
Il Consiglio regionale della Toscana nel corso del 2014 ha approvato 71 leggi, delle quali 36 su iniziativa della Giunta e 34 su iniziativa del Consiglio. La produzione legislativa è aumentata quantitativamente non solo rispetto alle 60 leggi del 2013, ma soprattutto nella consistenza, con un numero di articoli quasi raddoppiato. Il 2014 segna anche il tasso di successo più alto delle iniziative legislative consiliari rispetto alle ultime due legislature, con il 47% delle proposte giunte a buon fine. Va precisato, però, che le proposte di maggiore ampiezza sono state presentate dalla Giunta.
I dati emergono dal Rapporto sulla legislazione per l’anno 2014, presentato questa mattina in sala Gonfalone di palazzo Panciatichi.
Il presidente del Consiglio regionale nel suo intervento di saluto ha evidenziato che occorre fare chiarezza su ciò che si vuole fare delle Regioni. A suo giudizio, la cosa peggiore è dire e non dire, non fare chiarezza su cosa si vuole fare.
È stata Gemma Pastore, dirigente per l’assistenza giuridico legislativa dell’Assemblea toscana, ad illustrare in dettaglio il rapporto, sottolineando che, nell’ambito dell’iniziativa consiliare, assume particolare rilievo quella dell’Ufficio di presidenza, con interventi ulteriori sulla riduzione dei costi degli organi politici, in particolare sui vitalizi. È stata, inoltre, varata la nuova disciplina della Conferenza permanente delle autonomie sociali (Copas) e della Commissione per le pari opportunità, del collegio dei revisori della Regione Toscana. È stata modificata la legge sull’autonomia consiliare.
La maggior parte delle leggi emanate nel 2014 ha carattere manutentivo (47, pari al 66,2%), sono cioè leggi che modificano il testo di discipline vigenti. È, questo, un aspetto positivo per la qualità della normazione, perché segna il rispetto del principio che le integrazioni dei testi unici devono avvenire in modo espresso. L’aspetto negativo è che talvolta si ricorre a ripetuti interventi di modifica su testi, che invece avrebbero bisogno di una riscrittura completa. È il caso dell’ulteriore modifica della legge sui rifiuti 25/1998, su cui nel corso del tempo sono intervenute ben 19 leggi regionali, con ben 205 note attualmente aggiunte al testo.
Nel 2014 sono state 18 le leggi non sottoposte al vaglio dell’istruttoria di merito delle commissioni, ma sottoposte direttamente all'aula per l’approvazione. Di queste 5 sono d’iniziativa dell’Ufficio di presidenza, 8 di consiglieri regionali, 5 della Giunta.
Tra le riforme più significative, segnaliamo la nuova legge sul governo del territorio, la più vasta e complessa dell’ordinamento regionale, con 256 articoli e due allegati, che abbracciano tre filoni normativi: urbanistica, edilizia, territorio rurale. Il governo del territorio è stato oggetto di due importanti atti di programmazione: l'integrazione al Pit per la definizione del Parco agricolo della Piana, con la qualificazione dell'aeroporto di Firenze, e l'integrazione al Pit con valenza di Piano paesaggistico, approvato nei primi mesi del 2015.
Per la prima volta in Toscana è stato disciplinato l’esercizio delle funzioni per il demanio collettivo civico ed i diritti di uso civico, regolati fino ad ora dalle sole leggi nazionali del 1927.
Tra gli altri interventi legislativi segnaliamo l’inserimento nello Statuto del “il diritto a fare sport per stare bene” tra le finalità prioritarie della Regione Toscana. La figura del portavoce dell’opposizione sarà meramente eventuale, rimessa cioè alla valutazione delle forze presenti in Consiglio, non essendo più garantito il bipolarismo. C’è un espresso rinvio al regolamento interno per disciplinare le diverse ipotesi di cessazione anticipata dalla carica di presidente e componente l’ufficio di presidenza (dimissioni, decadenza, mozione di sfiducia). Viene rafforzata la terzietà del Collegio di garanzia statutaria, riducendo da sei a cinque anni la durata in carica dei componenti, che dovranno essere eletti a scrutinio segreto con voto limitato a quattro. È stato ridotto il numero delle firme richieste per le leggi d’iniziativa popolare per la fusione dei comuni, così come il numero dei consigli comunali che possono esercitare l’iniziativa popolare in tali casi. Con la nuova legge elettorale viene ripristinata la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze, fino ad un massimo di due, nell’ambito delle liste provinciali, purché riferite a candidati di genere diverso. I nomi dei candidati sono stampati sulla scheda. C’è la facoltà di mantenere fino a tre candidati regionali, cioè presentati in tutte le circoscrizioni, i quali sono detratti in prededuzione dai seggi conseguiti dalla lista cui appartengono.
Vengono previsti il ballottaggio qualora nessun candidato presidente superi la soglia del quaranta per cento dei voti validi, un premio di maggioranza differenziato ed una garanzia minima di seggi per le minoranze. Vengono fissate alcune soglie per l’accesso al riparto dei seggi: 5% liste non unite in coalizione, 10% per le coalizioni, a condizione che esse comprendano una lista che abbia ottenuto almeno il 3%. Ed il 3% per le liste all’interno delle coalizioni con almeno il 10% dei consensi. Accede anche la lista unita in coalizione, che consegue il 5% anche se la coalizione non raggiunge il 10%.
Il nuovo modello organizzativo della Regione prevede una sola direzione generale della Giunta, rispetto alla sette precedenti, con funzioni di impulso e coordinamento fortemente potenziate. Vengono superate le aree di coordinamento ed il personale viene ridotto del 10%. Il Consiglio razionalizza le strutture di supporto ai gruppi consiliari ed agli altri organismi politici.
Alla luce del decreto legislativo 118/2011 sull’omogeneità dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni. Viene confermato il sistema di programmazione in essere per l’elaborazione, il monitoraggio e la valutazione degli obbiettivi delle politiche regionali, introducendo alcuni elementi di razionalizzazione e semplificazione per favorire l’integrazione delle politiche settoriali, la collaborazione tra Regione ed Enti locali, il coordinamento delle scadenze con quelle degli atti di programmazione europei e nazionali.
La coerenza tra gli obbiettivi dell’ente ed il bilancio di previsione sarà garantita dal Documento di economia e finanza regionale (Defr), con la relativa nota di aggiornamento, che definisce le priorità programmatiche per l'anno successivo.
Nell’ambito delle politiche sociosanitarie sono da segnalare tre importanti interventi. In primo luogo l’istituzione dell’Ente di supporto tecnico amministrativo regionale (Estar), che sostituisce gli Enti per i servizi tecnico-amministrativi di area vasta (Estav).
Gli altri due interventi, entrambi di iniziativa consiliare, riguardano alcune modifiche al servizio sanitario regionale ed al sistema integrato di servizi per la tutela della cittadinanza sociale. Si tratta di leggi omogenee e strettamente legate tra loro, che dettano la nuova disciplina dell’integrazione sociosanitaria e della programmazione territoriale. Viene razionalizzato il concreto funzionamento delle società della salute e viene indicato un modello alternativo per la gestione integrata dei servizi sanitari e sociali offerti dai comuni e dalle aziende sanitarie locali. In particolare viene rivisto il sistema delle conferenze e si introducono nuovi strumenti di programmazione, come il piano integrato di salute ed il piano di inclusione zonale.
Da segnalare, inoltre, la nuova programmazione per la gestione dei rifiuti, con la riorganizzazione del quadro delle competenze amministrative. La legge accentua il ruolo della Regione nella vigilanza e nel controllo, chiamandola anche ad intervenire in via sostitutiva. Le funzioni attribuite alle province, quali le autorizzazioni per i nuovi impianti e la valutazione di impatto ambientale, tornano nell'amministrazione regionale.
Il professor Paolo Caretti dell’università di Firenze ha sottolineato che l’attività legislativa delle Regioni viene oggi esercitata in un quadro di incertezza assoluta. Al punto che non si sa come possano svilupparsi nel nuovo assetto istituzionale le due grandi funzioni che la Costituzione loro assegnava, legislazione e programmazione. Preoccupazioni condivise dal professor Giovanni Tarli Barbieri,sempre dell’ateneo fiorentino, che ha rilevato come l’iniziativa consiliare in Toscana, quasi mai monopartitica, si muove lungo modelli consensualistici, che non sono una patologia, ma sono invece caratteristici delle democrazie evolute.
Il capo servizio dell’ufficio studi della Camera dei deputati, Valerio Di Porto, ha sottolineato la necessità di valutare le riforme istituzionali, come la riduzione del numero dei consiglieri regionali, non solo in termini di riduzione dei costi, ma anche sotto il profilo della rappresentatività.
Secondo il direttore della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e delle Province autonome, Paolo Pietrangelo, il rapporto evidenzia che la Toscana, in un quadro di grande tensione istituzionale, mostra una grande capacità di cambiamento, nello sforzo di prepararsi al meglio all’ingresso nel nuovo sistema.
È stato il segretario generale del Consiglio, Alberto Chellini, a concludere i lavori, sottolineando che la nuova legislatura consiliare vedrà una Regione profondamente cambiata, con l’assorbimento delle funzioni prima trasferite alle province.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
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