Violenze, 76 casi in 'Codice Rosa' al pronto soccorso. In un caso è arrivata la denuncia

la conferenza stampa sul Codice Rosa dell'usl di Empoli

Sono 76 i casi registrati nel 2014 al Pronto Soccorso dell’Asl 11 di Empoli nell’ambito del progetto “Codice Rosa” contro i 60 del 2013. Da primo gennaio 2015 ad oggi sono, invece, 25. Attivato a maggio 2013, il "Codice Rosa" è un percorso di accesso al Pronto Soccorso riservato alle vittime di violenze: donne, ma anche bambini, anziani, immigrati, omosessuali.

L'obiettivo di questo progetto è far emergere il sommerso. I casi di maltrattamento consistono in lesioni e percosse, atti di bullismo e abusi sessuali su adulti, soprattutto donne, e minori. Un'altra fascia debole sono gli anziani non autosufficienti, che oltre a subire casi di maltrattamento, sono spesso vittime di mancanza di cure.

Nei casi di lesioni più lievi, se non c'è la denuncia alle forze dell'ordine, non c'è procedibilità d'ufficio. Su 76 casi di accesso al 'Codice Rosa', uno solo riguardante violenza sessuale ha portato alla denuncia di una persona da forze dell’ordine e non su querela di parte.

"A 76 casi di accesso al 'Codice Rosa' sono corrisposti 76 interventi delle forze dell'ordine. Le forze dell'ordine vengono sempre informate dal medico. Questo progetto permette di accorciare le distanze fra i cittadini e le istituzioni" spiega Francesco Zunino, dirigente del commissariato della compagnia di Empoli.

Il 2014 si è, dunque, chiuso con 76 casi, di cui 70 sono riconducibili a persone adulte e 6 a soggetti minori. Per quanto riguarda gli adulti, i casi di maltrattamento sono 66, i casi di abuso sono 4. Invece, tra i minori, i casi di maltrattamento sono 3, i casi di abuso sono 3. Si tratta di 50 persone prevalentemente di nazionalità italiana (46 adulti, 4 minori) e di 26 di nazionalità straniera (24 adulti, 2 minori). Mentre i casi, rientrati in codice rosa tramite i servizi sociali, sono stati in tutto 12 (sempre nel 2014).

Il Codice, a cui è dedicata una stanza apposita nel Pronto Soccorso, viene assegnato da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata e non appena scatta, entra in funzione una task force composta da personale sanitario (medici, infermieri, psicologi) e dalle forze dell'ordine, che si attivano subito per l'individuazione dell'autore della violenza.

Il “Codice Rosa” non è un nuovo centro di riferimento né una nuova struttura aziendale, ma una modalità lavorativa di “squadra” che motiva e sviluppa la possibilità sia di accogliere, riconoscere e curare, sia di “ascolto” attento di coloro che arrivano al Pronto Soccorso, mettendo in “rete” quello che già esiste, raccordando e potenziando l'azione dei diversi soggetti istituzionali, e migliorando i percorsi e la presa in carico territoriale.

In questo contesto, la formazione continua è un elemento indispensabile per sensibilizzare il personale socio-sanitario, forze dell’ordine, privato sociale, amministratori, a promuovere azioni di prevenzione di comportamenti maltrattanti, riconoscere il fenomeno della violenza e sapersi relazionare, rilevare i segnali diretti e indiretti di violenza, curare e attivare il percorso integrato di accoglienza e di uscita dalla violenza.

Nel 2013 sono stati attivati otto corsi formativi per 282 operatori formati. Negli anni 2014-2015 è stata prevista la formazione di altri 514 operatori tramite dieci apposite iniziative.

Merita ricordare che per contrastare la violenza di genere (su cui è incentrato il progetto “Codice Rosa”) il primo agosto 2011 tra Società della Salute di Empoli, Società della Salute Valdarno Inferiore e Asl 11 è stato siglato un protocollo di intesa per la costituzione di un tavolo interistituzionale congiunto e di un tavolo tecnico operativo al fine di mettere in rete in maniera integrata tutte le risorse territoriali esistenti messe a disposizione dai soggetti non solo pubblici, ma anche del privato sociale, impegnati quotidianamente in azioni di contrasto alla violenza ai danni dei più deboli.

Il progetto

Il progetto "Codice Rosa" nasce nell'Azienda Usl 9 di Grosseto il 1 gennaio del 2010, nel 2012 diviene progetto regionale con l'avvio della sperimentazione nelle Aziende Usl di Arezzo, Lucca, Prato e Viareggio. Viene firmato un protocollo d'intesa tra la Regione e la Procura Generale della Repubblica di Firenze.

La bozza del piano socio-sanitario della Regione Toscana lo indica tra i progetti regionali prevedendo la sua diffusione entro il 2014 in tutti i PS delle Aziende sanitarie toscane, per assicurare accoglienza, cura e assistenza alla popolazione su tutto il territorio regionale.
Nel 2013 con la DGRT n. 339 è stato esteso a 5 nuove Aziende (Empoli, Pisa, Livorno, Careggi e Meyer). Il Codice Rosa si occupa di tutte le vittime di violenza sessuale e domestica appartenenti alla categoria denominata fascia debole. Il termine “fasce deboli” è utilizzato dai Magistrati per indicare i reati commessi su soggetti che a causa della loro situazione di debolezza, più facilmente possono diventare vittime di violenze. I reati di cui si occupano riguardano: abusi sessuali minorili, violenze sessuali, traffico pedopornografico, maltrattamenti in famiglia, contro i minori e disabili, truffe e furti ai danni di anziani.

Il vero cuore del progetto è la realizzazione di una rete Task Force interistituzionale rappresentata da soggetti diversi: Asl, forze dell’ordine, magistratura, politica, terzo settore, pubblica amministrazione in grado di intervenire con professionalità e tempestività per l’effettuazione di interventi di specifico interesse sanitario, regolati da protocolli comuni e condivisi e garantire la continuità assistenziale con le strutture territoriali aziendali e le associazioni del privato sociale che operano a livello territoriale, per potenziare il collegamento con le azioni sul territorio per assicurare tutela e sostegno alle vittime di violenza successivamente alla presa in carico del Pronto Soccorso.
Il progetto “Codice Rosa”, nel primo anno di attività, ha permesso di far emergere oltre 1455 casi di maltrattamenti e abusi, stando ai dati forniti dalle Aziende Usl di Lucca (250), Prato (338), Arezzo (241), Grosseto (466), Viareggio (160).

Claudia Nieddu

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