
Ho salutato con favore l'avvio del sistema Porta a Porta e improntato tutta la mia attività (falegnameria) su principi etico/ambientali, riciclando e producendo meno rifiuti possibili. Una attenzione che ha portato risultati significativi: nell'ultimo anno non ho ancora svuotato né il contenitore del grigio né quello degli imballaggi, mentre svuoto con una frequenza mensile quello dei residui organici (dati facilmente verificabili dal gestore). Scelte che non sembrano interessare troppo gestori e amministrazioni locali, che continuano ad adottare sistemi di calcolo assurdi ed iniqui basati su mq e riduzioni generiche incentrate sulle tipologie dell'attività, più che sulla quantità di rifiuti prodotti.
Alla mia attività, che occupa uno spazio di 108 mq (dimensioni mediamente piccole per una falegnameria), viene richiesto a distanza di 20 giorni, il pagamento di 300,97 euro come saldo per il 2013 (scadenza 14 settembre) e di 276,12 (scadenza 13 ottobre) come 1 acconto per l'anno 2014. In definitiva, i miei rifiuti sembrano avere un valore commerciale molto simile a quello dell'oro.
Il tutto è reso ancora più assurdo da un sistema porta a porta che ha prodotto ottimi risultati, ma che non premia adeguatamente le imprese più virtuose e finisce per incentivare unicamente una evasione contributiva già elevata. Se è vero che alcuni comuni (es. Lamporecchio) utilizzano il sistema di “tariffazione puntuale”, per quale motivo non si estende questo sistema a tutti i comuni gestiti da Publiambiente?
Giovanni Rubattu
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