
L'assessore regionale alla Sanità Luigi Marroni ha illustrato nel pomeriggio di oggi, martedì 7 aprile, il disegno di riforma sanitaria toscana al consiglio comunale di Empoli, convocato per l'occasione. Al centro soprattutto il passaggio della fusione delle Asl facendo di fatto scomparire l'azienda 11 di Empoli. In merito Marroni ha fornito garanzie comunque di margini di operatività e di rappresentatività dei territori.
"A settembre eravamo ottimisti sul fatto che si fosse a fine tunnel, anche per investire di nuovo in sanità - ha detto in apertura Marroni parlando di investimenti - poi a fine settembre sono arrivate le comunicazioni finanziarie che ci hanno riportato al punto di partenza, con un'insieme di riduzioni enormi dei budget regionali per 450 milioni di euro. O questo fatto si affrontava alla 'lesina', facendo tutto un po' meno, oppure con un grande disegno di riforma per superare la crisi economica. Per evitare che i tagli si riversassero sulla cittadinanza con meno servizi e vicinanza abbiamo deciso di riorganizzarci. La riforma ha avuto dibattiti e discussioni, cambiamenti in corso d'opera, per arrivare alla formulazione approvata da alcune settimane."
"In un mondo della sanità dove la tecnologia avanza - ha proseguito l'assessore - sicuramente la dimensione attuale delle Asl dimostra dei limiti strutturali in termini di pianificazione, definizione di percorsi, gestione di attività di supporto. Le dimensioni giuridiche aziendali diventano un limite per gli sviluppi maggiori. La legge regionale prevede l'unificazione delle quattro Asl di Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli in una sola, che convivrà vicino all'azienda di Careggi. Per unire questa anche con Careggi si sarebbe stato bisogno di un cambio di un paio di leggi nazionali, un emendamento non sarebbe bastato. Ci saranno organismi di pianificazione congiunta tra Careggi e la nuova Asl di area vasta. Serve una creazione di dipartimenti interaziendali, oltre ad altri meccanismi che verranno costruiti a livello di contorno dell'operazione".
"Per la creazione delle Asl di area vasta centinaia di persone verranno chiamate per declinare questo concetto. A settembre 2015 una nuova legge di almeno 200 pagine descriverà nei singoli dettagli quanto detto e verrà elaborato in questo periodo. - ha precisato poi Marroni - Le attuali Asl diventeranno delle divisioni territoriali per mantenere una unità e un bacino di riferimento, con un suo responsabile. Ci saranno invece delle divisioni specifiche: le ex Asl si occuperanno dell'assistenza, dell'ospedale e del territorio. I laboratori, il 118, l'amministrazione e l'anatomia patologica, per fare degli esempi, saranno invece dei nuclei a servizio della grande Asl. Il contatto con il cittadino sarà mantenuto grazie alla presenza di un direttore di divisione, un riferimento con il territorio ma senza che abbia l'autonomia del direttore generale attuale. La legge regionale ribadisce che si vuol valorizzare il ruolo della 'zona distretto'".
Poi ha parlato di governance ovvero del rapporto tra Comuni e Asl: "È ben chiaro - spiega - che rimangono con un ruolo importante le conferenze dei sindaci a livello di zona, dell'ex Asl, di Area Vasta e di livello regionale. Ora dobbiamo trovare delle formule operative affinché siano cogenti per le Asl le operazioni di indirizzo".
"Tutto questo - tira le fila Marroni - viene fatto per non fare i tagli ai servizi. Ci siamo riusciti già una volta e il sistema può farcela ancora a sopperire ai tagli che arrivano da fuori: è ancora in grado di rigenerarsi e riformarsi per mettersi in sicurezza per i prossimi 4-5 anni. Le economie di scala non sempre hanno fatto bene anche in Europa, ma dobbiamo prendere l'opportunità per ridisegnare i processi organizzativi e assistenziali, valorizzare l'efficienza. Non si accentra tutto a Firenze come qualcuno dice. Empoli è ok come risultati, quindi sarà più facile non toccare. Nel resto della Toscana non è sempre così: ci sono grandi differenze in positivo e in negativo. L'occasione che si prospetta è quella di rendere tutto più omogeneo. Non è detto che chiuderemo da una parte per portare da un'altra. Valuteremo qualità, risorse, organizzazione delle singole Asl e decideremo di conseguenza come intervenire in modo da non lasciare zone indietro rispetto ad altre. Bisogna andare oltre le personalità tramite un piano regolatore dei servizi territoriali, capire cosa serve ogni tot abitanti o ogni quanti chilometri, stabiliremo degli standard piuttosto che trattative tra un territorio, un direttore e la Regione".
Le conclusioni del suo lungo discorso: "Attiveremo gruppi di lavoro e di ascolto, dobbiamo fare in modo che ci sia una permeabilità di opinioni. Dobbiamo partire da infermieri, medici, oss, chi guida le ambulanze,anche se tutto ciò sarà molto complesso. faremo dei panel di ascolto con la cittadinanza per capire come viene recepito il servizio. Ci sarà concertazione con i Comuni e la conferenza dei sindaci. Le notizie di oggi sul Def ci dicono che forse non basterà nemmeno tutto questo. Allora o tendiamo a chiuderci e a pensare di lottare per qualcosa che non riusciremo a mantenere, oppure si fa un grosso disegno di riforma. La fusione è un mezzo per ottenere un fine, sarà difficile arrivare allo scopo ma abbiamo le persone e la parte politica per avere successo".
A margine della conferenza stampa nota su facebook di Dusca Bartoli, capogruppo di Fabricacomune: "La camera del lavoro e le confederazioni sindacali non sono invitate al consiglio aperto sulla sanitá. Maggioranza e presidente, nonostante la richiesta inoltrata per scritto il primo aprile e condivisa da tutti i capigruppo di opposizione non vedono il motivo per invitare chi rappresenta il punto di visita di lavoratori e pensionati che devono usare i servizi".
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