
Alluvione a Carrara. Alla devastazione materiale e allo scoramento per i danni provocati dall'alluvione si aggiunge la perdita di fiducia da parte dei cittadini verso le istituzioni, sfiducia che è sfociata nelle mobilitazioni di questi giorni. Perdita di fiducia dei cittadini verso tutte le istituzioni indistintamente perché incapaci di dare risposte. Sfiducia così radicale da far passare quasi in secondo piano le richieste che siano appurate in tempi brevissimi le responsabilità e se vi è stato dolo. Questo è il quadro grave che sta emergendo e che parla della rottura del sistema delle relazioni istituzionali e del rapporto con i cittadini.
Accertare con chiarezza le responsabilità di questo fatto grave è tanto più importante perché si deve alla svelta arrivare a comprendere come stia l’argine in questione nel suo complesso, anche nelle aree dove non è venuto giù! Siamo di fronte all’ennesimo disastro che è figlio di anni di incuria e a cui si aggiunge la mancanza di ascolto da parte delle istituzioni: cioè quanto riportato dai giornali, che nel corso del tempo vi sono state segnalazioni di cittadini, degli stessi vigili del fuoco, su come erano stati i fatti i lavori del nuovo argine del Carrione, segnalazioni a Provincia, Comune e Regione a cui nessuno avrebbe mai risposto!
In questo quadro vi sono responsabilità anche della Regione che nonostante abbia messo risorse, e le risorse le aveva messe, non ha poi seguito constantemente l'evoluzione per avere certezza che i lavori venivano eseguiti nei tempi e modi dovuti. La lotta al dissesto idrogelogico non è stata assunta infatti come la grande opera prioritaria del territorio.
Priorità intorno alla quale riorganizzare il modello di sviluppo economico. Si è invece continuato ad assistere al solito balletto con riproposizione di grandi opere prioritarie cinquantennali, invecchiate, inutili e dannose. E nel frattempo anno dopo anno continuano ad avverarsi i disastri e le tragedie in Toscana.
Incuria, mancanza di attenzione e controlli costanti, questioni su cui anche la Regione non può certo dirsi immune e oggi il presidente Rossi non può pensare solo ai commissariamenti come se la Regione medesima fosse stata fino ad ora su un altro pianeta, e arrivi adesso a risolvere i problemi.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Detto questo – prosegue Sgherri – non bisogna nascondersi dietro un dito e, come in molte altre zone, è necessario fare un grande sforzo perché alvei dei fiumi vengano ripuliti e ridati al loro corso naturale, perché si stombino corsi d’acqua cementificati ecc. anche andando su questo contro interessi forti e consolidati, magari di attività economiche “storiche”.
Bisogna curare la malattia andando in direzione diametralmente opposta allo sbocca Italia, al renzismo – di cui Rossi si è fatto neo discepolo - che aprono alla cementificazione selvaggia, proprio a quella cementificazione colpevole del dissesto ecologico. Come non ricordare che dopo la tragedia pochi anni fa nella zona della Lunigiana, Rossi lanciò un grido di dolore affermando il “mai più costruire nell'alveo dei fiumi” e facendo approvare nel giro di poche settimane una legge che ne proibiva la cementificazione per poi, poche settinane dopo, in pieno stile sblocca italia, faceva approvare la deroga alla legge permettendo così di far costruire inceneritori nei pressi del letto dei fiumi. O come non ricordare che nel Piano paesaggistico ad ora adottato è stata reintrodotta la possibilità di riaprire le cave dismesse (sopra i 1200 metri). Questioni legate anche alla gestione “leggera” dello smaltimento dei residui di cava, che ha indubbiamente contribuito ad aggravare i carichi idrogeologici sul territorio a valle compromettendo la stabilità di argini e alvei.
La grande priorità in Toscana non è quella di un sotto attraversamento dell’Alta Velocità ne tanto meno di una nuova pista di aeroporto a Firenze o del corridoio tirrenico, fosse anche solo perché nessuna di queste grandi opere potranno attrarre investimenti se non vi è la sicurezza che il territorio non finisca sottoacqua! La grande priorità, imprenscindibile e non più rinviabile pena assumersi consapevolmente le responsabilità dei disastri futuri, è quella del mettere in sicurezza il territorio anche rispetto a questi eventi eccezionali che tanto eccenzionali ormai non lo sono più. Siamo di fronte infatti ad uno “stato di guerra” di fatto, e rispetto al quale le popolazioni (a cui va la nostra vicinanza e solidarietà) non possono più permettersi di vivere sul filo del rasoio ogni volta che si preannuncia una pioggia consistente.
Fonte: Ufficio Stampa
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