieta); la terapia medica a base di antiaggreganti e ipolipemizzanti nonché di altri presidi farmacologici definiti “vasoattivi”; infine l’esercizio fisico con cui migliorare l’ossigenazione a livello della muscolatura degli arti inferiori, incrementando l’autonomia di marcia.

Diversi studi hanno dimostrato che l’esercizio fisico controllato è decisamente superiore rispetto all’esercizio fisico non controllato e addirittura rispetto alla terapia endovascolare nel migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da claudicatio intermittens agli arti inferiori.

È qui che svolgono un ruolo importante i podometri, strumenti utilissimi nel controllare l’attività fisica dei pazienti inseriti in un programma riabilitativo per problematiche di varia natura.

I pazienti dell’ambulatorio inaugurato al San Giovanni di Dio presso l’unità di chirurgia vascolare, verranno seguiti con cadenza settimanale per un periodo massimo di 4 mesi verificando alla fine di tale periodo l’efficacia dei pedometri nel ridurre i sintomi della claudicatio intermittens e prevenire così l’evoluzione verso l’ischemia critica degli arti inferiori.

Fonte: Azienda sanitaria Firenze - ufficio stampa

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