
Ilaria Nesi è cresciuta a Tavarnelle val di Pesa ma nel 2009 ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi in Australia insieme al marito, di orgine umbra. Una scelta dettata dal desiderio di provare un’esperienza all’estero, perché entrambi hanno lasciato due lavori a tempo indeterminato per la precarietà. Una scelta della quale nessuno dei due si è pentito.
LA SCHEDA
Nome: Ilaria Nesi
Anni: 33
Cresciuta a: Tavarnelle val di Pesa
Studi: diploma all’ICG Roncalli di Poggibonsi (2000)
Residenza e professione: vive a Melbourne da novembre 2009 dove fa la store manager in un negozio che vende attrezzature per fare cibo e bevande in casa.
Prima esperienza all’estero: Quella attuale.
Lavoro in Italia: nell’amministrazione di due aziende agricole in Toscana e per il gruppo Fiat in Umbria.
Frase: Mio marito è diventato direttore di una piccola azienda di proprietà del suo datore di lavoro dopo solo due mesi che lavorava per lui.
L’INTERVISTA
Perché ha deciso di andare all’estero?
Sio io che mio marito volevamo fare un’esperienza all’estero. Nel 2009 abbiamo deciso di sposarci dopo alcuni anni di convivenza, e come viaggio di nozze abbiamo scelto l’Australia. Quando eravamo in Australia ci siamo informati sulle possibilità che avevamo di trasformare il viaggio in un’esperienza e abbiamo sfruttato il working holiday visa (visto per la vacanaz alavorativa), che durava sei mesi. È andata a finire che questi sei mesi si sono trasformati in una residenza stabile. Ci è piaciuto e siamo ancora qua, anche se all’inizio non riuscivamo a trovare un lavoro stabile. Io per esempio, per qusi un anno non ho lavorato, se non per breve tempo e con compiti precari.
Quindi se capisco bene entrambi avete lasciato un lavoro a tempo indeterminato in Italia per la precarietà in Australia?
Esatto. Adesso molti arrivano perché in Italia non ci sono possibilità. Noi invece abbiamo scelto di trasferirci all’estero.
Nella sua esperienza, quali sono le principali differenze nel mondo del lavoro fra l’Italia e Australia?
Intanto si dà spazio ai giovani. A differenza dell’Italia, i posti vengono dati in base alla meritocrazia e non in base alle conoscenze... Anzi, precisiamo una cosa: anche qui conoscere qualcuno è un ottimo punto di partenza, una cosa che favorisce molto. Però se non vali, vai a casa subito e il datore di lavoro perde la fiducia anche in chi ti ha segnalato. Un’altra differenze importante è che qua c’è molto più lavoro quindi sono tutti molto meno stressati per il mantenimento del posto di lavoro. Se un lavoro va male si sa che se ne troverà un altro in poco tempo. Infine la burocrazia, ce ne è molta meno rispetto all’Italia. La busta paga, per esempio, è chiarissima e non piena di voci come quelle italiane.
C’è un episodio che giudica indicativo per definire la differenza fra i due Paesi?
Mio marito è diventato direttore di una piccola azienda di proprietà del suo datore di lavoro dopo solo due mesi che era entrato nell’azienda.
Torneresti in Italia?
Sì e no. Se penso al mio futuro no perché non vediamo futuro in Italia. Se penso agli affetti e a quello che abbiamo lasciato,allora sì. Nonostante tutte le moderne forme di comunicazione, niente può sostituire il contatto diretto. In questo senso incide anche la lontananza. L’Australia è veramente molto lontana.
Il voto che dà alla sua vita adesso rispetto a quello quando era in Italia.
Difficile rispondere. Ci sono cose che mi mancano ora e che avevo in Italia e viceversa. Diciamo 8 qui e 6 in Italia. Qui sono molto più serena.
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