Sanità, il sindacato Nursind: "Preoccupa la riorganizzazione delle Asl"

Giampaolo Giannoni (Nursind) (foto gonews.it)

Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, si trova oggi a valutare con estrema razionalità e con grande preoccupazione la questione della riorganizzazione delle Aziende Sanitarie della Toscana, declamata dal Presidente della Regione Enrico Rossi, nelle scorse settimane.

La riorganizzazione proposta dal Presidente porterebbe all’accorpamento delle AASSLL presenti sul territorio regionale dalle attuali dodici a quattro. Tre AASSLL più l’Azienda Ospedaliera Mayer.

Comprendendo le necessità di una riduzione della spesa sanitaria, visto quanto richiesto dall’attuale Governo alle Regioni, leggiamo superficialità strategica ed evidenti criticità concernenti sia la possibile riduzione del personale, sia quella dei servizi erogati alla persona.

L’intero processo inoltre, andrebbe a toccare altre riorganizzazioni già in essere che a questo punto andrebbero bloccate, riviste e corrette. Vedi il piano di riordino del settore emergenza/urgenza territoriale 118 con accorpamento delle centrali operative (D.G.R.T. 544/2014) Una riorganizzazione questa, che per logica non può precedere una radicale e profonda riorganizzazione delle aziende territoriali di fatto punto di riferimento gestionale e organizzativo delle suddette centrali operative del 118.

Una incomprensibile strategia quella della Regione Toscana e del Presidente Rossi che fa trasparire fretta ispirata esclusivamente da un’ottica di ipotetico risparmio economico che poi, conti alla mano, con si riscontra con evidenza. Basti pensare infatti che l’adeguamento delle sei centrali operative ha costi che si aggirano attorno ai 5.000.000 euro soltanto per la fase intermedia di passaggio da dodici a sei centrali operative, in quanto entro la fine del 2016 è comunque previsto il passaggio a tre centrali operative. C’è da chiedersi perché non passare subito alle tre centrali e risparmiare, in parte, questi soldi?

Ci preoccupano inoltre i 5000 esuberi dichiarati dal Presidente Rossi, esuberi che dovrebbero essere tutti “soggetti pensionabili”; affermazione incomprensibile con le attuali regole pensionistiche e, comunque, tutti a carico di soggetti direttamente responsabili dell’assistenza (la riorganizzazione riguarda 52 mila dipendenti del comparto) ottenendo come risultato, visto il blocco del turn-over, un’ulteriore diminuzione della dotazione organica del personale responsabile dei percorsi assistenziali, già oggi in sofferenza e con carichi di lavoro non più sostenibili.

In quest’ottica siamo fortemente preoccupati circa i livelli assistenziali resi all’utenza.

Sicuramente la sanità toscana ha necessità di una riorganizzazione strutturale, ma si dovrebbe partire intervenendo sull’appropriatezza delle cure e sui percorsi assistenziali ospedalieri e territoriali dei quali però non se ne legge traccia negli articoli di stampa riguardo le dichiarazioni rese dal Presidente Enrico Rossi.

La proposta di una commissione regionale sull’appropriatezza delle cure vede ancora una volta esclusi gli infermieri, come già accaduto con la D.G.R.T.544/2014 in parte corretto dopo numerose pressioni dei collegi professionali della toscana e da Nursind.

Ancora una volta ci sembra mancare il coinvolgimento di tutte le aree professionali direttamente interessate, operando una spending review con tagli lineari senza investimento dei risparmi laddove apporterebbero un significativo miglioramento del sistema salute.

Investire per esempio nell’assistenza domiciliare, nelle cure primarie e di conseguenza in tutto il percorso di presa in carico dell’utente, apporterebbe sicuri e significativi ritorni in termini di appropriatezza, qualità e risparmio.

In questo contesto si collocherebbe l’infermiere di famiglia/comunità, vero anello mancante del sistema, nonostante le indicazioni date dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità fin dal 2003! Un sistema sanitario regionale mirato a razionalizzare le ospedalizzazioni e gli accessi impropri ai pronto soccorso, porterebbe a sicuri e importanti risparmi sulla spesa sanitaria (risparmi confermati anche da altre simili esperienze in ambito internazionale), oltre ad una vera presa in carico del cittadino dal punto di vista dei bisogni assistenziali e non affidata a soggetti terzi.

A conferma di quanto sia fondamentale la risorsa infermieristica, riportiamo i dati OCSE di statistica sanitaria che si riferiscono al 2012 dei 34 Paesi aderenti.

La percentuale della spesa sanitaria italiana sul PIL si attesta al 9,2% discostandosi di solo un decimale dalla media OCSE del 9,3%.

Dato questo che dovrebbe confortarci visto che ci vede allineati agli standard degli altri paesi industrializzati.

Ma alla verifica di quanto e quale personale sanitario sia impiegato per far funzionare il sistema salute, si scopre che siamo sotto di 150.000 infermieri! Numeri impressionanti che ci collocano al 22° posto su 34 per numero di infermieri per 1000 abitanti, 6.4 contro la media dell'8.8

Riguardo alla percezione dello stato di salute degli italiani ci collochiamo al 18° posto rispetto alla valutazione "buono" mentre saliamo la china al 9° posto per quello percepito come "pessimo".

Nonostante ciò, l'aspettativa di vita è salita agli 84,8 anni di vita confermando il trand d'invecchiamento della popolazione e le conseguenti problematiche assistenziali.

Mancano 60.000 infermieri nel SSN ma 25.000 sono disoccupati, il 53% dei neolaureati non lavora.

Nonostante in Italia manchino, secondo i dati Ocse, oltre 60.000 infermieri, ben 25.000 non riescono a trovare lavoro, tanto che ben il 53% dei giovani laureati dal 2011 a oggi, è disoccupato. A dirlo sono i risultati preliminari di un'indagine del Centro Studi del sindacato di settore Nursind.

Un sistema perverso che genera una migrazione continua di infermieri formati in Italia ma impiegati all’estero. Mentre fino a qualche anno fa l'Italia era costretta a importare infermieri da altri paesi per far fronte alla carenza nelle strutture sanitarie, oggi sono gli infermieri italiani ad emigrare per trovare lavoro.

Una politica regionale che non tiene conto del servizio offerto ai cittadini contribuenti ne è esempio la risposta che i vari 118 possono offrire. Risposta diversificata da distretto a distretto, da provincia a provincia, per lo stesso problema di salute. Tutto ciò per effetto delle diverse interpretazioni dei decreti attuativi, lasciati al libero arbitrio dei vari direttori delle centrali operative. Anche l’impiego della risorsa infermieristica ne è una conseguenza. Si passa dalle quasi 100 unità della centrale operativa 118 di Firenze alla decina scarsa di Pisa e Livorno.

Di seguito gli Infermieri assegnati alle varie Centrali 118:

Abbiamo elencato una serie di macro ragioni che da sole bastano e avanzano per richiedere a gran voce una sospensione di queste riorganizzazioni, in particolar modo per quanto riguarda la prossima chiusura delle centrali operative (Empoli, Pisa, Massa Carrara, Lucca, Grosseto) come disposto dalla D.G.R.T 544/2014 sulla quale, tra l’altro, pende il ricorso al TAR presentato dai Collegi IPASVI della toscana.

Un accorpamento che appare scarsamente condiviso dalle stesse Aziende Sanitarie, in quanto ci risulta che ad oggi, solo le centrali 118 di Empoli e Pistoia stiano lavorando alle fasi propedeutiche l’accorpamento, al contrario di quanto accade nelle altre realtà, nelle quali siamo fermi alle sole intenzioni o poco più. Anche questo aspetto non ci sembra corretto nei confronti di tutto il personale infermieristico coinvolto il quale, suo malgrado, subisce trattamenti diversificati da zona a zona senza peraltro nessuna tutela sul mantenimento delle competenze acquisite.

Si richiede quindi con forza la sospensione della chiusura della centrale di Empoli e delle altre centrali operative oggetto di chiusura, fino ad una ridefinizione e omogeneizzazione delle risposte territoriali in ottica di area vasta, ma soprattutto in attesa di capire quali saranno gli scenari organizzativi che stanno dietro gli accorpamenti delle aziende sanitarie.

Dato il quadro di assoluta incertezza, ci sembra una proposta di buon senso ma anche di buon governo quella di rallentare questa corsa.

Giampaolo Giannoni, Segretario provinciale Nursind

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