Adottato il bilancio Asl 2013, Mugnai e Ferri (FI): "Nove mesi di ritardo e ancora più di un dubbio"

"Evidentemente, pasticciare con i bilanci è un vizio che all’Asl n. 1 proprio non riescono a togliersi. Lo dimostra, da ultimo, la storia infinita del Bilancio 2013 che, udite udite, è stato definitivamente adottato dalla direzione generale nei giorni scorsi: il 30.01.2015!!!

In vero, una prima volta era stato adottato in data 21.11.2014, già ben oltre i normali termini di legge del 30.04.2014. La causa di quel primo ritardo era stata la tardività della Regione nel produrre la “Circolarizzazione dei crediti/debiti reciproci di fine 2013” (i dati ufficiali del 2013 inviati dalla Regione alla ASL 1 erano infatti arrivati a Carrara a novembre 2014 inoltrato).

Su quella prima adozione la Società di Revisione (livello di controllo tanto caro al Presidente Rossi che a Carrara con gli eventi del buco da 420 milioni ha già lasciato il segno) aveva espresso parere favorevole attestando la regolarità di tutte le voci e di tutti i valori dell’attivo e del passivo ivi esposte; contrariamente a tale attestazione di perfetta regolarità il bilancio è stato però successivamente rivisto e modificato nei suoi contenuti dalla Direzione Generale (stato patrimoniale compreso) per ben ulteriori quattro volte!!! Ciò perché il Collegio dei Sindaci Revisori, differentemente dalla società di revisione, ha invece dato parere favorevole solo all’ultima versione, peraltro con osservazioni in merito e con “richiami” all’operato della stessa società di revisione.

Già questo dimostra quanta approssimazione e quanta opacità ci siano state da parte dell’azienda nell’affrontare questo delicato e fondamentale passaggio ed anche quale scarsa utilità abbia dare 75.000 € all’anno a quella società di revisione se non soltanto quella di consentire a Rossi e De Lauretis di vantarsi di un livello di controllo che in realtà ha maglie, a dir poco, larghissime…

Ma c’è altro…

De Lauretis nella sua relazione accompagnatoria si bea di una gestione per il 2013 in grado di chiudere il bilancio in pareggio, anzi “…con un utile di euro 99.841, in linea con il risultato programmato in sede di bilancio preventivo”. Ciò “… grazie ad una attenta pianificazione di budget, alle azioni di efficientamento attuate dalle varie strutture aziendali unitamente ad una costante azione di monitoraggio degli andamenti economici dei vari fattori produttivi”.

            Peccato che quella rappresentazione dei fatti sia a dir poco imprecisa, per alcuni motivi.

  1. In primis il bilancio chiude in utile solo perché fortemente condizionato dai proventi e oneri straordinari nemmeno derivanti da eventi straordinari verificatisi nel 2013, ma prettamente derivanti da mere correzioni contabili di costi e ricavi di competenza degli esercizi 2012 e precedenti. Senza tali “proventi e oneri straordinari, quale voce di correzione di errori contabili e di riallineamento valori”, il bilancio 2013 si sarebbe chiuso in perdita (99.841 € utile evidenziato a bilancio - 4.567.100 € differenza negativa tra proventi e oneri straordinari); inoltre, se si conoscesse l’esatto debito scaduto verso Fondazione Don Gnocchi – INPS, ante commissariamento e di conseguenza gli ulteriori interessi moratori da calcolarsi in merito, che oggi invece non sono presenti in bilancio, il 2013, senza i proventi straordinari e con i maggiori interessi moratori sul debito scaduto verso Fondazione Don Gnocchi ancora in fase di accertamento per esatta quantificazione, si chiuderebbe con una ingente perdita e non certo in utile.
  2. La dichiarata “attenta pianificazione di budget e programmazione”, poi, stride con alcuni degli stessi dati riportati della Relazione dell’Amministratore, laddove valori di previsione e programmazione sono totalmente stravolti da quelli che si trovano nel bilancio di esercizio 2013. Anche le previsioni e le programmazioni sugli acquisti di servizi non sanitari, sono smentite nelle loro pianificazioni dal risultato finale in bilancio 2013 poiché aumentate di 859.502 € rispetto a quanto indicato nel bilancio di previsione.
  3. Le “azioni di efficientamento” dell’azienda sanitaria e la costante “azione di monitoraggio degli andamenti economici dei vari fattori produttivi” (con tagli alla spesa sanitaria nel 2013 per oltre € 16.700.000,00 rispetto al 2012) vanno lette correttamente. L’azienda infatti ha subito i citati tagli prevalentemente nella spesa del personale sanitario (-13.050.617,00 €), nella assistenza ospedaliera e farmaceutica (-2,438.743,00 €) e nella assistenza specialistica ambulatoriale (-450.757,00). A fronte di tali ingenti tagli l’amministrazione ha operato tagli enormi (spesso davvero poco giustificati) ai servizi sanitari e ospedalieri, ma tagli ridicoli ai servizi non sanitari. Nello specifico alle consulenze, collaborazioni e altre per soli € 61.802,00, mantenendo tra queste le spese per Front / Back Office e Call center pari ad € 3.249.402,68.

Insomma questo bilancio arriva incredibilmente tardi e lascia perplessi per troppi motivi, primo fra tutti il modo parziale ed irrazionale di tagliare servizi sanitari fondamentali per i cittadini.

Del resto è difficile aspettarsi vera efficienza e vera trasparenza dopo tutto quello che abbiamo vissuto in questi anni e fino a che il cerchio magico del Presidente Rossi continuerà a gestire la nostra Asl".

‘Buco’ all’Asl n. 1: anche il perito dell’accusa contro la Regione

"Il processo ad Ermanno Giannetti ha vissuto nell’ultima udienza un passaggio cruciale che, come i tanti eventi anche recentissimi che hanno caratterizzato dal suo inizio questa vicenda (da ultimo le motivazioni dell’assoluzione dell’ex direttore generale Antonio Delvino), ha offerto una lettura di quei fatti ‘tirando in ballo’ il ruolo e le responsabilità della Regione Toscana.

Ancora una volta, dunque, a dirlo non sono né i consiglieri regionali né i parlamentari di centrodestra (che pure sono stati i primi a sottolineare le responsabilità politiche di Enrico Rossi per quel mega buco) bensì è addirittura il perito incaricato dalla pubblica accusa.

Una volta di più, emerge dunque che la Regione Toscana ed il suo Presidente (già assessore alla sanità per i dieci anni precedenti alla presidenza) non hanno affrontato questa pagina buia della sanità regionale con la necessaria chiarezza e con la dovuta volontà di scavare davvero al proprio interno per ricercare le autentiche responsabilità.

Oggi, i contenuti la relazione di minoranza con cui si chiusero i lavori della commissione d’inchiesta sul “buco” dell’Asl 1 tornano a manifestarsi nella loro cruda, logica valutazione dei documenti e ricostruzione dei fatti. E allora, le domande che abbiamo posto a Rossi in questi anni non possono che uscire dall’ombra in cui sono state politicamente relegate tornando ad essere attuali – cosa che in vero sono sempre state – ma soprattutto non possono più essere eluse: perché, ora più che mai, è chiaro che la verità sul ‘buco’ non può che passare dal ruolo svolto dalla Regione".

 

Stefano Mugnai, Jacopo Ferri

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