Sanità, Marroni: "La riforma è una garanzia per il futuro in regione". Le reazioni

Si scrive sistema sanitario toscano e si legge “sanità per tutti, di qualità, pubblica, attenta al cittadino, alla prevenzione, alla innovazione, ricerca e formazione, alle persone che ci lavorano, alla sua sostenibilità”. Così ha esordito l’assessore alla SaluteLuigi Marroni, presentando in Aula una comunicazione sulla proposta di riordino del Servizio sanitario regionale.

Quale futuro per la sanità toscana? Per rispondere a questa domanda, l’assessore è partito dagli ultimi tre anni, in particolare dalla crisi economico-finanziaria del 2011 – che il governatore Enrico Rossi definì “uno tsunami” – con conseguente riduzione dei fondi disponibili per la salute di circa 1300 milioni di euro, cui la Toscana ha risposto mettendo in campo azioni che hanno portato a “ottimi risultati”. In sintesi: “pareggio di bilancio, dal sesto al primo posto nel punteggio Lea, in posizione di eccellenza nel piano nazionale esiti che misura i livelli di qualità delle cure, accordo di rilievo nazionale con i medici di famiglia, potenziamento della rete territoriale, approvazione dei Patti territoriali con al centro i piccoli ospedali”.

Se fino ad ora la Toscana ha dimostrato che è possibile farcela, perché la riforma? Una crisi ampia e profonda spinge ad accelerare la riflessione su come costruire il futuro dell’assistenza sanitaria nel nostro Paese, prendere decisioni, operare delle scelte per concorrere a una sanità pubblica sostenibile ed equa, capace di tener conto dei cambiamenti demografici, socioeconomici, epidemiologici e tecnologici in atto: “l’innovazione tecnologica sarà la vera sfida della sanità” ha affermato l’assessore.

Venendo al punto cruciale: “I costi dei servizi offerti ai cittadini toscani e il loro livello di qualità non sono compatibili con la manovra prevista dal disegno di Legge di Stabilità 2015 e dai successivi accordi – ha spiegato Marroni - questa manovra nazionale per la Toscana significa complessivamente circa 441 milioni di risorse in meno; per la Sanità, in particolare, la manovra vale 210 milioni che diventano circa 250 milioni tenuto conto che dovrà coprire ulteriori costi crescenti, ad esempio per farmaci anti epatite, stimati in circa 40 milioni, per il 2015”. Non solo: “occorre tener conto della naturale lievitazione dei costi, stimata in 100 milioni di euro, quindi dobbiamo confrontarci con una contrazione reale da circa 350 milioni di euro”.

Quali allora le iniziative possibili? Secondo l’assessore – nonostante i margini di ulteriore efficienza e di lotta agli sprechi anche nel Sistema sanitario toscano – la riduzione dei costi ottenuta tramite le modalità tipiche della spending review non risponde alle necessità del sistema, proporre di recuperare le risorse necessarie, ridisegnando e ristrutturando l’offerta ospedaliera, con la chiusura dei piccoli ospedali, non è certamente la strada da percorrere. Alla Toscana il compito di attuare una vera e propria rivoluzione della qualità delle cure, secondo un coerente ridisegno territoriale della disponibilità delle competenze e tecnologie necessarie, partendo da una seria riflessione sulle singole aziende sanitarie locali, che hanno sempre più difficoltà ad assicurare l’universo dei bisogni specialistici dei propri cittadini, e quindi la necessità di una programmazione per territori più ampi, ovvero una programmazione per Area vasta. “La dimensione di Area vasta è il naturale bacino di fruizione dei servizi – ha spiegato – solo il 5-6 per cento della popolazione toscana si rivolge ad altre Aree vaste diverse da quella del territorio di residenza o ad altre Regioni”. E visto che l’attuale legislazione nazionale (D.P.R 517) non ci consente di procedere nella direzione dell’unitarietà funzionale che l’integrazione tra Azienda ospedaliero-universitaria e le Aziende sanitarie locali dell’Area vasta avrebbe promosso, ha continuato: “l’idea è quella di perseguire un’unitarietà funzionale del sistema sanitario di area vasta, capace di raggiungere gli stessi obiettivi mediante una programmazione unitaria della Azienda ospedaliero-universitaria e/con l’unica Azienda sanitaria locale di Area vasta, risultante dalla fusione delle preesistenti aziende sanitarie locali”.

“Elemento di equilibrio e garante dell’unitarietà funzionale il nuovo soggetto introdotto dalla proposta di legge: il Direttore della programmazione di Area Vasta, che svolge il suo mandato anche con il supporto, essenziale, dei Dipartimenti interaziendali per la programmazione, luoghi e strumenti innovativi dove i professionisti elaborano proposte in merito all’organizzazione e distribuzione dei servizi, in termini di qualità e dimensionali, al fine di una loro appropriata, adeguata ed equa articolazione per la salute dei cittadini”. La nuova organizzazione trova un suo naturale equilibrio nella rinnovata importanza della conferenza dei sindaci ai vari livelli e nell’importanza attribuita al ruolo della governance istituzionale nel suo complesso.

E dopo aver ricordato che la proposta di legge di riordino ha goduto di un’ampia e partecipata fase di ascolto, ringraziato il presidente e tutti i membri della commissione Sanità e politiche sociali per il lavoro svolto e gli emendamenti in corso di elaborazione, Marroni ha sottolineato che “questo è solo l’inizio, tre sono i passi fondamentali per la riforma: approvazione della proposta di legge 396; percorso di partecipazione e concertazione; legge di riordino complessivo”, un processo che non potrà non avvalersi del personale e non coinvolgere i cittadini e le associazioni. Questa nuova organizzazione è compatibile, assicurando pari qualità, con una dotazione di personale diminuita, rispetto alla attuale, dando da un lato la “possibilità di andare in pensione con piena soddisfazione”, dall’altro varando “una nuova gestione delle risorse umane con lo scopo di incrementare le opportunità di crescita professionale”. “A seguito di questo processo contiamo di ridurre il costo del personale, pari oggi a circa 2,5 miliardi di euro – ha affermato – di circa 100 milioni in due anni”.

“Questa riforma rappresenta una garanzia per il futuro del nostro servizio sanitario” ha concluso Luigi Marroni.

Marroni sulla riforma: "Una garanzia per il futuro del nostro servizio sanitario"

Questa riforma rappresenta una garanzia per il futuro del nostro servizio sanitario e una grande opportunità per una sanità che sia di tutti, di qualità, pubblica e attenta al cittadino, alla prevenzione, alla innovazione e alle persone che ci lavorano". Queste le conclusioni dell'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, che oggi pomeriggio in Consiglio regionale ha tenuto una comunicazione sulla proposta di riordino del Servizio sanitario regionale.

I principi ispiratori della riforma

Prima di tutto Marroni ha riepilogato i principi fondamentali che ispirano la riforma: una sanità per tutti, di qualità, pubblica, attenta al cittadino, alla prevenzione, all'innovazione, ricerca e formazione, alle persone che ci lavorano, alla sua sostenibilità.

Gli ultimi tre anni

L'assessore ha ripercorso gli ultimi anni, ricordando la profonda riorganizzazione già affrontata dalla nostra sanità, riorganizzazione che ha consentito di superare la grande crisi economico-finanziaria che si è abbattuta sulla sanità italiana e toscana dal 2011: quella che dal presidente Rossi era stata definita "uno tsunami". Una riduzione di circa 1.300 milioni di euro in 3 anni. Nonostante questo - ha sottolineato Marroni - la sanità toscana ha raggiunto il pareggio di bilancio, si è piazzata ai primi posti in tutte le classifiche nazionali (Lea, Sdo, Programma nazionale esiti), si è aggiudciata finanziamenti nazionali per 77 milioni per progetti clinici e di ricerca (148 in tre anni).

Perché la riforma?

"Fino ad oggi abbiamo dimostrato che è possibile farcela - ha detto l'assessore - Perché allora la riforma? Perché tra tagli imposti a livello nazionale e costi emergenti (innovazione tecnologica, farmaci come quello per l'epatite, il cui costo è stimato in circa 40 milioni per il 2015), di fatto dobbiamo confrontarci con una contrazione reale di circa 350 milioni di euro. Questo stato di cose è strutturale e non contingente e rimarrà tale negli anni a venire".

Ecco allora il perché della riforma: "Vogliamo evitare un progressivo impoverimento del sistema e dei terriotri a cominciare da quelli più isolati e dagli ospedali piccoli, vogliamo evitare una politica della "lesina" di ottocentesca memoria, o addirittura di tagli indiscriminati e vogliamo invece affrontare la situazione in maniera strutturale. Il sistema, così come lo conosciamo, può farcela. Proprio per questo si propone questa riforma".

Le soluzioni

A questo punto l'assessore ha toccato gli aspetti salienti della riforma, peraltro già illustrati in sede di Commissone sanità. Le dimensioni delle nuove aziende saranno quelle di Area vasta, con una programmazione unitaria dell'azienda ospedaliero-universitaria con l'unica azienda sanitaria locale di Area vasta. Il direttore della programmazione di Area vasta avrà il supporto essenziale dei Dipartimenti interaziendali per la programmazione.

La proposta di legge di riordino - ha sottolineato ancora l'assessore - ha goduto di un'ampia e partecipata fase di ascolto e confronto, e continueranno ad essere coinvolti i professionisti, i cittadini, le associazioni. Quanto al personale, Marroni ha detto che "a seguito di questo processo contiamo di ridurre il costo del personale, pari oggi a circa 2,5 miliardi di euro, di circa 100 milioni in due anni"

Mugnai (Fi): "La vostra riforma è un refuso della politica. I fatti vi smentiscono"

«La vostra proposta di legge di riforma del sistema sanitario regionale è un refuso della politica, dove si asseriscono verità smentite dalla realtà quotidiana e si fanno passare per tagli allagovernance semplici cambi di etichette e di profili contrattuali. Per poi alla fine fare che? Ridurre il personale sanitario e sforbiciare ancora servizi già oggi ridotti all’osso». Ecco uno dei passaggi chiave dell’intervento con cui il Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (FI) ha ribattuto alla comunicazione appena esposta in aula dall’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni in luogo del previsto presidente Enrico Rossi.

 Critico, Mugnai, lo è sempre stato. Oggi, è partito dal metodo: «Abbiamo appreso di questa comunicazione leggendo l’ordine del giorno della seduta, e prendiamo atto che doveva essere esposta da Rossi e invece ecco qui Marroni. Ok, cogliamo l’aspetto positivo con l’occasione di confronto, sempre opportuno, che questo momento rappresenta come momento di verità. E voi ne dite, di cose che sostenete essere verità. Ma io, tra le tante che ho sentito enunciare da Marroni, non so quante in realtà lo siano. Secondo voi non era vero quando il governo tolse la Toscana dalla rosa della cinque benchmark, cosa che è, ma oggi vi risulta vero che si certifica che la Regione Toscana in ambito sanitario sia la migliore in assoluto. Beh, permettetemi di avere qualche dubbio, anche solo per scaramanzia data la materia delicata. Voglio dire: al di là di chi fa le classifiche, poi c’è la verità dei cittadini che, come un termometro vivente, misurano quotidianamente la gradazione di qualità della sanità toscana. E loro ci dicono che qui non siamo affatto nel Bengodi come voi dite: le criticità ci sono eccome, basti pensare alle liste d’attesa. E voi che fate? Create un Cup di secondo livello con una vostra agendina personale? Ma via… e quanto accaduto con l’influenza? Tutti gli anni i pronto soccorso toscani si intasano di cittadini costretti a attese di ore sulle lettighe: non pensate – ha incalzato il Vicepresidente della Commissione sanità – che questi problemi dipendano dalla mancanza di posti letto nei reparti? Dopo anni che voi stressate il sistema con predicozzi sull’appropriatezza, mancano i posti letto; e i pronto soccorso si intasano».

Dall’organizzazione dei servizi, Mugnai è passato a esaminare il fronte del riassetto della governance: «Voi parlate di una riforma epocale della sanità. Io sono dell’avviso che prima di chiedere sacrifici ai cittadini si dovrebbe metter mano al taglio di apparati e burocrazie, dunque di poltrone. Ma qui… che si taglia? I direttori generali cambiano nome ma restano pari pari. Poi c’è la nuova figura del coordinatore d’area vasta che avrà il compito di ‘creare l’amalgama’. Si mandano via i direttori amministrativo e sanitario? In apparenza, perché la legge prevede che i direttori generali possono dotarsi di staff e dunque rieccoli rientrare dalla finestra. Insomma, i tagli alle poltrone stentano a fare massa critica. Ammettete che il grosso del risparmio deriverà dal taglio dei dipendenti che voi definite esuberi. Io vi dico una verità che sta agli atti: in questi mesi dove tutti in Toscana stanno parlando di questi temi, i direttori generali e i commissari sono scatenati nel dare incarichi senza concorso, in regime di 15septies, per dare qualche premio a chi in questi anni ha lavorato per la causa: Grosseto, Lucca, Firenze, a Prato si è dato un incarico di formatore sul tema del’anticorruzione ad una persona condannata dalla Corte dei Conti… sono cose segnalate dai revisori alla corte dei conti direttamente, non cose che sosteniamo noi per picca eh. Per di più, aziende che hanno vita fino a fine 2015, danno incarichi fino al 2018. Questi sono gli sprechi. Anche perché sovente si mandano i professionisti in pensione, come vi accingete a fare, e poi si riassumono con incarico nominale, ai sensi dell’articolo 15septies del D.Lgs. 502/1992, come spero non vi accingiate a fare ma la consuetudine parla chiaro. Il sistema sanitario deve servire a dare risposte sanitarie ai cittadini, non risposte politiche e quindi spesso clientelari a qualcuno».

«Vi riempite la bocca della parola territorio: ma sul territorio non c’è niente. Il territorio, negli anni, non è stato attrezzato. Si aprono case della salute e dentro, ad oggi, non ci si fa nemmeno una diagnostica primaria. E poi si punta l’indice sul povero cittadino che va al pronto soccorso: ma dove deve andare? Al cup la prenotazione non gliela prendono, nelle case della salute non si fa nulla… Dove deve andare?»

«Ora voi farete passare le elezioni e poi taglierete posti letto e servizi. Vi ricordo che noi coi posti letto siamo già sotto la soglia fissata dal decreto Balduzzi, e i piccoli ospedali, che voi dite “non li chiudiamo” con tanto di punti esclamativi, li avete di fatto già chiusi sottraendogli competenze. Sfogliate i quotidiani di cronaca locale: non passa giorno senza manciate di segnalazioni sui disservizi in sanità. Non sarà mica solo la minoranza, evidentemente, eh? Il punto è che la sfida lanciata in tv da Rossi, per altro inizialmente fuori normativa come noi dicevamo, ormai è una sfida persa. Persa. In questi cinque anni – ha ricordato Mugnai – in commissione sanità abbiamo visto una quantità di atti: non ho memoria di nessuna proposta di legge che abbia ottenuto tanto dissenso da parte degli operatori, degli uffici giuridici del consiglio regionale, dei sindaci… questa è una legge mal fatta. Un refuso della politica»


FdI: “Tagliano medici e infermieri ma mantengono sprechi immobiliari e dirigenti raccomandati”

“La chiamano una razionalizzazione dei costi, ma in realtà è ben altro: tagliando 2500 tra medici e infermieri in tutta la Toscana, la giunta Rossi va a incidere la carne viva del sistema sanitario, mantenendo però sprechi immobiliari e dirigenti raccomandati”. E’ con queste parole che il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia e candidato governatore Giovanni Donzelli ha commentato la riforma della sanità presentata dall’assessore Luigi Marroni e dal presidente Enrico Rossi: “Siamo sempre stati a favore di un taglio agli sprechi – continua Donzelli – ma qui si parla d’altro: si tagliano tra le 2000 e le 2500 unità tra medici e infermieri. Già adesso negli ospedali manca personale, questi sono irresponsabili. Non è solo un problema di conservazione dei posti di lavoro per il personale che verrà tagliato, ma di garantire i servizi per i cittadini. Bastava non fare i buchi nei bilanci delle Asl a partire da Massa e Siena e non sprecare centinaia di milioni con gestione folle degli immobili per non dover tagliare medici e infermieri”.

Sgherri (PRC in Regione): si dice riordino ma si chiamano tagli e privatizzazioni dal tandem Renzi Rossi.

Comunicazione della Giunta su riordino della sanità toscana. Un informativa dai contenuti e toni meramente elettoralistici, che non affronta le problematiche vere e dipinge un quadro lontano dalla realtà. Quindi comunicazione negativa e un occasione persa. Nella sostanza si fa finta di riorganizzare per in realtà tagliare servizi e prestazioni sanitarie. Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Il presidente Rossi  - prosegue Sgherri - subisce i tagli lineari del “governo amico” Renzi e si adegua senza fiatare, proponendoci meno servizi, meno diritti e lavoro sempre più povero e dequalificato. Fra i “pezzi forti” i 1500 esuberi da cui si ricaveranno i 250 milioni mancanti alla sanità regionale: questo porterà a una pesantissima riduzione di servizi,  scaricandone il costo sui cittadini che già attualmente pagano di tasca propria più del 30% del costo della sanità. Insomma la linea di andare (e far andare) verso il privato sociale o privato tout court sta facendo il suo corso, mettendo sempre più in soffitta la sanità pubblica e per tutti. Privato per chi può, per gli altri il nulla: già oggi l’11 % dei toscani rinunciano alle prestazioni sanitarie. Nella comunicazione di oggi in aula alcune chicche: dichiarare la difesa dei piccoli ospedali, se non fosse che nel frattempo sono stati trasformati in poliambulatori (dove non smantellati) o poco più, ignorando tutte le proteste dei territori: si va via via creando una divaricazione fra una Toscana dove le strutture saranno accentrate e il resto marginalizzato. Altro leitmotiv, oramai un vero e proprio mantra, i primi posti in classifica della sanità toscana, che però non tengono conto assolutamente del lungo calvario delle liste di attesa che i cittadini toscani devono subire, là dove non possono permettersi di rivolgersi al privato per avere le prestazioni necessarie. O della mancanza della sanità territoriale. Un operazione lucida di Rossi, come quella nazionale di Renzi: “riformisti” tutte e due ma entrambi di destra.

Gli interventi di Stefano Mugnai (Fi), Monica Sgherri (Rc/Ci), Marco Carraresi (Udc), Mauro Romanelli (Gruppo Misto), Maria Luisa Chincarini (Gruppo Misto), Gian Luca Lazzeri (+Tosc)

“Questa Riforma è un refuso della politica. Si affermano verità smentite nella quotidianità”. Così Stefano Mugnai (Fi), vicepresidente della commissione Sanità in Consiglio regionale, nel corso del dibattito che ha seguito la comunicazione dell’assessoreLuigi Marroni sul riordino del sistema sanitario toscano. Secondo Mugnai, parallele alle “verità” contenute nella comunicazione esistono “quelle dei cittadini” che “come un termometro, misurano quotidianamente la qualità della sanità regionale”. “E sono proprio loro – ha continuato il vicepresidente – a dirci che le criticità ci sono eccome. Le liste di attesa, per esempio, cui si risponde creando un Cup di secondo livello”.

“L’intasamento dei pronto soccorso” è dovuto alla “mancanza di posti letto nei reparti”. “Sono anni che stressate il sistema con temi quali l’appropriatezza” e anche sulla governance Mugnai ha osservato che la riforma definita “epocale” chiede “sacrifici ai cittadini, mentre si dovrebbe metter mano al taglio di apparati e burocrazie. Le riduzioni annunciate stentano a fare massa critica, sarebbe meglio ammettere che il grosso del risparmio deriverà dal taglio dei dipendenti che voi definite esuberi” ha continuato. “In questi cinque anni di commissione abbiamo visto una grande quantità di atti. Non ho memoria di nessuna proposta di legge che abbia ottenuto tanto dissenso da parte di operatori, sindaci e uffici giuridici del Consiglio. La sfida lanciata dal governatore Rossi è ormai una sfida persa”.

“Questa comunicazione ha il sapore di un’anticipazione di comizi elettorali. Una serie di buoni propositi e nessun appunto vero”. CosìMonica Sgherri (Rc/Ci) che ha parlato di un sistema in cui “non è vero che va tutto bene. Da un paio di anni ormai stiamo vivendo una nuova sanità dove si cedono pezzi consistenti al Terzo Settore e al privato”. È dunque una “profonda delusione” per Sgherri la riforma annunciata in cui, tra l’altro, “non ci sarà spazio per i cittadini per pensare a forme di assicurazione o mutualistiche. Quando il posto di lavoro ancora c’è, ci sono salari che lo impediranno”. C’è, secondo la consigliera, uno “spostamento della spesa nelle tasche dei cittadini”. Un solo punto è stato definito “qualitativo: il nostro sistema non può reggere ai tagli. Ma questo lo sapevamo già. La parte più consistente dei risparmi la troviamo negli esuberi e quindi nei tagli lineari e con il rischio di chiusura di strutture di reparto”. “Avremo una Toscana accentrata che avrà servizi e territori sempre più marginali ed emarginati dove il diritto alla salute sarà profondamente rimesso in discussione”. “Non è allora più vero – ha concluso – che siamo tutti uguali davanti alla sanità”.

“La Regione Toscana ha da tempo fatto dell’equilibrio economico del proprio sistema sanitario una sorta di obiettivo maniacale. Occorre ammettere che è un fatto apprezzabile, ma non è certo garanzia assoluta di evoluzione e crescita del sistema stesso”. Così Marco Carraresi(Udc) secondo il quale “a fronte di minori risorse a disposizione”, la sanità toscana “riuscirà ad offrire livelli di assistenza finora garantiti solo se saprà riorganizzarsi radicalmente attraverso azioni non più rinviabili”. Tra queste la “rimodulazione della rete ospedaliera, un nuovo ruolo dei medici di medicina generale, una maggiore offerta di servizi assistenziali sul territorio, la ridefinizione dei compiti delle aziende ospedaliero - universitarie”. Per Carraresi ci dovrà poi essere un “adeguamento dell’intero sistema” che “non potrà essere limitato solo agli aspetti economici, pur fondamentali”. Si dovrà in sostanza mettere mano a “tutta l’architettura istituzionale ed organizzativa” perché per “troppo tempo la sanità toscana è rimasta la sommatoria delle strutture e delle attività delle dodici aziende usl e delle quattro aziende ospedaliere poi divenute ospedaliero - universitarie”. Per Carraresi, infine, “riorganizzare non significa semplicemente tagliare” ma “eliminare sprechi e sovrapposizioni”. Il “vero risparmio” sta insomma nella “complessiva riorganizzazione del sistema regionale con meno burocrazia, meno dirigenti, meno primariati inutili, meno duplicazione di reparti”.

“L’onestà intellettuale di questa comunicazione è nella sua genericità. Il punto politico che ritroviamo nei contenuti viene gioco forza subito dall’assessore Marroni”. Così Mauro Romanelli (Gruppo Misto) che ha parlato di una riforma fatta “per scelta politica” da un governo regionale che “ha deciso di dire sì a tagli indebiti e arbitrali”. “Per questo motivo non possiamo condividerla e non la sosterremo”. Secondo il consigliere la comunicazione è “onesta quando dice che i costi di questa sanità non sono più sostenibili” ma ha poi criticato quel “taglio di migliaia di posti di lavoro che si ripercuoterà sulla prevenzione”. “Povertà e marginalità – ha detto – sono le prime forme di malattia. Come si fa a non pensare che il taglio di personale e di materiale non avrà ricadute pesanti sui piccoli ospedali?”.

“La nostra sanità è tra le migliori d’Italia. Azzarderei a dire d’Europa se non addirittura mondiale. Sono convinta della bontà dell’impianto complessivo della riforma anche se mantengo qualche dubbio sulla tempistica. Credo che avremmo potuto diluirla con più calma per impostare meglio il lavoro”. Così Maria Luisa Chincarini (Gruppo Misto) che si è detta “convinta” della necessità di “tagli su cose inutili ed eccessive” eppure, sulla riorganizzazione del personale, ha detto che sarebbe auspicabile avere un “quadro più approfondito”. La consigliera ha quindi osservato che occorre “investire anche sulla cultura del cittadino paziente perché possa avere quello di cui ha realmente bisogno”. Critiche sono invece state spese sul “potenziamento delle società della salute pressoché sconosciute ai toscani”.

Di relazione che “illustra filosofia e problemi” ha parlato Gian Luca Lazzeri (Più Tosc.) secondo il quale la riorganizzazione avrà la “portata di un commissariamento, non sarà una riforma”. “Crediamo nell’esperienza di ragionare per area vasta” ha detto. “Resta tuttavia la preoccupazione, espressa peraltro dai sindaci, di avere un direttore lontano, quasi un ministro. Dobbiamo trovare qualcosa che garantisca e rassicuri i cittadini”. “In questi ultimi giorni di legislatura – ha concluso – dovremo sforzarci di dare risposte migliori e se, in prospettiva, dovessimo intervenire sulla fiscalità, non mi scandalizzerei, a condizione di aver dimostrato di aver fatto di tutto prima”.

Gli interventi di Magnolfi (Ncd), Remaschi (Pd), Staccioli (FdI), Del Carlo (Udc) e Ciucchi (Misto)

Il dibattito si è avviato alla conclusione con l’intervento di Alberto Magnolfi, capogruppo Ncd, il quale ha affermato che “non si può essere né soddisfatti né tranquillizzati dalla comunicazione di Marroni”. Secondo il consigliere “come l’assessore anche il presidente Rossi ha messo troppa enfasi nella descrizione di una realtà che, invece, è ben diversa dalla realtà”, anche perché, a suo parere, “in Toscana ci si trascina da anni una problematica assai complessa”. Una delle accuse mosse è di fare propaganda e di non risolvere alla radice la questione degli sprechi e delle spese. Il futuro, secondo Magnolfi, “va realmente programmato adesso”.

Marco Remaschi, Pd, presidente della commissione Sanità, si è invece detto “favorevolmente colpito dall’approccio e dallo spirito del presidente Rossi” e dal lavoro della sua Giunta. Secondo Remaschi “è in atto un processo di riforma” improntato al “senso di responsabilità”. Ed è proprio questo senso di responsabilità, secondo l’esponente Pd, “l’elemento con cui si affronta la riforma del sistema sanitario regionale”. Per Remaschi, se l’area vasta viene individuata come area di riferimento, poi tutto deve essere di conseguenza ricondotto ed integrato ad essa”. Il vero risparmio, secondo Remaschi, sta nella omogeneizzazione dei servizi a livello di area vasta”, anche perché “non si può fare tutto da tutte le parti”. Deve esserci una “interlocuzione tra rete ospedaliera e territorio”. Questa, secondo Remaschi, è “la sfida importante che ci aspetta”.

Marina Staccioli, FdI, ha fotografato una situazione del sistema sanitario “decisamente insufficiente e malgestita”. La Staccioli ha poi spostato il discorso sulla realtà della Versilia affermando che “il territorio paga il malfunzionamento della Società della salute”. Secondo la Staccioli, che ha criticato l’impostazione generale, occorre “razionalizzare e tagliare ma non i servizi con i medici e gli infermieri bensì gli sprechi immobiliari ed i troppi raccomandati”.

Giuseppe Del Carlo, Udc, ha affermato che “nell’intervento di Rossi ci sono delle provocazioni” perché, a suo dire, il presidente descrive uno scenario diverso dalla realtà dei fatti. Del Carlo ha chiesto di salvaguardare la medicina tradizionale. Inoltre, nel sottolineare che “il sistema deve essere pubblico”, ha comunque ricordato che “molto spesso i servizi del pubblico, tramite convenzione, sono garantiti da strutture private” e questo è un aspetto su cui riflettere.

Pieraldo Ciucchi, gruppo Misto, ha concluso il dibattito affermando, in apertura di intervento, di aver sempre apprezzato il lavoro di Rossi, prima come assessore alla Sanità e poi come presidente della Regione, ma ha anche osservato che il sistema sanitario toscano, ormai da diversi anni, presenta situazioni da azzerare e risanare perché “anziché ricondursi a una coerenza, nel tempo, il sistema ha finito con il risentire di troppe spinte di natura politica”.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa

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