
Unire forze diverse, dalle mutue alla cooperazione sociale, dal terzo settore alle cooperative di medici e infermieri, per costruire nuovi modelli di welfare in Toscana, in grado di affiancare ed essere complementari al sistema pubblico, alle prese con continui tagli alla spesa. Per dare risposte ai cittadini toscani nel campo della diagnostica o della continuità assistenziale post-ospedaliera. Di questo si è parlato oggi nel corso di un convegno dal titolo “Quale futuro per il welfare toscano” promosso da Insieme Salute, la mutua che fa capo al sistema Legacoop Toscana, e a cui ha partecipato fra gli altri il vice presidente della Giunta Regionale, Stefania Saccardi.
“La Regione Toscana ha approvato una nuova legge, la 57 del 2014, sulle società di mutuo soccorso - spiega Domenico Andreola, presidente di Insieme Salute Toscana, la mutua nata 20 anni fa che raccoglie quasi 13.000 soci - confermando e rinnovando un importante ruolo che le mutue, nell'attuale situazione sociale e di finanza pubblica, possono svolgere a sostegno delle famiglie e dei loro bisogni primari, come quello alla salute. La nostra non è una mutua aziendale o di settore, ma una vera e propria 'mutua dei cittadini', perché tutti possono iscriversi e beneficiare dei nostri servizi”.
“La nostra proposta - ha precisato Antonio Chelli, vicepresidente di Insieme Salute Toscana - ha il preciso intento di porsi in maniera complementare al sistema pubblico. Vogliamo mettere le risorse del sistema mutualistico e cooperativo al servizio dei territori, per rispondere dove possibile ai bisogni del cittadino in campo sanitario e assistenziale, laddove il settore pubblico non è più in grado di intervenire, ma in maniera complementare ad esso”.
“Per far questo mettiamo in campo importanti sinergie sul territorio, coinvolgendo una serie di attori – spiega Eleonora Vanni, presidente Copas – assieme alle energie e competenze della cooperazione sociale, ci sono le cooperative di medici e infermieri, le forze del terzo settore e del volontariato. Pensiamo che il settore pubblico debba restare un servizio universale e collocarsi sempre di più ad alti livelli di specializzazione, concentrando le risorse disponibili in questo ambito e aprendo spazi per servizi e attività complementari”.
Un'urgenza, quella di definire nuovi modelli di welfare, dovuta anche alle caratteristiche della popolazione toscana, che mostra processi di invecchiamento accelerati.
La Toscana ha infatti una popolazione relativamente più anziana del resto d’Italia: è la regione più vecchia dopo la Liguria. L’età media è di 45 anni. La quota di persone in età lavorativa (15-64 anni) è pari al 65,9% contro una media italiana del 67,1% e al suo interno vi è un maggior peso delle persone in età 50-64 anni (31%) rispetto all’Italia (28%). L’indice di vecchiaia (peso degli ultra 65enni sui bambini di 0-14 anni) è uguale a 190% mentre la media nazionale è di 130%. Esiste poi una bassissima capacità di ricambio della nostra popolazione, la quota di bambini 0-14 in Toscana è tra le più basse d’Europa pari all’11,7% (Italia 14,4%) contro una media dei 25 paesi del 17,1%. Ovvero mancano quasi 200.000 bambini in Toscana per arrivare alla quota media europea.
Fonte: Insieme Salute (Legacoop)
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