Lapidi rimosse, un lettore: "Sì ad una terza che chiarisca le responsabilità"

La rimozione delle lapidi

"Non ho affatto condiviso la decisione del sindaco Gabbanini di rimuovere dalla facciata del municipio le due lapidi sulla strage del Duomo, così come non avevo condiviso a suo tempo la decisione del sindaco Frosini di apporvi, nel 2008, la seconda lapide, a conclusione di un percorso revisionistico che, al di là, forse, delle intenzioni di qualcuno (ma non di tutti) aveva portato a nascondere dietro più o meno probabili traiettorie balistiche, le reali responsabilità di quella grave tragedia.

L'unica verità che nessuna ricostruzione postuma è infatti riuscita a confutare riguarda il fatto che se quanti avevano trovato rifugio nei tanti sicuri rifugi di San Miniato non fossero stati costretti, con la forza, dai nazisti a concentrarsi, nell'imminenza di una pericolosa battaglia di artiglieria, nel luogo più esposto della città, l'esplosione che avvenne in Duomo intorno alle ore 10 del 22 luglio 1944, ancorché provocata dalla supposta cannonata americana, avrebbe al massimo ammazzato solo qualche piccione.

Questo è il punto fermo ed inoppugnabile che il balletto di lapidi degli ultimi anni ha rischiato e rischia di oscurare .

E questo è quello che a mio modestissimo parere occorre invece riaffermare con forza se si vuole farla finita con vecchie e nuove polemiche, tutte più o meno pretestuose.

Per far questo può allora essere davvero utile una terza lapide che sostituisca le precedenti, purché non si limiti a un mero e neutro elenco di nomi, ma contenga ad esempio, una frase del tipo:

“Il 22 luglio 1944, nel Duomo di questa città, dove i militari nazisti avevano sciaguratamente concentrato con la forza, strappandoli dai ben più sicuri rifugi che li ospitavano, decine e decine di uomini, donne e bambini, a causa dell'esplosione di un ordigno la cui provenienza non è mai stata definitivamente accertata, trovarono la morte ... [a seguire l'elenco delle vittime]”.

P.S. Come sempre, anche se con la questione delle lapidi non c'entra nulla, è stata di nuovo tirata in ballo la figura del vescovo Giubbi, riproponendo vecchie polemiche e pretestuose ricostruzioni storiche che in realtà con la storia non hanno nulla a che fare: sulla sua attività pastorale, ma anche sulle sue, mai taciute, simpatie fasciste, fece a suo tempo ampia luce la commissione di esperti nominata nel 2002 dal vescovo Ricci.

Sul resto si espresse, già nel 1945, in maniera assolutamente inequivocabile la tanto vituperata relazione Giannattasio a conclusione delle indagini sulla strage ordinate dal CNL, “escludendo qualsiasi responsabilità, diretta o indiretta, giudiziaria o morale delle autorità locali, civili e religiose” e affermando altresì che “l'opera che il clero di San Miniato [e quindi anche del vescovo Giubbi] svolse in quei tristissimi giorni è superiore ad ogni elogio”.

Il resto sono chiacchiere (e polemiche speciose)!"

Alberto Cioni

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