
"Sono la mamma di una bambina che frequenta la Scuola Primaria Croce di Gora a Pistoia.
Dopo aver letto le notizie della negata Benedizione alla Scuola di Casalguidi ho deciso di informarmi su cosa accadesse nella Scuola frequentata dalla mia bambina, anche se ho sempre dato per scontato che il Parroco si recasse a benedire le classi.
Ebbene, invece, la situazione a Croce di Gora è la medesima della Scuola di Casalguidi. Dopo aver raccolto un breve ma cospicuo giro di commenti di altri genitori e aver incontrato larga maggioranza favorevole alla Benedizione (anche perché il 90% delle persone credeva proprio come me che la Benedizione venisse fatta) ho deciso di chiedere autorizzazione formale al Dirigente.
La risposta formale ancora non c’è, ma con un colloquio telefonico il Dirigente mi ha anticipato che sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, e che in ogni caso avrei dovuto sottoporre la richiesta al Consiglio di Istituto allungando tremendamente i tempi. Forse in questo modo la Pasqua sarebbe passata e con lei anche le notizie, le Benedizioni, l’attenzione sulla questione. Ma per quanto mi riguarda la Benedizione non ha scadenza e se l’iter da percorrere è quello indicato, se pur lungo, lo percorrerò, a titolo personale o, se vorranno, affiancata da altri genitori. Intanto però ho risposto per iscritto al Dirigente, cercando di spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a considerare fondamentale che la Benedizione avvenisse nelle nostre scuole. Ancora non so cosa ne pensi il Dirigente. Posso solo augurarmi che, mosso da buonsenso, da profondo rispetto della nostra tradizione e cultura, si badi bene, non solo religione, mosso dal volersi sentire e voler far sentire i suoi studenti parte integrante di quella storia, cultura, religione e tradizione che da sempre ci rappresentano, non demandi al Consiglio di Istituto, ma inviti, e non autorizzi, inviti il Parroco a benedire la nostra scuola, in nome di quel Rispetto che si deve a tutti e anche a noi stessi".
Questo il testo della lettera
Egregio Dirigente,
le scrivo questa riflessione a titolo personale in seguito alla nostra conversazione telefonica di questa mattina in merito all’opportunità di concedere il nulla osta alla Benedizione Pasquale a Scuola.
Lei mi ha chiesto perché volessi creare un problema dove non c’è e se secondo me la funzione della scuola fosse stata anche quella di trasmettere ai bambini questa nostra tradizione.
Ebbene le rispondo.
La mia intenzione non è quella di creare un problema, se mai di problema si possa parlare in merito ad una nostra fondamentale tradizione religiosa.
La mia intenzione, semmai, è quella di non creare problemi, non creare confusione e fare chiarezza su quelli che sono i nostri valori, la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.
Solo con la chiarezza e la conoscenza ferma delle proprie origini e radici potremo dare, a mio avviso, ai nostri figli le basi per confrontarsi un domani con le culture, le religioni, le tradizioni diverse dalla nostra con le quali il loro futuro è destinato ad incontrarsi.
Negando loro la possibilità di ricevere la Benedizione Pasquale nella collettività della loro classe si invitano implicitamente ad arretrare e a rinnegare le loro origini, si sminuiscono la nostra tradizione e la nostra religione di fronte alle altre.
I bambini devono imparare la diversità tra le religioni e le culture e non la superiorità o l’inferiorità di una rispetto all’altra.
Il rispetto passa attraverso la conoscenza della diversità; i concetti di superiorità e inferiorità generano subordinazione, prevaricazione, intolleranza e spesso violenza.
Negando la benedizione pasquale si afferma la superiorità delle altre religioni rispetto alla nostra.
Lo so, lo stato è laico e la scuola pure. Ma la scuola, oltre alla formazione nozionistica, dovrebbe contribuire alla maturazione dei nostri figli che saranno un domani chiamati a confrontarsi con i sempre più complessi aspetti della multiculturalità. Se non arriveranno al confronto solidi dei loro principi, solidi delle loro origini, solidi della loro cultura, solidi della loro storia, solidi della loro religione, aimhè, non potranno reggere il confronto e soccomberanno. Negando la Benedizione pasquale, piccola goccia in un mare di rinunce alle quali ci stiamo autocondannando, stiamo dando l’incipit e saremo responsabili della loro caduta.
E la loro caduta non sarà indolore. In casa propria si troveranno a dover cedere il passo a chi, forte delle proprie radici e tradizioni, non ha arretrato. E il dolore potrebbe provocare rabbia e rancore tali da minare la tanto agognata, adesso, integrazione.
E’ questo quello che Lei, Egregio Dirigente, vuole per i suoi giovani studenti, oggi, donne e uomini Italiani, Cattolici, Cristiani del domani?
Lettera firmata
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