Giuseppe Collini, un ricordo speciale per il 'giorno della memoria'. Fu deportato in Germania

I familiari di Giuseppe Collini con il prefetto Luigi Varratta e l'assessore Clara Conforti
I familiari di Giuseppe Collini con il prefetto Luigi Varratta e l'assessore Clara Conforti

I familiari di Giuseppe Collini con il prefetto Luigi Varratta e l'assessore Clara Conforti

C'erano anche i figli di Giuseppe Collini, nato a San Piero a Sieve il 9 luglio 1912 e scomparso a Certaldo il 28 dicembre 2000, alla celebrazione del Giorno della Memoria organizzata il 27 gennaio 2015 dalla Prefettura di Firenze nel Memoriale di Santa Croce, durante la quale hanno ricevuto, dal Prefetto Luigi Varratta, la medaglia d’onore in memoria di loro padre assiema ai familiari di altri 27 deportati nei campi nazisti durante l’ultimo conflitto mondiale. Presente anche l'assessore Clara Conforti.

Un riconoscimento che ha profondamente emozionato i figli Graziella, Beatrice e Raffaello, che hanno rivissuto così i tanti ricordi che il padre aveva tramandato della dura esperienza bellica e della più dura prigionia.

“Nostro padre era un uomo semplice, ma con principi e valori indiscutibili, che si trovò purtroppo a dover combattere più di una volta e a patire il dramma della prigionia nei campi di concentramento, ma non riunciò mai alla sua grande umanità – ricordano i figli – abitava a Borgo San Lorenzo ed aveva già svolto il militare quando nel 1939 fu richiamato, per estrazione, durante l'invasione dell'Albania. Ci fu inviato a combattere fino al settembre del 1939, quando fu congedato per fine missione. Nel dicembre 1940, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia, fu nuovamente richiamato sotto le armi. Era destinato in Russia, per riuscì poi a farsi destinare al suo ex comandante, tornando in Albania col 130° battaglione di fanteria, divisione Spoleto”.

Giuseppe Collini

Giuseppe Collini

Il 14 settembre 1943, dopo l'armistizio, Collini, diventato sergente maggiore, fu catturato dai tedeschi, ma riuscì a fare distruggere tutte le armi dei suoi commilitoni prima di consegnarsi. Fu internato a Kassel, succursale di Buchenwald, dove con altri militari italiani venivano fatti lavorare nelle fabbriche al posto dei tedeschi.

“Mangiavano poco cibo e la notte rischiavano la vita a cercare avanzi e bucce di patate nei cassonetti che poi cucinavano di nascosto – raccontano i figli e la nipote Nicoletta Lattuca – rischiava la morte per sopravvivere, ma anche per altruismo; durante la guerra in Albania, da soldato, dava da mangiare ai bambini dei partigiani, e per questo rischiò anche la corte marziale. Il suo campo fu liberato dagli alleati il 28 marzo 1945, ma lui era riuscito a fuggire pochi giorni prima, rimanendo per due notti nascosto in una fogna. Quando tornò a casa, a 33 anni, pesava 32 chili, non era più riconoscibile”.

Curato in un ospedale da campo statunitense, fu rimpatriato nel  giugno 1945. Collini arrivò a Certaldo a dicembre dello stesso anno, dopo il matrimonio con la Sig.ra Ede Vignolini, anche lei di Borgo San Lorenzo, quando i marchesi Torrigiani, che conoscevano la sua famiglia, gli trovarono lavoro come guardiacaccia nella tenuta di Vico d'Elsa. E come guardiacaccia Giuseppe ha sempre lavorato, nelle campagne della Valdelsa.

“Per il suo impegno al servizio dell'esercito ricevette la Croce al merito di guerra e, dopo la sua scomparsa, la medaglia per avere partecipato al secondo conflitto mondiale, con permesso di fregiarsi di 2 stellette d'argento – dicono i familiari – ma di certo avrebbe ricevuto con piacere questa ultima onorificenza, perchè per lui la guerra è stata una grande sofferenza, affrontata, comunque, con dignità, onore e senso di responsabilità, ma soprattutto con grande umanità, caratteristica che lo ha reso un marito, un padre ed un nonno di grandissimo esempio”.

Fonte: Comune di Certaldo - Ufficio Stampa

Notizie correlate



Tutte le notizie di Certaldo

<< Indietro

torna a inizio pagina