Irpet, nel 2015 si aspetta la crescita del Pil tra l'1,1 e l'1,7%. Il direttore: "Il peggio è passato"

Stefano Casini Benvenuti, direttore dell'Irpet

 Con il 2014 si è chiusa, per la Toscana, la seconda fase recessiva – quella iniziata nel 2012, successiva a quella del biennio 2008/09 - che ha contrassegnato la lunga crisi: il PIL è rimasto sui livelli 2013 (+0,1% secondo le stime) mentre in Italia è ancora diminuito (dello 0,3%).

Il 2015 dovrebbe segnare la definitiva uscita dalla crisi con una crescita che IRPET stima dell'1,1%, ancora superiore a quella italiana. Se gli elementi di incertezza ancora presenti nello scenario nazionale e internazionale si sciogliessero, sarebbe possibile una crescita addirittura dell'1,7%.

Questo lo scenario disegnato dal Rapporto Irpet 2015 sull'economia toscana, presentato stamani in occasione della Conferenza di inizio anno dell'Istituto che si è tenuta presso l'auditorium di S. Apollonia.

La competitività mostrata sul fronte dell'export e le migliori condizioni internazionali (in particolare la svalutazione dell'euro rispetto al dollaro) sono i fattori che hanno contribuito al miglior comportamento della Toscana nel 2014 e ancor più lo saranno nel 2015. La crescita è tuttavia insufficiente a sanare i problemi che anche l'economia toscana ha accumulato a causa della crisi: cali di PIL, occupazione, investimenti e un aumento consistente della disoccupazione.

Pur con tali difficoltà, in questi anni l'economia toscana ha mostrato una tenuta decisamente migliore rispetto alle altre regioni: se si prendono in considerazione 7 indicatori che ISTAT mette a disposizione su tutte le regioni (PIL, consumi delle famiglie, investimenti, occupati, disoccupati, unità di lavoro, esportazioni) la Toscana risulta, per capacità di tenuta, la seconda regione italiana dopo il Trentino Alto Adige.

Sorprende in particolare la crescita delle esportazioni. Dal 2008 ad oggi è stata del 23% (se si tenesse conto anche delle esportazioni di oro, la crescita sarebbe ancora più alta): superiore non solo a quella di tutte le altre regioni esportatrici del paese, ma superiore anche a quella della Germania.

I problemi della regione sono dunque attribuibili al crollo della domanda interna per consumi e per investimenti, causato in larga misura dalle politiche di austerity imposte dall'Europa. La domanda nazionale è diminuita nei consumi ed è crollata negli investimenti colpendo soprattutto i beni, visto che la domanda di servizi è rimasta sostanzialmente ferma: l'industria quindi si polarizza, da un lato con i successi delle imprese esportatrici, dall'altro con le difficoltà delle imprese orientate al mercato interno.

L'occupazione - stando ai dati attuali che coprono i primi tre trimestri del 2014- sarebbe diminuita solo dell'1,7% rispetto all'inizio della crisi (il 2008), ma il dato potrebbe essere addirittura migliore con riferimento all'intero 2014 (- 0,7% le stime preliminari).

Oltre ai lavoratori autonomi, i giovani sono la categoria più svantaggiata: il 26% dei giovani che nel 2009 cercava di lavoro (106 mila) non è riuscito trovarlo.

La caduta degli investimenti è il fatto forse più grave perché è tramite gli investimenti che si introduce innovazione e si assumono nuove persone: per colpa della crisi è come se dal 2008 ad oggi non si fossero fatti 45 miliardi di investimenti (600 miliardi in Italia). Oggi gli investimenti hanno difficoltà a crescere perché le imprese hanno capacità produttiva inutilizzata, perché le aspettative sono ancora incerte, perché molte imprese non ci sono più; quindi il rilancio degli investimenti può partire solo dall'operatore pubblico.

La Regione Toscana ha avviato investimenti infrastrutturali (strade. aeroporti, porti, ferrovie) per oltre 8 miliardi: investimenti che, una volta realizzati, consentiranno al sistema di essere più competitivo, innalzando la crescita di almeno lo 0,6%. Ma anche nella fase di cantiere essi genereranno domanda e posti di lavoro stimabili in oltre 15 mila l'anno (nell'ipotesi che i cantieri occupino un arco temporale di 10 anni)

La Regione Toscana ha puntato a indirizzare parte dei fondi strutturali verso le imprese dinamiche per garantire l'effettiva realizzazione di nuovi investimenti volti a rafforzare la capacità innovativa del sistema. Anche in questo caso gli oltre 3 miliardi di euro utilizzabili creeranno, nella fase di realizzazione degli interventi, altre 8 mila unità di lavoro l'anno; con un rafforzamento evidente della capacità produttiva quando gli interventi saranno operativi, rafforzamento che potrebbe consentire di occupare oltre 30 mila unità di lavoro.

Infine la Regione Toscana ha operato nella direzione di attrarre investimenti da fuori. In questi anni di crisi, oltre ad avere garantito la permanenza degli investitori stranieri, la Regione è stata capace di attrarne di nuovi, affrontando in alcuni casi situazioni di grave difficoltà dell'apparato produttivo regionale (si pensi, a d esempio, ai casi di Piombino e Breda).

Secondo il direttore di Irpet, Stefano Casini Benvenuti, "pensiamo che il peggio sia passato. Dopo un lungo periodo di difficoltà che si protrae dal 2008, l'economia sembra riprendersi". La Toscana, ha aggiunto, "sia in questi due anni che in tutto il periodo della crisi, si è comportata decisamente meglio di tutte le altre regioni italiane. Abbiamo fatto una sorta di graduatoria delle varie regioni italiane in base a sette indicatori. La Toscana è arrivata seconda solo dietro al Trentino Alto Adige, che come sappiamo è una regione un po' particolare". "Quindi - ha detto ancora - la Toscana ha mostrato capacità di resistere. In particolare le esportazioni dal 2008 a oggi sono cresciute del 23%, più della Germania". Nel 2015 "si prevede che in Toscana finalmente si torni a crescere. I consumi delle famiglie potrebbero aumentare attorno all'1% e gli investimenti attorno al 2%".

 Rossi: "Ora investimenti, superare Fornero, patto con imprenditori e sindacati"

"Siamo soddisfatti, ma non basta: ora è indispensabile rilanciare gli investimenti pubblici, occorrono, in Europa, migliaia di miliardi, serve un patto con imprenditori e sindacati per il lavoro, è necessario superare le rigidità prodotte dalla legge Fornero, urge un salario minimo per la disoccupazione, va combattuta la precarietà, ci vuole pace sociale perché con le tensioni sociali e il rancore non si va da nessuna parte." Così il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, dopo la presentazione del rapporto Irpet sull'economia Toscana.

"I dati ci dicono – sottolinea Rossi - che siamo andati meglio degli altri, meglio delle regioni come la Lombardia, il Veneto, l'Emilia-Romagna, che tradizionalmente venivano indicate come le locomotive d'Italia, siamo andati meglio anche dei land della Germania. Questo significa – insiste - che il nostro manifatturiero è stato capace di reagire meglio degli altri alla crisi, merito di quegli imprenditori che hanno saputo investire e dei lavoratori che hanno fatto sacrifici in questi anni durissimi. Merito di quei distretti industriali – ribadisce - che qualche anno fa in molti davano per decotti, e che noi abbiamo difeso prendendoci anche le accuse di essere veteroindustriali. Ma se l'export della Toscana, ed export significa manifatturiero – chiosa ancora il presidente - ci ha permesso di resistere meglio all'inferno della crisi, questo conferma quello che abbiamo sempre sostenuto come Regione, ossia la centralità ; del lavoro."

E riprende la citazione dantesca con la quale l'Irpet aveva aperto la mattinata, quel passaggio dell'inferno dove «la diritta via era smarrita». Ebbene, risponde Rossi: quell'«amor che move il sole e l'altre stelle» altro non è che il lavoro".

Ma è ancora presto, secondo Rossi, per cantare vittoria: "Non basta – osserva - una crescita dello zero virgola, o anche dell'uno-virgola per dire che siamo usciti dall'inferno della crisi, e che siamo «usciti a riveder le stelle». Certo, se le cose fossero andate male – sottolinea - tutti sarebbero stati pronti ad addossarne le colpe alla Regione; visto che siamo i migliori in Italia, perché il Trentino non fa testo grazie al regime agevolato di cui gode, questo significa che anche il nostro governo è stato migliore che altrove, comunque è certo che non ci siamo messi di traverso."

E il presidente ricorda, a mo' di esempio, alcuni degli interventi fatti e quelli in itinere. "Piombino, Livorno, gli investimenti nelle infastrutture, la riforma della formazione, volta a garantire più efficacia agli interventi, la riforma della sanità, anch'essa volta a ottimizzare le risorse."

Ma ora Rossi sollecita un intervento forte dell'Europa. "Il piano Junker, così come è, rappresenta una piuma. Si parla di 300 miliardi in tre anni, per tutta l'Europa, in Italia arriverebbero 40 miliardi, sempre in tre anni, quando l'Irpet ci ricorda che solo la Toscana ha perso in questi anni oltre 40 miliardi di euro di investimenti." Dunque occorre un piano straordinario, che rilanci gli investimenti pubblici per migliaia di miliardi, che assomigli a quel piano Marshall che permise la ricostruzione del dopoguerra evocato da Stefano Casini Benvenuti, direttore dell'Irpet, nel suo intervento.

"Se Draghi con il suo piano ci dà una mano per gli investimenti privati – continua Rossi – occorre che l'Europa vari un piano di migliaia di miliardi per sostenere gli investimenti pubblici, per dare una svolta in senso keynesiano alle politiche, come dice l'Irpet. E ricordo che Prodi aveva formulato una proposta in questo senso, basandosi sulle riserve auree dei singoli Stati."

E' una questione di scelte politiche. "Renzi si è già speso molto su questo – dice - anche Tsipras, ma occorre una mobilitazione più ampia perché è una questione di tenuta futura della democrazia."

In Italia due sono le ricette fondamentali: il lavoro e la pace sociale. "Con il Jobs Act – dice Rossi - alcune cose si sono fatte, nonostante non ne condivida alcuni aspetti, ma si tenta di superare la precarietà. Negli ultimi anni l'85% dei nuovi rapporti di lavoro erano precari e solo il 15% erano a tempo indeterminato, ora, quando parlo con i giovani, mi sento rispondere che un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, è qualcosa su cui vale la pena di giocarsela."

A questo dunque vanno aggiunte due cose: "Superare la Fornero – sottolinea Rossi – che è servita in un certo momento storico, ma ha introdotto troppe rigidità e dare un reddito minimo di cittadinanza a chi perde il lavoro, consentendogli di passare con più serenità da un lavoro ad un altro. Se la flessibilità non è un male – ribadisce – lo è la precarietà."

Infine la pace sociale. "Ci vuole un patto con gli imprenditori e i sindacati, che riprenda quel rapporto che si è sfilacciato con il Governo, perché con il rancore non si va da nessuna parte. Credo che l'abbassamento dei tassi, quindi il minore debito pubblico e le risorse liberate dal prezzo del petrolio più basso – conclude – possano dare al Governo le risorse per andare in questa direzione".

La conclusione: "Ribadire quel concetto che è fissato nell'articolo 1 della Costituzione: l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro."

Monaci: "Toscana di fronte alle sfide della modernità"

Irpet, in questi anni, ha riconosciuto il ruolo del Consiglio “anche nelle politiche regionali a sostegno dell’economia, del lavoro, dello sviluppo del territorio inteso come luogo di creazione e diffusione ricchezza”. E il nesso tra attività dell’assemblea e scelte per lo sviluppo della Toscana, è reso del tutto evidente dalle ultime vicende della legislatura. Così Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, che questa mattina ha pronunciato il suo “congedo istituzionale personale” dalle conferenze di inizio anno dell’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana.

L’intervento del presidente ha mosso proprio dalle questioni al centro dei lavori di palazzo Panciatichi, dall’integrazione al Pit con valenza di piano paesaggistico alla riorganizzazione delle funzioni delle province; dalla riforma dell’organizzazione del sistema sanitario regionale alla riforma della normativa regionale in materia di turismo. “Alcuni di questi temi entro la fine del mese avranno certamente concretizzazione in provvedimento, e non come mera trasposizione della proposta di Giunta, ma come frutto di un lavoro di esame, con modifiche ed integrazioni, svolto dentro il Consiglio”.

La capacità dell’assemblea legislativa di “incidere, mediante il processo normativo, e dunque regolatorio, su tanti aspetti di stretta attinenza con lo sviluppo economico-territoriale”, secondo Monaci “è l’elemento portante delle politiche pubbliche regionali a ciò orientate”. Ed è “di maggior portata rispetto alle stesse risorse economico-finanziarie, secondarie per importanza rispetto ad un funzionale quadro normativo-regolatorio”. Ciò specie in un contesto costituzionale riformato, con l’obiettivo di una chiarificazione di competenze fra Stato e Regioni.

La crisi, dice l’Irpet, c’è ancora e la ripresa stimata per il 2015 è debole, ancorché un segnale di speranza. “Il terreno perso – continua il presidente – è troppo per poter trovare compensazione in un 1% di crescita stimata ma – aggiunge – non sta a me fare le analisi alle analisi dell’Irpet, che hanno sempre avuto il merito di essere veritiere. Un merito non da poco”.

Le sfide del sistema toscano, continua Monaci, sono quelle “della modernità”: da una parte creare le condizioni per attrarre investimenti – offrendo buona amministrazione, capitale umano qualificato, infrastrutture di servizio efficienti, certezza delle norme, con conseguente basso rischio di contenzioso e ridotta incidenza di costi legali –; dall’altra sostenere la capacità dell’impresa toscana di stare sul mercato, di competere, di crescere nello scenario globale – creando sostegno duraturo ai processi di internalizzazione e sostenendo l’accesso ai capitali finanziari –.

Le prime, continua Monaci, riconducono “al ruolo determinante dei centri legislativi”. Parlamento o assemblee regionali che siano, “i processi riformatori passano inderogabilmente da processi di revisione normativa, necessari a creare le basi giuridiche e di legittimità ai processi decisionali degli esecutivi”. Dalla riforma del mercato del lavoro (il Jobs Act) al Pit, afferma il presidente, “la ridefinizione di un quadro regolatorio – le riforme – è la precondizione alla generazione di sviluppo. Perché non può che essere lo sviluppo il contesto verso cui orientare ogni processo riformatore”.

Il secondo ordine di sfide investe “l’urgenza di una revisione, concertata a livello nazionale, degli strumenti pubblici di sostegno alle imprese che vogliono andare e stare sui mercati internazionali, da un lato, e, dall’altro, le politiche del credito, essendo ancora oggi il credito la principale fonte di approvvigionamento finanziario di un sistema di imprese ancora caratterizzato da dimensioni contenute, quando non ridotte, dunque spesso sottocapitalizzato”.

Il ruolo della Regione, “benché marginale, in questa partita non può che essere all’insegna di un sano realismo”. Rispetto al disegno di recupero allo sviluppo della Toscana, si può riflettere, magari proprio con l’aiuto dell’Irpet, sulla funzionalità “di una regione, intesa come spazio territoriale definito, con le sue imprese e le sue attività economiche, in cui i principali attori del credito non hanno, o meglio non avranno, la testa pensante dentro il ‘granducato’. Delle più dinamiche regioni d’Italia, infatti, la Toscana rischia – col percorso intrapreso da Mps – di essere l’unica che in un futuro non tanto remoto non avrà in loco più centri decisionali del credito (del credito di maggior peso nel paese, ovviamente)”. Con quali “effetti per il sistema delle imprese e l’economia tutta”?, si chiede in chiusura Monaci che assicura: “Io la mia idea me la sono fatta; ma al presidente del Consiglio regionale, nella sua veste istituzionale, può competere la domanda. Non la risposta”.

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