Cave: il dibattito in aula sulla nuova normativa

foto d'archivio

“Chiarezza, semplificazione, riqualificazione ambientale e promozione delle filiere produttive locali”. Questi i punti qualificanti della nuova normativa sulle cave secondo il presidente della commissione Sviluppo economico, Rosanna Pugnalini (Pd). La “riforma” come l’ha definita Pugnalini nel corso del suo intervento in Aula, “è tra le più importanti che portiamo a compimento” e “cerca un punto avanzato di equilibrio nella pianificazione del settore”. “Si procede – ha detto la presidente illustrando l’atto – ad una nuova panificazione regionale mediante un solo Piano Cave, inteso sia come strumento di programmazione del settore, che come preciso riferimento normativo”. L’obiettivo è quello di “stabilire regole chiare” per il “corretto uso delle risorse minerarie”, per “assicurare una coerenza sotto il profilo della tutela del territorio e dell’ambiente”, oltre che “garantire uguali opportunità per le imprese del settore”. Pugnalini ha inoltre osservato come la proposta si “sviluppa sulla scorta di autorevoli pareri” che “si esprimono nel riconoscimento della natura pubblica dei beni estimati” e quindi “è confermato il regime della concessione pubblica per il loro uso, prevedendo una transitorietà nell’applicazione delle procedure di evidenza pubblica”.

La “positiva conclusione dei lavori – ha detto la presidente – è il frutto di un lungo, attento e approfondito lavoro di analisi e confronto su una tematica di grande importanza e di non facile approccio”. “Si tratta di un tema complesso che riguarda tutta la Toscana. La legge è un esempio di buon governo”.

“Questa è una ulteriore tegola addosso ad un settore che, dati Irpet alla mano, dimostra più capacità di esportazione di qualsiasi altro settore”. Lo ha dichiarato Nicola Nascosti (FI) che avrebbe preferito una discussione sulla nuova normativa in materia di cave insieme a quella sul Piano del Paesaggio. “Questa legge si configura come un esproprio proletario” ha detto sottolineando come “presenti evidenti profili di incostituzionalità” e “significativi aspetti ideologici che richiamano alla mente le politiche sovietiche degli anni ‘30”. “Temo – ha concluso - che ci sarà un’esplosione di ricorsi che intaseranno gli uffici legali della Regione, vista la pubblicizzazione dei beni estimati, derivanti dall’editto emanato nel 1751 dalla duchessa Maria Teresa, senza nessun tipo di indennizzo”.

Di legge “Sbagliata” che “rischia di trasformare la coltivazione delle cave in una grande partecipata pubblica al di fuori di qualsiasi termine consentito dalle leggi” ha parlato Marco Taradash (Ncd). “In fatto di esproprio – ha osservato - esistono normative precise. La facoltà da parte dello Stato è prevista dalla Costituzione solo per fini di pubblica utilità e non è questo il caso”. Secondo Taradash si “aprirà una fase di contenzioso molto dura, che rallenterà o impedirà gli investimenti nel settore con danni ingenti”. “La parte ambientale verrà discussa con il piano paesaggistico, ma questa è una legge che attua una forzatura e quindi aggrava e moltiplica i problemi che si proponeva di risolvere”.

“Questa legge è un dramma. Uno scaricabarile del Comune di Massa e Carrara nei confronti della Regione. Non è accettabile”. Così Marina Staccioli (FdI) che nel corso del dibattito ha illustrato alcuni emendamenti presentati. “La legge è poco utile perché prevede un 50 per cento di materiale lavorato in loco, ma non i relativi controlli sul rispetto della filiera corta”. Staccioli ha inoltre stigmatizzato il fatto di “aver voluto legiferare su un editto del 1751”. “È un testo che rischia di portare con sé, come principale conseguenza, una serie di contenziosi milionari da parte dei cavatori toscani”.

Di “rischio contenziosi” ha parlato anche Giuseppe Del Carlo (Udc). “La proposta introduce elementi sbagliati” ha detto riferendosi al nodo dei beni estimati. “Se fanno parte del demanio, non occorre specificare che il Comune può gestire le cave attraverso società in house”.  “L’escavazione e la lavorazione del marmo – ha concluso - costituiscono il perno fondamentale dell’economia di una parte importante della Toscana”.

Proposta di legge 356 “Norme in materia di cave”

La norma introduce la pianificazione regionale del settore, che sarà esplicitata attraverso il Piano regionale delle cave, che a sua volta stimerà il fabbisogno e gli obiettivi di produzione sostenibili. La proposta di legge, inoltre, recepisce i principi delle normative europee in tema di concorrenza.

Il testo di legge norma anche il Distretto Apuo-versiliese stabilendo l’equiparazione agli agri marmiferi dei cosiddetti “beni estimati”, cioè quei siti che in provincia di Massa Carrara furono concessi a privati dall’editto della Duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751. Con una scansione temporale definita sulla base delle scadenze delle concessioni e autorizzazioni in essere o sulla base dell’entrata in vigore della legge laddove le concessione e autorizzazioni non prevedano scadenze, stabilisce che il rinnovo delle concessioni avvenga attraverso un procedimento di evidenza pubblica. Sempre relativamente al Distretto Apuo-versiliese si introducono premialità che prevedono l’allungamento dei tempi della concessione in presenza di attività legate al concetto di filiera produttiva corta e appositi accordi di programma. Infine, viene istituito un Ufficio regionale di supporto e controllo.

“Il nostro non è stato un lavoro di ritocco delle norme esistenti, ma un intervento profondo che coniuga lavoro e tutela del paesaggio”. Lo ha detto Vanessa Boretti (Pd) intervenendo nel dibattito sulle nuove legge che norme il settore delle cave. “La legge, ha aggiunto, non effettua nessun esproprio ma avrà ricadute economiche e sociali positive sul territorio”. Boretti ha giudicato positivo l’inserimento della clausola valutativa “per monitorare l’applicazione della legge e della sua efficacia” e la previsione della filiera corta.

Per Paolo Marini (Rc-Ci) “la legge interviene su una materia complicata e controversa” ma ha aggiunto di non essere spaventato dall’ipotesi dei ricorsi legali “perché le leggi si applicano e si rispettano e questa risolve una frattura che si è aperta tra la città di Carrara e gli imprenditori”. Nella legge, ha aggiunto, “si è raggiunto un equilibrio positivo che sarà in grado di dare risposte positive per le ricadute occupazionali e per la tutela dell’ambiente. E inoltre, con le premialità, dà 25 anni di tempo agli imprenditori per recuperare gli investimenti fatti”.

Loris Rossetti (Pd) ha parlato di legge “liberale e liberista” e circa la questione dei “beni estimati” ha affermato che la norma regionale “rende di nuovo pubblico ciò che pubblico era già”. Infine, ha giudicato positivamente l’introduzione della filiera corta “perché risponde a un’esigenza posta dalle comunità, cioè che il materiale estratto in cava sia lavorato in loco”.

Secondo Pieraldo Ciucchi (Misto), gli interventi di Marini e Rossetti ha dato “una visione articolata e corretta della realtà di Carrara, di cui la Regione, ormai anni fa, si occupò per dire che su 1 milione di tonnellate di materiale estratto ben 400 mila finivano per essere commercializzati in nero”. La Regione, ha aggiunto, “ha scelto giustamente di accompagnare l’azione dei Comuni nel settore e soprattutto ha scelto giustamente di puntare sulla filiera corta, che è l’unica ricetta per evitare il fenomeno del nero”.

Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia) ha parlato di “provvedimento discriminatorio che provocherà danni erariali” e dell’azione del governo regionale ha detto “Dove c’è attività produttiva che funziona, la Regione picchia duro”. Rispetto alla filiera corta Marcheschi ha chiesto: “E’ una scelta positiva, ma perché non se ne parla anche per le altre realtà toscane?”.

Paolo Bambagioni (Pd) ha definito il problema della cave di Carrara “complesso, ma la Regione doveva affrontare un dato oggettivo, e cioè il progressivo impoverimento del territorio, perché l’attività non può ridursi solo all’estrazione dei blocchi e alla loro commercializzazione”. E ha aggiunto: “Occorrevano regole e la Regione ha fatto la scelta di contrastare lo scempio del territorio e di incentivare le ricadute economiche e sociali sulla comunità”.

 In dichiarazione di voto il consigliere Giovanni Donzelli (capogruppo Fratelli d’Italia) ha annunciato la non partecipazione al voto da parte del proprio gruppo, “per non rendersi responsabili di una legge sbagliata che finisce per scontentare tutti”.

Giannarelli (M5s), in legge Toscana tante ombre
"La legge sulle cave della Giunta Rossi e il piano del paesaggio mostrano luci e ombre. Ombre sul fatto che si incentiva ad aprire le cave ormai dismesse. Il territorio delle Apuane ha già subito fin troppo l'escavazione selvaggia". Lo ha detto il candidato a presidente della Toscana del Movimento 5 Stelle Giacomo Giannarelli, intervenendo oggi a margine della seduta del Consiglio regionale dove è in discussione la legge sulle cave apuane. "Vorremmo dire un no netto - ha aggiunto - alla riapertura delle cave dismesse e a quelle in prossimità delle sorgenti d'acqua". Per Giannarelli "continuiamo a chiedere al Consiglio Regionale di attendere il risultato elettorale per legiferare su tali materie delicate, perché la maggioranza che sostiene alcuni di questi atti è differente da quella legittimata dalle elezioni del 2010 e presente oggi tra i toscani".

Gli interventi del presidente Rossi e dell’assessore Ceccarelli

“L’obiettivo centrale della legge è quello di conciliare lavoro, ambiente e paesaggio e anche se le leggi si prestano sempre ai ricorsi, la normativa ci dà la competenza per legiferare sul settore e correttamente lo abbiamo fatto”. Lo ha dichiarato il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, intervenendo a conclusione del dibattito sulla proposta di legge che detta norme in materia di cave. Rossi ha definito la quantificazione economica delle concessioni e del contributo regionale “una perequazione necessaria che si tradurrà in benessere e servizi per il territorio”. L’inserimento del distretto Apuo-versiliese nella legge, ha spiegato ancora, “mette insieme e tratta tutte allo stesso modo le cave esistenti dentro e fuori dai confini del parco delle Apuane”. Secondo Rossi, la norma “spinge tutti verso comportamenti più virtuosi e la filiera corta, che speriamo si realizzi al più presto, va in questa direzione”. Poi, definendo il marmo della Apuane “un elemento di qualità di questa regione”, ha chiesto al Consiglio regionale di “sfidare gli imprenditori del settore a fare cose analoghe a quelle fatte nella zona del cuoio, così da arricchire davvero tutto il territorio”.

“Qualcuno ha parlato di legge cialtrona e superficiale, in realtà si tratta di una legge equilibrata e coraggiosa che porta a soluzione la questione dei beni estimati”, ha affermato l’assessore ai Trasporti e infrastrutture, Vincenzo Ceccarelli, chiudendo gli interventi in aula. E ha aggiunto che “chi farà ricorso, ci aiuterà a fare completa chiarezza, una volta per tutte, su questa partita”. L’obiettivo di questa scelta, ha dichiarato, “era chiaro da subito, ricondurre lo sfruttamento di un bene pubblico alla certezza del diritto”. Ceccarelli ha poi aggiunto che “questa è una legge che premia il lavoro e che incentiva la filiera corta all’interno del distretto e non, come qualcuno afferma, all’interno della singola azienda”. “Voglio precisare”, ha concluso, “che la legge non riguarda solo Carrara, come parrebbe dal dibattito, ma tutta la Toscana e riposta la pianificazione del settore e i controlli nelle mani della Regione”.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa

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