
Lo scorso venerdì 6 febbraio 2015 la 2^ Commissione Comunale di Controllo ha ascoltato il presidente Zavanella ed il vicepresidente Amato dell’azienda di trasporti Compagnia Toscana Trasporti (CTT) Nord Srl. L’audizione vedeva all’ordine del giorno come argomenti la gara regionale per l’assegnazione su lotto unico del TPL (Traporto Pubblico Locale) della Toscana e la situazione economico-finanziaria della CTT Nord, nata dalla fusione delle precedenti aziende delle Province di Pisa (CPT), Livorno (ATL) e Lucca (CLAP), alle quali si è aggiunta ATN di Carrara all’inizio dell’estate.
Innanzitutto non possiamo che accogliere molto favorevolmente questo rinnovo (anche generazionale) della componente pubblica nel Cda dell’azienda che, finalmente, porta una ventata di salutare aria fresca e rompe la continuità col recente passato. Piena è stata la disponibilità del presidente Zavanella e del suo vice Amato nell’esporre ai commissari puntualmente ed in maniera molto approfondita, compatibilmente col tempo, tutti i punti in oggetto.
L’audizione ha, innanzitutto, chiarito perché il Consorzio MOBIT è ricorso al Tar (che deciderà nel merito mercoledì 11 febbraio), una mossa che apparentemente sembrava un controsenso visto che l’operazione CTT Nord e la creazione di MOBIT Scarl hanno la loro ragione d’essere proprio in virtù della partecipazione alla gara regionale. Abbiamo, dunque, appreso tutta una serie di aspetti formali e sostanziali riguardo al capitolato di gara che ci hanno lasciato sconcertati e che non potevano non essere impugnati davanti al giudice amministrativo.
Bene hanno fatto CTT Nord e MOBIT a ricorrere al Tar in quanto va pretesa, per una gara di questa importanza (che assegnerà il servizio di TPL regionale per i prossimi 11 anni), la massima correttezza, coerenza e congruità del capitolato di gara, a maggior ragione dopo la pronuncia del Consiglio di Stato sul caso Toremar.
Rimaniamo basiti che, nonostante il tempo infinito per preparare questa gara (imposta dal PD toscano su lotto unico), la burocrazia regionale (pagata a peso d’oro dai contribuenti) sia riuscita a stendere un siffatto capitolato e che MOBIT sia stato costretto a ricorrere al Tar perché la Regione Toscana ha ignorato le istanze in autotutela, tirando dritto per la propria strada. E difatti si è aggiunto pure il ricorso di un altro partecipante alla gara, il colosso francese RATP, che pare essere anch’esso molto solido nelle argomentazioni.
Quello che appare incredibile è l’alea creata dal meccanismo di assegnazione dei punteggi ripartito tra offerta economica ed offerta tecnica che le simulazioni, eseguite dai tecnici CTT Nord, sembrerebbero portare a dei paradossi illogici per una gara al massimo ribasso: tradotto in parole comprensibili per l’uomo della strada, un concorrente potrebbe perdere la gara nonostante abbia fatto un’offerta in valore economico assoluto migliore! Altro punto inconcepibile è l’ambiguità del bando riguardo il contratto di lavoro delle maestranze: non si capisce, infatti, se i lavoratori manterranno il loro attuale contratto se MOBIT (e di conseguenza CTT Nord) dovesse perdere la gara o se il subentrante possa applicare il suo di contratto.
Poiché il costo del lavoro incide per il 60% sul costo totale e la parte integrativa del contratto può arrivare ad appesantire di un 20% aggiuntivo le buste paga dei lavoratori, si capisce come le aziende di MOBIT potrebbero essere sconfitte in partenza (nonostante gli sforzi per offrire un ribasso di un certo valore), se un concorrente potesse offrire solo il contratto Nazionale dei ferrotranvieri senza integrativo. La linea di partenza non sarebbe uguale per tutti.
Infine abbiamo appreso che anche l’obbligatorietà della cosiddetta “clausola di salvaguardia” sui beni essenziali (acquisto dei mezzi e delle infrastrutture da parte del subentrante al valore dichiarato dagli Enti Pubblici) potrebbe essere attaccabile e ritenuta illegittima in sede di giudizio amministrativo (come accaduto in Friuli), in quanto viola i principi della libera concorrenza. Questo esporrebbe gli Enti Pubblici ad un pericolo enorme e già tremiamo pensando ad una vecchia nostra conoscenza, la Sesta Porta (sempre lei!), dove è stato trasferito il nuovo terminal del CTT Nord.
Tralasciamo poi tutta una serie di aspetti formali del capitolato di gara che, però, denotano la necessità ormai improcrastinabile di sottrarre il governo della Regione dalle grinfie del Pd e di mandare a casa il compagno Rossi, a maggior ragione per quello poi sentito nella seconda parte dell’audizione.
Infatti abbiamo appreso che CTT Nord versa in una continua crisi di liquidità a causa dei ritardi nei trasferimenti della Regione Toscana sia agli Enti Locali (che li dovrebbero versare poi come corrispettivi chilometrici all’azienda), sia allo stesso CTT Nord (mancato trasferimento dei contributi sul Contratto Nazionale relativi al 2013!), ritardi che hanno appesantito la gestione finanziaria con un continuo ricorso al credito bancario.
E di mezzo c’è anche il Governo Centrale, che non paga da anni i contributi all'indennità malattia. Per cui anche questo mese (dopo il rischio corso con le tredicesime a dicembre) l’Azienda dovrà fare i salti mortali per pagare gli stipendi dei lavoratori, già messi a dura prova economicamente dalla disdetta unilaterale dei contratti integrativi avvenuta nel dicembre 2013.
Su questa vicenda c’è però un aspetto che non quadra e speriamo venga chiarito in una prossima audizione: ma se l’anno scorso tutte le sigle sindacali dei lavoratori CTT Nord avessero accettato e firmato il contratto integrativo proposto dall’Azienda, molto più oneroso rispetto all’attuale integrativo unilaterale, il banco non sarebbe già saltato da tempo?
Ed in questa situazione così precaria è sostenibile l’acquisizione di ATN, che ha chiuso il 2013 con una perdita di esercizio di 595.756 euro, con il proprio patrimonio netto sulla strada dell'azzeramento a causa delle ripetute perdite e che appesantisce ulteriormente i conti della CTT Nord?
Siamo molto preoccupati non solo della situazione finanziaria dell’Azienda, ma anche di quella gestionale così come ci viene descritta dalle decine di segnalazioni dei lavoratori e dei cittadini.
Il MoVimento 5 Stelle non assisterà in silenzio al fatto che questa azienda partecipata a maggioranza pubblica vada in malora, per essere poi acquistata a quattro spiccioli da qualcuno. Saremo in prima linea, ora pure a livello regionale, per difendere l'interesse pubblico.
Valeria Antoni, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Comune di Pisa
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