
"Venerdi prossimo, 7 novembre, la gestione dei nostri rifiuti viene messa a gara. Publiambiente potrebbe non essere più l’azienda di riferimento. Ma sapere che fine farebbero, nel caso in cui l’azienda perdesse la gara, i dipendenti ed il patrimonio pubblico che essa rappresenta non è, purtroppo, l’unico problema. La gestione dei rifiuti è oramai nelle mani dell’ATO Toscana centro che raggruppa ben 70 comuni, ed i consigli comunali, che per legge devono svolgere funzioni di programmazione e controllo, si dovranno districare in uno scenario complesso per poter effettivamente rispondere ai propri cittadini dell’efficienza del servizio e anche dell’entità delle tariffe.
Spinte da questa preoccupazione, abbiamo avanzato in consiglio comunale alcune domande al sindaco ed alla giunta, a partire da un giudizio sull’opportunità di mettere a gara il servizio anziché procedere ad un affidamento diretto.
I quesiti più urgenti riguardavano il contenuto stesso della gara. Quali obiettivi si danno al nuovo gestore, che tipo di servizio chiediamo venga svolto, che quota di raccolta differenziata e che tipo di impianti. In particolare come mai si preveda ancora l’attivazione di tre/quattro inceneritori e nessun impianto avanzato di trattamento meccanico e biologico che invece può essere una buona alternativa? Ci è stato risposto che gli inceneritori sono calibrati sulla produzione stimata di rifiuti per i prossimi anni e che comunque, se per caso questa dovesse diminuire, gli inceneritori saranno utilizzati per bruciare rifiuti speciali e quindi non ci saranno diseconomie. Con questa scelta si dice chiaramente che non c’è l’intenzione di superare la necessità degli inceneritori. I rischi per la salute dei cittadini e più in generale il problema del surriscaldamento del pianeta passano come sempre in secondo piano, a favore della solita logica del profitto.
La nostra produzione di rifiuti pro-capite è una delle più alte d’Italia; nel piano di ambito si stima che rimarrà praticamente stabile, sottovalutando di molto la possibile diminuzione. Solitamente, invece, con l’aumento della raccolta differenziata fino a al 70-80%, la produzione dei rifiuti diminuisce. Perché? Questi livelli di differenziata sono raggiungibili in tempi brevissimi, come dimostra anche l’esperienza del nostro circondario e normalmente comportano una diminuzione della produzione pro-capite almeno del 25%. Non a caso la produzione per abitante nel nostro circondario supera di poco i 400 Kg mentre in tutto l’ATO è di 583 Kg. Rifacendo i calcoli in questo modo probabilmente sarebbe sufficiente, semmai, un solo inceneritore.
L’impressione è quella di un approccio molto vecchio al problema, in controtendenza con quanto succede in Europa, che preferisce costruire i impianti di incenerimento e rinuncia a spingere sulla diminuzione dei rifiuti in maniera convinta, nonostante sia possibile. Ma soprattutto l’impressione è quella di un esproprio ai danni della comunità rispetto alla titolarità delle scelte. Abbiamo chiesto esplicitamente come si intendeva garantire che il consiglio comunale avesse gli strumenti per svolgere efficacemente il ruolo che gli compete, in termini di indirizzo e controllo del servizio, per esempio attraverso l’impegno del sindaco a far passare dal consiglio tutte le decisioni importanti in materia.
Nessuna risposta, nessun impegno. E questo fa seguito alla bocciatura del nostro ordine del giorno che, in occasione dell’approvazione del regolamento per la TARI, chiedeva di poter esaminare analiticamente il bilancio di Publiambiente, che poi è la base delle tariffe che paghiamo. Sulla determinazione della tariffa come agirà l’ATO? Se guardiamo il resto d’Italia, ma anche l’Europa, si nota che chi fa molta differenziata, diciamo ai livelli del nostro circondario, paga bollette mediamente più basse, anche del 30%. E noi come potremo riscuotere il frutto del nostro comportamento virtuoso all’interno di un ambito in cui ci sono comuni che hanno comportamenti molto diversi e la tariffa è unica?
La gestione dei servizi pubblici locali è un pezzo importante della qualità della vita delle nostre comunità. L’efficienza ed anche l’economicità del servizio, nonché la rispondenza ad obiettivi di rispetto della salute e dell’ambiente, dipendono anche dalla possibilità del controllo democratico. Lunedì sera non abbiamo avuto alcuna rassicurazione in merito".
Dusca Bartoli e Lisa Lavoratorini, consigliere di FabricaComune per la Sinistra
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