
“Le ombre sulla Tav diventano ancor più scure”. E’ il commento della Presidente della Commissione d'inchiesta del Consiglio regionale della Toscana sulla Tav, Marina Staccioli (Fratelli d’Italia), spalleggiata dal capogruppo Giovanni Donzelli e dal consigliere Paolo Marcheschi, sull’esito della commissione finalizzata all'accertamento dei fatti trattati dalla comunicazione del presidente Enrico Rossi sugli sviluppi dell'inchiesta sull’alta velocità di Firenze e la rimozione dell’architetto Fabio Zita dal ruolo di dirigente responsabile del settore Valutazione d’impatto ambientale.
La commissione ha concluso oggi i suoi lavori votando sulle varie relazioni presentate: non c’è stato dunque accordo sulla relazione unica, proprio a causa della divergenza sulla valutazione politica del caso. Gli atti della commissione, così come l’esito delle sue sedute, sono rimasti secretati fino ad oggi, giorno dal quale possono essere diffuse soltanto le dichiarazioni dei relatori che hanno firmato le liberatorie: “La commissione è stata letteralmente ‘imbavagliata’ – ha denunciato Staccioli - svolgere i lavori in queste condizioni, per di più con il Presidente Enrico Rossi che si è rifiutato di venire a riferire in commissione, è completamente inutile. Soltanto Zita e Bramerini hanno firmato le liberatorie per diffondere il contenuto delle dichiarazioni rese in commissione – ha fatto sapere Staccioli – nessuna autorizzazione invece da dirigenti che nella vicenda hanno avuto un ruolo centrale, come il direttore generale Antonio Davide Barretta, la sostituta di Zita Paola Garvin, l’altro direttore generale Riccardo Baracco, il direttore dell’Arpat Riccardo Barca e il responsabile Via Alessandro Franchi. Una commissione d’inchiesta deve poter avere gli strumenti per valutare politicamente i fatti a fondo, pur non compiendo ingerenze nel lavoro della Magistratura – ha sottolineato la Presidente - proporrò una modifica del regolamento per far sì che queste commissioni siano realmente efficaci”. La consigliera Staccioli si dice così “amareggiata che il Pd e la maggioranza si sia arroccata sulle sue posizioni, senza mostrare davvero di voler vedere chiaro in questa vicenda. Nella relazione di maggioranza, i consiglieri Giani e Manneschi sostengono la ‘correttezza’ e la ‘coerenza’ del presidente Rossi, che ha letteralmente imposto la sua autorità su un aspetto, quello della Valutazione d’impatto sulla Tav, che richiedeva la massima autonomia”. “Nonostante gli strumenti che abbiamo avuto siano stati limitati – ha però aggiunto entrando nel merito Staccioli – sono emersi numerosi elementi sconcertanti, soprattutto relativi alle pressioni subite, riferite dall’architetto Fabio Zita, ma anche le rivelazioni dell’assessore all’Ambiente Annarita Bramerini”. “Se Zita da anni operava in ‘palese violazione della legge’, come afferma Rossi nella comunicazione in Consiglio sulla vicenda – sostiene la Presidente Staccioli nella sua relazione finale – anche l’assessore Bramerini e il dirigente generale del settore ne erano forse responsabili? E perché come suo successore è stata nominata Paola Garvin, che non si era mai occupata di questioni ambientali? Tant’è che Garvin è stata ora di nuovo sostituita nel ruolo di dirigente responsabile della Via da un ingegnere: Aldo Ianniello”. “Zita, la cui autorevolezza è stata negata in commissione solo da Barretta, ha riferito di aver subìto ‘telefonate da Rfi e Italferr perché ammorbidissi le mie posizioni’. Il passaggio di deleghe da Bramerini a Rossi – ha sottolineato Staccioli - sono accadute proprio in concomitanza con la procedure per la realizzazione del nodo fiorentino dell’alta velocità, in particolare la delicata gestione delle terre di scavo su cui era chiamato a decidere lo stesso Zita: sarà un caso?”, si domanda Staccioli. “Cosa c’è di così segreto da nascondere? Siamo di fronte ad un’opera costosissima, da un impatto fortissimo e su cui grava anche un’inchiesta della Magistratura con ipotesi di reato pesantissime: corruzione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio, con un presunto legame di interessi con il clan dei Casalesi - concludono gli esponenti di Fratelli d'Italia - in un quadro del genere non smetteremo di cercare la verità e di chiedere la massima trasparenza. Prima che sia troppo tardi”.
LE DICHIARAZIONI DI ZITA
Zita occupava quell’incarico da 17 anni e si scontrò sullo scoglio delle terre di scavo, vicenda che gli costò il posto di responsabile del settore. Zita, che è già stato ascoltato anche dalla Magistratura, dice in commissione: “Noi non eravamo chiamati a rispondere ai contenuti dell’intesa politica […] qualcuno non intendeva comprendere che queste erano le regole: noi tecnici dobbiamo lavorare all’interno di quelle norme e di quelle leggi e nessuno ci può venire a imporre qualcosa di diverso”. Riguardo alla vicenda delle terre di scavo da portare a Santa Barbara, Zita spiega: “Quei 3 milioni di metri cubi erano rifiuti e non potevano essere altro […] sapevo perfettamente che la cosa non era gradita, quante telefonare ho ricevuto da Rfi, da Italferr perché ammorbidissi le mie posizioni?”.
LE DICHIARAZIONI DI BRAMERINI
“Bramerini, nel corso delle audizioni con la commissione d’inchiesta, ammette di essere stata molto sorpresa da questa decisione di Rossi e di esserne rimasta anche amareggiata”, scrive Staccioli nella relazione. La delega della Via, che fino a quel momento era stata nelle sue mani, passava da quel momento alla Presidenza. In particolare balzano all’occhio i riferimenti alle dichiarazioni di Lucia Bora, direttore generale dell’avvocatura regionale, la quale “disse – riferisce l’assessore all’ambiente – che questa sostituzione poteva apparire non opportuna perché l’ufficio Via è un ufficio molto delicato, che Zita era figura che garantiva anche rigore nella conduzione di procedimenti anche molto delicate”. “Di fronte a queste parole – dice Bramerini in commissione – tutti, io per prima, ci riflettei e di lì ai mesi successivi non riposi il problema perché in effetti le parole della Lucia Bora mi hanno fatto molto pensare”.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
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