
“Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, mi piacerebbe che questo articolo potesse leggerlo anche Lei, per poterLe trasmettere tutta l’indignazione che provo per le Sue dichiarazioni e per i provvedimenti che il Suo governo ha preso e che intende prendere.
Mi presento, mi chiamo Salvatore Giannetto e presto servizio presso un istituto di Empoli in qualità di collaboratore scolastico.
Vista la disastrosa situazione economica degli ultimi decenni del nostro Paese, all’inizio mi ha fatto cosa gradita la Sua discesa in politica. Era ora dicevo tra di me. Finalmente un politico capace, dalle Sue dichiarazioni, di eliminare i meschini e ingiustificati privilegi di casta per perseguire superiori interessi nazionali. Non si può certo dire che la crisi che stiamo attraversando sia colpa del Suo governo, di questo la responsabilità è di chi ha deciso, da vent’anni a questa parte che, prima, per entrare in Europa, poi, per far fronte alla crisi economica bisogna tagliare la spesa pubblica, cioè tagliare fondi alle scuole, alla sanità, pensioni e sicurezza.
Non voglio fare retorica. Ma un dato di fatto inoppugnabile è che fino adesso ci sono state dette solo belle parole. Anzi, dalle Sue dichiarazioni sembra trasparire un atteggiamento antidemocratico: incapace di ascoltare la voce del popolo, di confrontarsi con le forze politiche d’opposizione e con le parti sociali, come dovrebbe essere in un paese democratico. Volendo parafrasare Oriana Fallaci ( un uomo ) “l'eterno Potere che non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri, magari credi di averlo abbattuto . …. e invece rieccolo, intatto, diverso nel colore …. mentre il popolo accetta o subisce o si adegua”. Quel regime delle caste, che Lei si era prefissato di eliminare, invece, rinasce prepotente dalle sue stesse ceneri. Ora come allora, gli uomini non sono più considerati cittadini liberi, che si valgono dello stato per meglio raggiungere i loro fini collettivi. Sono servitori dello stato che stabilisce quali debbono essere i loro fini. Gli uomini non sono più soggetti di diritto, ma, gerarchicamente disposti, son tenuti ad ubbidire senza discutere alle gerarchie superiori e alla volontà di coloro che detengono il potere.
Un interrogativo che non mi pongo da oggi, ma che oggi esige una risposta più impellente e precisa é: che fine ha fatto la sovranità popolare?
La teoria della sovranità popolare è strettamente collegata al suffragio universale cd. diritto di voto. Tanto caro ai nostri padri costituenti al punto di inserirlo al primo articolo della nostra Carta Costituzionale<< La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione>>.
L’inciso “ nelle forme e nei limiti della Costituzione” non significa che la Costituzione negli articolo seguenti consente di derogare alla volontà degli elettori con gli accordi di salotto.
E’ vero che la Costituzione italiana non prevede che il presidente del Consiglio sia "eletto", ma chericeva l’incarico di formare il nuovo governo dal presidente della Repubblica, in seguito alle consultazioni con i vertici dello Stato e con i rappresentanti delle forze politiche art. 92 cost.. Ma è anche vero che il nostro ordinamento prevede che i partiti e le coalizioni politiche, insieme al programma elettorale, indicano il nome della persona proposta come premier. A mente nelle ultime elezioni politiche la coalizione di centro-sinistra non indicava Lei quale eventuale premier. E’ vero che alle ultime elezioni per il Parlamento europeo il PD ha preso più del 40% di voti, ma ciò non legittima che un segretario di partito, o chiunque altro cittadino, possa trarre la propria legittimazione a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica. Dato che Lei si è presentato come il paladino del cambiamento, il nuovo per rottamare il vecchio, direi doveroso e corretto nei confronti dei cittadini, che rassegni le dimissioni, di modo che il nome del loro premier sia da essi legittimato dal risultato delle urne.
Signor Presidente, le voglio ricordare che quando era ancora sindaco di Firenze dichiarava: "Per battere Berlusconi e Grillo e per mandarli a casa, il Pd deve tirare fuori le idee non gli avvocati", in particolare“Berlusconi va sconfitto nelle urne, non nei tribunali…”.
Concetto giustissimo, peccato chesi predica bene e si razzola male.
Per quanto riguarda la nuova legge di stabilità, ancora una volta le politiche relative alla scuola, sono dirette al contenimento della spesa pubblica, attraverso la riduzione dei collaboratori dei dirigenti scolastici; il divieto di conferire supplenze brevi per il primo giorno di assenza dei docenti; il divieto dal 1 settembre 2015 di conferire supplenze brevi per assenze del personale Ata; infine, come “ciliegina sulla torta” sono stati tagliati 2.020 posti ATA a seguito del piano di dematerializzazione delle segreterie. Le somme così ricavate dai tagli devono servire per stabilizzare 150 mila precari docenti in conformità alla procedura d’infrazione sul lavoro a tempo determinato in merito alla quale l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea. In continuità con le politiche di razionalizzazione anche questa legge di stabilità con una mano dà, mentre con l'altra toglie. Per inciso, “manovre” per le quali non sono necessari particolari competenze economiche, le saprei proporre pure io, che mi occupo di ben altro. Non è questa la strada per riformare la scuola. La scuola non ha bisogno di tagli, ma investimenti e non solo economici. Accanto alle altre riforme annunciate, caro Presidente Renzi, quella della scuola si rivela la più fondamentale di tutte, quella senza la quale le altre non serviranno a nulla. Auspico, quindi, che il Suo governo capisca il dramma sociale di una classe politica che ha distrutto la scuola e con essa la possibilità di formare competenze in grado di concorrere nel mercato del lavoro.
Un altro dannoso problema che va risolto, di cui il Suo governo non ne tiene conto, è la pressione fiscale. Mi è capitato di leggere un libro di Abba Lerner che è stato un economista statunitense. In sostanza, per dirla in parole semplice, secondo Lerner “le vendite creano posti di lavoro; le aziende assumono quando hanno molta domanda dei loro prodotti, non quando hanno sgravi fiscali, sono i clienti a creare le vendite; ma i clienti devono avere dei soldi da spendere, un reddito, e quindi anche il reddito crea vendite, e la spesa crea il reddito. Tutte le volte che una persona spende dei soldi, c'è un'altra persona che li riceve, e questi soldi diventano il suo reddito. L'austerità fiscale significa tagliare la spesa; ma questo significa anche tagliare i redditi, significa poi alla fine tagliare le vendite; e quindi significa perdere posti di lavoro”. Quindi volendo trasportare il concetto di Lerner nel nostro Paese quello che ha trattenuto gli imprenditori dall’assumere di più, non è stato l’art 18 della legge n.300/1970 cd. statuto dei lavoratori, ma il basso livello di vendite, cioè la mancanza di clienti, che senza reddito non hanno i soldi necessari per andare nei negozi.
Ancora una volta, Signor Presidente solo belle parole. Per l’ennesima volta noi italiani siamo costretti, con questa legge di stabilità, a tirare la cinghia.
A questo punto, Signor Presidente se davvero ha a cuore la sorte del popolo italiano, penso, anche se non sono un simpatizzante della Lega Nord, che non ci sono alternative alla flat tax al 15% per tutti, contribuenti e aziende come proposta da Matteo Salvini.
La solidarietà sociale verso i più deboli da un punto di vista economico si deve manifestare non con provvedimenti caritativi, ma con provvedimenti che garantiscano a tutti, un tenore di vita decente. Quel minimo di conforto necessario per conservare la dignità umana propria e della propria famiglia.
Chiedo scusa se mi sono prolungato nello scrivere, ma sentivo il desiderio di esprime democraticamente e civilmente il mio pensiero”.
Salvatore Giannetto, collaboratore scolastico Rsu liceo 'Il Pontormo' - Empoli
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