
La ricerca archeologica svolta nella chiesa del complesso di Sant’Orsola sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha consentito di acquisire dati di straordinaria rilevanza sulla chiesa del convento, offrendo, inoltre, nuovi spunti di riflessione sull’evoluzione urbanistica di Firenze nel Basso Medioevo.
L’indagine, che ha interessato i 2/3 dell’estensione complessiva della chiesa, ha portato all’individuazione dell’altare originario pertinente alla fase di fondazione del convento (1309), altare successivamente ampliato e modificato nell’ultimo quarto del Trecento e spostato definitivamente negli anni ‘40 del XVI secolo.
Sono questi alcuni dei risultati pubblicati nel volume Il monastero e la chiesa di Sant’Orsola a Firenze. Indagine storico-archeologica dalla fondazione alla soppressione a cura di Giuseppina Carlotta Cianferoni e Valeria d’Aquino, presentato nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, alla presenza – oltre che delle autrici – del Presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, di Stefano Giogetti, ex assessore all’edilizia della Provincia e di Andrea Pessina della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Oltre alle diverse pavimentazioni della chiesa, in lastrine, cocciopesto o semplice battuto, ed a strutture di frazionamento della navata liturgica e del presbiterio, sono state indagate e documentate sei sepolture terragne inquadrabili fra il 1375 e la metà del Quattrocento, disposte in posizione privilegiata nell’area dell’altare, ed, ancora, un cassone funerario per sepolture multiple utilizzato a partire dalla metà del XV secolo.
Sono, infine, emersi altri quattro ambienti funerari certamente in uso nel Seicento, fra i quali non si può non menzionare la bella cripta sotto l’altare ‘nuovo’, dotata di ingresso diretto in chiesa e di un secondo corridoio d’accesso con pareti dipinte.
La ricerca archivistica, svolta in concomitanza con quella archeologica, oltre che far luce sulle motivazioni che hanno indotto le benedettine prima e le francescane poi ad apportare modifiche anche sostanziali alla chiesa del convento, ha permesso, in taluni casi, l’identificazione dei defunti deposti nei vani funerari ed ha accertato, in modo inconfutabile, la presenza di una seconda chiesa ad uso esclusivo delle religiose, riconosciuta in un altro ambiente del complesso, in passato erroneamente considerato un refettorio.
Fonte: Provincia di Firenze - Ufficio Stampa
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