

"Di qui a pochi giorni il Jobs Act potrebbe diventare legge con il passeggio alla Camera, con o senza fiducia cambierà poco. Abrogazione dell'articolo 18,possibilità di demansionamento senza limiti, azzeramento di tutte le tutele in entrata sono solo alcuni dei punti principali di una riforma che per ora non è altro che un foglio bianco e che se passerà potra essere riempito con ben altre - e addirittura peggiori - scempiaggini. Scempiaggini di un governo che usa i guanti bianchi con gli imprenditori in grado di spendere mille euro per una cena e che invece preferisce sfoderare i manganelli con gli operai.
Ci sarebbe da chiedersi dove stia l'onestà in tutto questo. La resa finale nei confronti del capitale è servita. E la beffa è che proprio coloro che hanno architettato e introdotto la precarietà - allora la chiamavano flessibilità - ora stanno usando gli effetti che quest'ultima ha prodotto per legittimare tale resa. Siccome c'è la crisi - ci dicono - e i giovani non trovano lavoro, o quando lo trovano si tratta di lavoro senza contributi e diritti, appunto è che le 46 tipologie di contratto le hanno introdotte loro, che la possibilità di delocalizzare l'hanno voluta loro e soprattutto che la crisi è il prodotto diretto delle politiche economiche dei governi avvicendatisi finora e della speculazione dei loro amici finanzieri.
Dal nostro piccolo angolo, vorremo chiedere alle amministrazioni del territorio - tutte targate Pd - quali risposte saranno in grado di dare a tutte quelle migliaia di lavoratori che stanno pian piano uscendo dal mondo del lavoro e che non sanno se rientreranno. Le crisi aziendali che si stanno susseguendo - e che sembrano aver accellerato la marcia negli ultimi mesi, sarà un caso? – cosa produrranno, se non un esercito di nuovi schiavi che saranno riassunti, se lo saranno, con condizioni decisamente peggiori rispetto a quelle avute finora? E la soluzione per la disoccupazione giovanile, pensano davvero che stia in un contratto senza diritti che definire a tempo indeterminato è una barzelletta, visto che i padroni saranno liberissimi di licenziare e demansionare quando e come vogliono? Non c’è nessuno, nelle maggioranze del territorio, che prova a immaginarsi il futuro della nostra area tra 10 anni, quando i principali, poli produttivi saranno ormai stati spazzati via dalla crisi? Nessuno di loro, davvero, si sta rendendo conto che questo vile attacco nei confronti dei lavoratori si sta perpetrando mentre le ricchezze accumulate dal 5% della popolazione dell’Empolese Valdelsa stanno ulteriormente crescendo? Dov’è l’onestà quando si decide deliberatamente di attaccare una parte, quella più debole, della comunità senza alzare un dito nei confronti dell’altra, quella invece più ricca e più forte?
Anche per tutti questi motivi finora scritti sosterremo con convinzione lo sciopero contro le politiche e le riforme del lavoro del governo Renzi, auspicando che questo momento possa unire tutte le lotte che in queste settimane si susseguono e riempono le piazze delle città italiane. Una mobilitazione generale e unitaria è lo strumento necessario per impedire la cancellazione dei diritti e dare una prospettiva nuova al Paese. Da troppo tempo in Italia ci sono governi che sono forti con i deboli e deboli con i forti, noi Comunisti non accettiamo e non condividiamo queste scelte scellerate e sciagurate".
Davide Carpentieri Segretario PRC Empoli
Sandro Scardigli Segretario PdCI Empoli
Paolo Gaccione e Elisa Giunti Coordinatori Sinistra Unita per Empoli
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