Auguri a Danilo Fedeli, riparatore centenario di moto e bici

Danilo Fedeli

Un nobile d’animo, un uomo di altri tempi, questi , alcuni degli aggettivi che la sua collaboratrice domestica Alice Kowalczyk usa per presentare un inedito centenario ed il noto riparatore di moto d’epoca e biciclette di San Miniato, Danilo Fedeli.

Ed è proprio da questa semplice presentazione che ha inizio il racconto di una vita esemplare, vissuta all’insegna dell’amore verso ogni persona o cosa, dello spirito di servizio e dedizione al lavoro.

Nasce il 12 Maggio di 100 anni fa, al “Ponte di Ribecco” (oggi San Miniato Basso), da una modesta famiglia contadina, e dopo solo sei mesi di vita rimane orfano di padre.

In giovanissima età inizia, come dice lui, “invece d’andà a rubà i coomeri, andavo a imparà a fare qualcosa” e fu così che imparò il mestiere di riparatore di biciclette nella officina meccanica di Baroncini Pietro a La Catena. Sempre giovanissimo si trasferirà poi nella bottega dei fabbri Silvio e Guglielmo Petralli a San Miniato, dove imparerà a lavorare il ferro in maniera sopraffina.

Fu in questi anni che i due fratelli scoprirono il talento innato di Danilo, tanto da affidargli la realizzazione di importanti lavori “perché meglio di lui non lo sa fa nessuno” , tra i quali ricorda con piacere i portabandiera del Comune di San Miniato, la cancellata perimetrale dell’altare della Madonna di Cigoli e la costruzione di alcune componenti del faro votivo della Rocca di Federico Secondo. Sempre dai Petralli inizia a prendere confidenza con i motori, facendo larga esperienza nella costruzione e serraggio delle bronzine.

Non a caso la sua dimestichezza con il ferro lo porterà a lavorare come manutentore degli strumenti musicali dell’orchestra del teatro di San Miniato, dalla quale non voleva essere pagato in denaro ma bensì che fosse ospitato nelle rappresentazioni delle opere. Il perché? Era innamorato della lirica dei grandi autori italiani, e per questo che fece diverse comparse, ma soprattutto riuscì ad imparare ogni copione delle opere più famose. Ancora oggi si ricorda intere parti come ad esempio la Boheme di Puccini.

Pur nelle condizioni di povertà non trascurò mai negli anni di gioventù l’aspetto della formazione, arrangiandosi, come poteva, con i pochi mezzi a sua disposizione, perché come ama ricordare: da tutte le parti e in ogni modo è possibile imparare qualcosa!

Sotto il ventennio, si iscrisse ai corsi serali al Santa Chiara, dove si perfezionò nella lavorazione manuale del ferro e dove venne premiato dal Podestà di San Miniato per le sue realizzazioni.

Negli anni trenta decise di tentare l’accesso in ferrovia tramite il concorso per aiutomacchinista e per far ciò ottenne aiuto economico dal pievano di Cigoli, Don Gemignani. Ma invece dei treni approdò sui motori entrando, nel periodo della guerra in Piaggio. Lì collaborerà ad importanti progetti come la costruzione e messa a punto del fucile a 6 colpi dell’Ingegner D’Ascanio, e prenderà parte, come meccanico, al programma di sperimentazione dell’elicottero Piaggio.

Ma finita la guerra in Italia arriva la Vespa, e lui esporta un pezzo di Piaggio in casa sua, diventando rivenditore autorizzato per Cigoli, La Catena e San Miniato Basso, dei prodotti Piaggio e Gilera. Qualifica che gli otterrà, per molti anni, il riconoscimento come “miglior rivenditore della provincia di Pisa”.

Negli stessi anni si sposa con Lina Sergianni, dalla quale avrà 5 figli, di cui 1 morta alla nascita e 4 abortiti spontaneamente. Una moglie molto amata ma che purtroppo lo lascerà dopo pochi anni investita davanti casa da una automobile.

Ma Danilo mai si è perso d’animo, accettando con qualsiasi cosa la vita gli riservasse, senza scandali o euforie, ma semplicemente con grande bontà e spirito di servizio. Per questo che viene ricordato da molti giovanotti dell’epoca, perché molto sensibile alla povertà di quei tempi, tanto da costruire e regalare biciclette ai bambini che non potevano permettersela.

Uno spirito di servizio che lo porterà a lavorare fino a 99 anni come centratore delle ruote di moto d’epoca, mansione molto rara e delicata che solo un uomo di grande esperienza e pazienza saprebbe fare. Per questo motivo aveva clienti da ogni parte d’Italia.

Inoltre negli ultimi anni decise di divertirsi insieme alla collaboratrice domestica Alice, nel ricostruire con parti originali recuperate da disfattini e fornitori, e restaurare le blasonate biciclette d’epoca, tanto da dare vita ad una sua personale “linea di restauro”.

Soltanto l’abbandono della vista lo ha fermato circa un anno fa, altrimenti sarebbe ancora lì, in piedi al banco della sua bottega sotto casa a centrare ruote e riparare biciclette; sì, perché il segreto del suo ottimo stato di salute, o come piace dire oggi, “l’elisir di lunga vita” sta ne fatto che “non ha mai conosciuto la sedia, ha sempre lavorato in piedi ”.

Stimato da tutti, e per questo citato in molte poesie e pubblicazioni di autori sanminiatesi, come uomo pieno di virtù, un esempio da seguire per le generazioni di oggi.

E concludiamo proprio con un verso presente in una delle tante poesie a lui dedicate:

“ Anche se tanto tempo è ormai passato, si rifiuta di fare il pensionato”.

Tanti auguri Danilo!

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