I neo specializzati in emergenza: "Al 118 lavorano medici senza formazione adeguata invece di noi specialisti"

Alcuni medici neo-specialzzati in medicina d'Emergenza ed Urgenza ha scritto questa lettera sulla situazione dell'emergenza territoriale

siamo alcuni dei neo-specialisti in Medicina d’Emergenza ed Urgenza, la scuola di specializzazione recentemente istituita, tanto voluta e richiesta da apparire quasi indispensabile ai fini del miglioramento e della riorganizzazione dei sistemi di emergenza a livello Italiano ed Europeo. Molte risorse sono state investite al fine di istituire la scuola, ma adesso che la prima tranche di specialisti è stata formata, purtroppo ci troviamo di fronte ad una realtà ben diversa da quella che ci era stata prospettata, soprattutto per quanto riguarda l’emergenza territoriale (il servizio in ambulanza, per intendersi).

A livello dei 118 Toscani al momento, è presente personale medico di ruolo, affiancato da personale cosiddetto convenzionato a tempo determinato, ovvero che lavora con contratti temporanei grazie al possesso del corso DEU, corso di pochi mesi che abilita a lavorare sull’emergenza territoriale. Questo personale, per la gran parte, non è in possesso di una specializzazione e l’unica formazione specifica per lavorare sull’emergenza territoriale, l'ha ricevuta nel breve e spesso incompleto corso sopracitato.

Risulta intuitivo che i medici specialisti in medicina d’emergenza ed urgenza, che hanno compiuto un percorso nell’ambito dell’emergenza di 5 anni, con lunghi periodi di frequenza sia in ambito ospedaliero (Pronto Soccorso, rianimazione ecc) sia sul territorio (118), risulti maggiormente preparato per affrontare le situazioni spesso critiche e di difficile gestione che fanno parte di questo lavoro.

Il paradosso attuale è che al momento, per lavorare in convenzione sul 118 in Toscana, risulta indispensabile il corso DEU, tanto che i medici specialisti in medicina d’emergenza urgenza non possono partecipare ai concorsi per tali posti nonostante la Regione abbia finanziato la maggior parte delle borse con cui sono stati retribuiti i suddetti medici durante il percorso di formazione. Pertanto la possibilità di lavorare sull’emergenza territoriale al momento ci è preclusa, favorendo l’assunzione di personale con inferiore preparazione e formazione per questo lavoro. A conclusione di questa paradossale situazione c’è la ricorrente proposta di stabilizzazione dei convenzionati, secondo la quale il personale che attualmente lavora sulle ambulanze in regime di convenzione e senza, lo ripetiamo, alcuna adeguata formazione specifica, può ottenere un contratto a tempo indeterminato, togliendo inevitabilmente opportunità di lavoro ai medici specialisti; questo esclusivamente secondo logiche sindacali legate al diritto del lavoro ed al precariato, eludendo qualsiasi razionale motivazione meritocratica e medico-sanitaria.

Ricordiamo inoltre che in base a direttive nazionali, atte anche ad uniformare il nostro paese agli standard europei, l’emergenza territoriale dovrà in futuro essere occupata solamente da medici specialisti. Pertanto, per tutelare l'interesse dei convenzionati che pertanto non rientrerebbero nei termini obbligatori imposti dalle suddette direttive, in Toscana si è pensato bene di assumerli tutti a tempo indeterminato, cosa che potrebbe avvenire già alla nuova scadenza della convenzione, ovvero il mese prossimo (novembre 2014). Ci chiediamo come il disegno di uno Stato che investe, anche in base a direttive europee, su un servizio di eccellenza in ambito medico, possa essere scavalcato dall'ente regionale assumendo personale non all'altezza del compito richiesto.

Detto questo siamo fiduciosi nel fatto che sia interesse delle istituzioni garantire uno standard qualitativo il più elevato possibile, soprattutto in un ambito così delicato come quello dell’emergenza.  Purtroppo la malpratica in ambito medico  è un tema estremamente attuale e di elevato interesse, e situazioni come quella appena descritta non possono far altro che esporre il nostro sistema sanitario ed in particolare il sistema di emergenza territoriale ad errori talvolta anche fatali. A tal proposito vorremmo specificare che non esiste ruolo più determinante e che richiede maggior preparazione di quello del medico dell’emergenza territoriale, che a differenza dei medici ospedalieri si trova ad affrontare situazioni critiche e complesse in completa solitudine, senza essere coadiuvato spesso neanche da personale infermieristico.  In tali circostanze solamente l’esperienza e la preparazione maturata nel corso di anni di studio possono aiutare a risolvere certe situazioni, sia dal punto di vista tecnico che gestionale.

In conclusione,  auspichiamo che tale situazione venga al più presto affrontata e risolta dagli organi competenti, mettendo fine ad un modus operandi perverso che antepone all’interesse della popolazione ed alla salute di tutti i cittadini, logiche “di casta” totalmente incompatibili con un miglioramento ed una professionalizzazione del sistema sanitario regionale e nazionale.

Fonte: Lettera firmata

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