Disabilità gravi, l'associazione In Nome dei Diritti: "Cittadini che le Istituzioni considerano invisibili"

(foto gonews.it)

Non trovano posto tra i capitoli di spesa dei bilanci comunali ed i loro bisogni sono perlopiù ignorati da chi dovrebbe amministrare tenendo conto di tutta la città e non soltanto di una sua parte.

Sono i cosiddetti “invisibili”, tutti quei cittadini che ben precise scelte politiche, relegano  ai margini delle nostre città come della nostra società.

Cittadini abbandonati dalle Istituzioni, costretti in situazioni indegne per una società che voglia definirsi civile e moderna. Storie come quella che arriva da Lastra a Signa, dove la preghiera di una madre era quella di morire un attimo dopo la figlia disabile, altro non sono che il frutto del disinteresse delle istituzioni nazionali e locali nei confronti del problema del “dopo di noi”.

Chiunque può facilmente riscontrare come nella civilissima Toscana ci siano Comuni in cui da oltre 30 anni programmi elettorali, atti di Giunta e del Consiglio comunale, indichino la necessità di realizzare strutture sociali e socio-sanitarie quali centri diurni e strutture residenziali. In questi decenni, cosa si è fatto per dare risposta a questi cittadini?

Quali sono e dove sono collocate le strutture che ospiteranno i cittadini disabili gravi al momento della scomparsa dei genitori, o comunque quando la famiglia non sarà più in grado di accudirli?

Se domani un disabile grave rimane senza familiari, il Comune dove gli indica la struttura che lo ospiterà?

Oggi l’alibi è che non ci sono risorse, ma verificando i bilanci comunali di 30 anni fa, 20 anni fa, 10 anni fa, si vede chiaramente come nemmeno allora si sia voluto investire per dare risposte a queste fasce di cittadini.

Ma quello che preoccupa maggiormente è la completa mancanza di una cultura del sociale, ampiamente indicata nella carta costituzionale , e successivamente dalla legge quadro sul sociale.

Ne sono la riprova le negative iniziative intraprese da numerosi Parlamentari in merito al  “dopo di noi” con la presentazione alla Camera dei Deputati di sei proposte di legge sul tema degli “interventi per le persone affette da disabilità grave e prive del sostegno familiare.

Tali proposte di legge (si tratta delle n. 698, 1352, 2205, 2456, 2578, 2682) negano i diritti esigibili pienamente vigenti (Livelli essenziali di assistenza) per le persone non autosufficienti (sia durante la vita dei genitori, che dopo).

La gravità di queste omissioni si misura anche con il fatto che esse generano in gran parte e fomentano l’angoscia delle famiglie che hanno un componente con disabilità grave e che, ignorando i loro diritti, nascosti da queste proposte di legge, si sentono abbandonati a loro stessi.

Le persone incapaci di autodifendersi, non autosufficienti perché colpite da malattie e/o handicap grave sono oltre un milione di nostri concittadini: soggetti con handicap intellettivo grave e limitata o nulla autonomia, anziani malati cronici non autosufficienti, persone affette dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, pazienti colpiti da rilevanti disturbi psichiatrici e limitata autonomia, ecc. Essi hanno pieno diritto (in base alle leggi vigentimai annullabile per motivazioni di scarsità di risorse economiche) alle cure sanitarie e socio-sanitarie domiciliari, alla frequenza dei centri diurni, al ricovero in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, con una parte della retta, variabile dal 40 al 70%, a carico delle Aziende sanitarie locali.

I livelli essenziali di assistenza costituiscono servizi vitali per tante persone, servizi la cui erogazione non può essere a discrezione di chi amministra sulla base delle risorse disponibili.

Come può definirsi civile e moderna una società in cui tanti nostri concittadini sono costretti a vivere una vita ai margini ed in cui gli è negato il diritto ad essere parte integrante della comunità?

Solamente quell’assunzione di responsabilità, che impone allo Stato e ad ogni Comune di farsi carico di queste tematiche con investimenti adeguati, potrà restituire i propri diritti a tutti coloro i quali oggi sono considerati invisibili.

 

Fonte: Ass. In nome dei Diritti Onlus

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