
"Apprendiamo dalla stampa dei giorni scorsi che tecnici, manager e politici, locali e non, sono al lavoro per la realizzazione di una società regionale deputata alla gestione del servizio idrico in cui confluirebbero Publiacqua S.p.a, Acque S.p.a e Acquedotto del Fiora. In questa newco toscana, Acea S.p.a. (società multiutility di Roma con i soci privati Suez Environnement e Caltagirone), dovrebbe avere la maggioranza azionaria.
Come si concilia questo con l’esito del referendum per l’acqua pubblica del 2011? Come si accorda con pregresse dichiarazioni di tanti amministratori ed ex amministratori, anche del pd, di voler rispettare la volontà espressa da 27 milioni di cittadini di ripubblicizzare il servizio idrico? E con la propaganda elettorale di molti nuovi amministratori?
La scelta tra affidare la gestione del servizio idrico integrato ad una società interamente pubblica, di proprietà dei Comuni (quindi dei cittadini a cui i sindaci devono rispondere), o invece ad una società partecipata da un socio privato che diviene colui che decide delle sorti di un bene comune essenziale, è esclusivamente dei Sindaci, riuniti nell’autorità d’ambito, e non dipende da una presunta (in realtà mai esistita) normativa superiore.
Queste manovre finanziare che “concludono” l’opera di privatizzazione di questo servizio pubblico vengono spiegate con la necessità di fare investimenti per opere indispensabili per garantire un corretto servizio. Ma è più di dieci anni che Acea è presente nelle nostre società di gestione, con percentuali societarie del 40% e del 45%, con delega piena nella politica industriale delle aziende e con tariffe, ricomprendenti la remunerazione del capitale al 7%, fra le più alte d’Italia. Nonostante questo siamo in ritardo ed abbiamo investito meno. Perché, e in quale modo, dovrebbe invertirsi la situazione?
La logica che muove un qualsiasi soggetto privato (e tale è anche Acea rispetto ai nostri territori) è esclusivamente quella del profitto. Ovvio e legittimo profitto. Oppure si pensa che il Comune di Roma (che certo non naviga in buone acque!), la compagnia francese Suez o la società Caltagirone, siano generosi benefattori pronti a regalare capitali per offrire ai cittadini toscani un degno servizio essenziale? In questa che si profila come pura operazione finanziaria, promossa e incoraggiata dal c.d. Sblocca Italia renziano, chi ci guadagna?
Chiariamo un altro punto: non sono i soci privati a realizzare gli investimenti. Questi sono coperti dalla tariffa che noi tutti utenti del servizio paghiamo. E se è vero che dalla stessa è stata espunta la quota garantita di remunerazione del capitale che ha permesso vili speculazioni in questo settore, essa copre ancora tutti i costi d’investimento, compreso il costo del capitale. Forse la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe applicare, ad una società interamente pubblica, interessi bancari più favorevoli di quelli di un soggetto privato; forse reinvestire gli utili nella società invece che distribuirli a fine anno ad un eventuale partner privato potrebbe aiutare.
Si abbia, quindi, almeno il coraggio di ammettere che ciò di cui oggi discutiamo, gestore unico privato per il servizio idrico toscano, è l’ultimo tassello di un percorso avviato ormai almeno una decina di anni fa, sulla spinta di un liberismo, ideologico ed estremo, che non tiene conto della diversa scelta compiuta dai cittadini e che fa comprendere quanto vuote e false siano le parole e le azioni di certi dirigenti politici.
Chiediamo, allora, ai Sindaci dell’Empolese-Valdelsa:
- se qualcuno di essi fa parte del gruppo di lavoro che sta progettando il futuro della propria azienda di gestione del servizio idrico o se tutto questo avviene a loro insaputa;
- se hanno intenzione di rispettare la volontà dei cittadini discutendo le soluzioni alternative (da varie parti avanzate) e opponendosi all’avanzare di questo percorso irreversibile di privatizzazione;
- se, come minimo, hanno intenzione di dare una qualche informazione-spiegazione ai cittadini che nel 2011 hanno manifestato la loro volontà con il referendum, in modo inequivocabile".
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