Il Consiglio ricorda la Shoah con una seduta solenne

(foto gonews.it)

Bisogna levare alto “l’allarme contro l’oblio”, quello naturale e quello “indotto”. Lo ha dichiarato Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, intervenendo in apertura della seduta solenne del Giorno della memoria.

Presenti alla seduta le autorità e gli ospiti inviati, Joseph H.H. Weiler, presidente Istituto Universitario Europeo, Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica di Firenze, Joseph Levi, Rabbino Capo Comunità ebraica di Firenze e Alessio Ducci, presidente Aned Coordinamento regionale.

“Il tempo ci è nemico”, ha esordito Monaci, perché ci priva di coloro che, anche solo con la loro fisicità, hanno saputo dire “è stato tutto vero”.

Il presidente ha parlato di “piccoli e grandi segnali, tutti ugualmente significativi”, tali da rendere “prepotente l’urgenza della memoria”.

Il riferimento è “alle cose di questi giorni”. All’episodio di Torino, dove il soprintendente ai beni artistici s’è opposto alla presenza, in piazza Castello, di un vagone piombato che serva da monito ai passanti, in concomitanza con la mostra su Primo Levi. Monaci si riferisce anche alla recentissima cronaca di politica internazionale, al voto di Atene. Quasi il 7 per cento dell’elettorato affida “le proprie speranze di uscire da una crisi, certo tremenda, ad un partito neonazista. Adeguandosi a quello che in tanti altri Paesi, specie dell’est Europa, si è già concretizzato: la legittimazione democratica di forze politiche chiaramente inclini al ridimensionamento dell’orrore dei sei milioni di ebrei martirizzati, quando non addirittura ad un palese negazionismo”.

Non è dunque “vuota retorica” l’istituzionalizzazione del giorno della memoria e la partecipazione delle istituzioni pubbliche, case dei cittadini e “loro fedele proiezione in conseguenza di libere democratiche elezioni”.

C’è da riorganizzare la memoria, per difenderla “dall’oblio naturale e dall’oblio indotto. Dai burocrati insensibili come dai movimenti negazionisti”.

Il Consiglio regionale ha voluto e vuole dare il suo contributo. Con la seduta solenne di questo giorno, che tale è per “la presenza di autorevoli ospiti cui chiediamo di condividere sapienza, idee, proposte”; ma anche partecipato, con il consigliere regionale Ardelio Pellegrinotti, all’iniziativa del treno della memoria. Anche quest’anno, ha ricordato il presidente, decine di giovani toscani hanno preso parte a “un’esperienza formativa” che è anche “un viaggio emozionale”. “L’impatto concreto con quei luoghi di orrore, e coi ricordi che essi racchiudono, è la migliore medicina per curare la malattia dell’oblio”.

“In Toscana il livello di vaccinazione antirazzista ha raggiunto valori elevati”, parola del presidente della Giunta regionaleEnrico Rossi che, nella seduta solenne dedicata al Giorno della Memoria, ha ricordato l’impegno costante della Regione. A partire dal treno della Memoria, fino all’iniziativa del Mandela Forum che ha visto partecipare oltre 9mila  ragazzi, passando dall’impegno delle istituzioni e delle scuole, “per capire insieme come sia stato possibile arrivare alla Shoah e per impedire ogni ritorno al passato”.

“La Toscana non intende allentare la guardia – ha assicurato Rossi – perché non si può essere mai sicuri”. Da qui il ricordo dei tragici fatti di Parigi: “Ogni volta che in Europa riprendono forza i venti funesti del razzismo, si riaccende l’intolleranza verso gli ebrei, che vengono colpiti nei loro simboli”.  “È urgente riaccendere il Giorno della Memoria come termometro – ha sottolineato il presidente – per combattere l’integralismo religioso e l’antisemitismo, capaci di distruggere i capisaldi del modello democratico e di vanificare la più grande rivoluzione dei tempi recenti: la liberazione e l’emancipazione femminile”.

“Di razza ce n’è una sola, quella umana – ha detto Rossi con forza – dalla Toscana può ripartire un nuovo umanesimo mondiale, continuando nell’impegno di ogni giorno nel capire gli stereotipi razzisti, e partendo sempre dal combattere l’indifferenza, innesto dell’olocausto che ha bruciato l’Europa”.

“A noi tutti riflettere e riconfermare il lavoro che abbiamo sempre fatto e continueremo a portare avanti con slancio – ha concluso – per mantenere e rendere attuali i valori della democrazia, della pace e della liberta, supportando sempre, tali valori, con la capacità di inclusione sociale”.

“La memoria non deve e non può essere solo la celebrazione di una giornata. La memoria deve essere parte integrante della nostra identità e della nostra coscienza”. Lo ha detto Joseph H.H. Weiler, presidente Istituto universitario europeo, concludendo l’intervento daltitolo “Il rapporto tra Memoria della Shoah, diritti umani e identità europea”, con il quale si è chiusa la seduta solenne del Consiglio regionale dedicata al Giorno della Memoria. Weiler, che ha precisato di intervenire a titolo personale, ha spiegato di aver “accettato con esitazione l’invito, perché se è importante celebrare la memoria, è altrettanto vero che la memoria è pesante” e ha aggiunto che “questo giorno vale se è capace di metterci a disagio”. L’Europa, ha sottolineato, “non è molto abile con la memoria: ha deciso che la Shoah non si sarebbe mai più ripetuta, ma vent’anni fa, in Bosnia, si è di nuovo ripetuto il genocidio di una minoranza religiosa, in quel caso musulmana”. Weiler ha spiegato che la memoria è difficile perché “costituisce l’identità personale e collettiva” e ha aggiunto che nella nostra identità di europei c’è anche la Shoah. “Da quel buio”, ha affermato, “sono scaturire due nobili conseguenze: la fondazione dello Stato d’Israele e l’Unione europea”. Le loro politiche “sono criticabili”, ma né Israele né l’Unione europea “possono rinunciare alla loro identità, perché significherebbe disonorare la memoria della Shoah”.

Prima di Weiler erano intervenuti Sara Cividalli, presidente della Comunità ebraica di Firenze, Joseph Levi, rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze e Alessio Ducci, presidente dell’Aned Coordinamento regionale toscano.

Sara Cividalli ha ricordato che Auschwitz rappresenta “un tempo non lineare, fermo, dove passato, presente e futuro si confondono, perché quando i sopravvissuti ripensano a quel luogo essi sono ancora lì, adesso”. Per questo le iniziative della Regione, prima fra tutte il Treno della Memoria, sono utili. “Serve a far percepire”, ha detto, “che non è solo storia ma qualcosa che appartiene a tutti” e “serve a cogliere per tempo i segni premonitori, anche stupidi, del rinascere di sentimenti xenofobi e antisemiti”.

“Noi che siamo nati dopo la Shoah abbiamo sperato che questa tragedia si fosse per sempre allontanata dall’Europa, ma i segnali di questi ultimi anni e di queste ultime settimane ci dicono che i tempi funesti possono tornare”. Lo ha affermato Joseph Levi, sottolineando che “la macchina di morte dell’Isis sta imitando quelle stesse logiche tremende” e in questa situazione “non sappiamo bene come affrontare questo abisso”. Con i fatti di Parigi, ha aggiunto, “ci siamo ritrovati nel passato” e per questo “non si possono avere dubbi” sulla necessità di celebrare il Giorno della Memoria. La susseguente manifestazione di Parigi, ha detto, “ha lanciato un grido: questa volta non succederà che l’Europa non sappia reagire in tempo; lascia sperare che non succederà che torni l’antisemitismo e, aggiungo, che si manifesti l’antislamismo”.

Per Alessio Ducci, il Giorno della Memoria serve a ricordare “che coloro che sopravvissero ai campi di concentramento e di sterminio furono imprigionati perché proiettavano nel futuro l’idea di una società democratica, pacifica e giusta” e ci insegna che “non è il lavoro, ma la cultura e la conoscenza, che ci rendono liberi”. I testimoni diretti, ha aggiunto, “diminuiscono sempre di più, per questo serve mantenere alta la tensione contro il formarsi di nuovi fenomeni di xenofobia e di antisemitismo. La differenza”, ha concluso, “può farla la politica con le sue scelte”.

Fonte: Consiglio Regionale della Toscana - Ufficio stampa

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