
La tradizione di Empoli, città all’avanguardia in tema di diritti civili, parte da lontano. Era il novembre del 1993 quando il consiglio comunale a giunta Pds con il sindaco Varis Rossi dette il via libera al primo registro italiano delle unioni civili.
Tra i promotori, oltre alla sezione dell’Arcigay empolese, Flavio Arditi, al tempo assessore al sociale.
L’iniziativa risalente a ben ventuno anni fa, può tornare oggi alla ribalta, dopo la recente decisione del sindaco di Empoli Brenda Barnini di dare il via libera ad un registro per i matrimoni tra persone delle stesso sesso celebrati all’estero.
Per ricostruire l’iter dell’iniziativa del 1993 e avere un’opinione sullo stato attuale dei diritti civili gonews.it ha rivolto alcune domande a Flavio Arditi, già assessore, ex presidente dell’Arcigay empolese e recentemente candidato nella lista ‘Ora si Cambia’ che sosteneva Damasco Morelli alle scorse elezioni amministrative.
Può ricostruire la storia dell’approvazione del registro delle unioni civili?
Al tempo il circolo Arcigay ad Empoli era davvero attivo e all’avanguardia, era un punto di riferimento per tutto il mondo omosessuale in gran parte della regione. Dall'associazione partì l’idea di promuovere questa iniziativa, il primo tentativo di regolamento venne bocciato, mentre al secondo abbiamo avuto la meglio. Si trattò di un processo iniziato in modo provocatorio, non credevamo di poter avere molto seguito, cosa che invece successe. Poco dopo alcuni senatori del Pds presentarono proposte di legge sul tema, che anche se rimasero lettera morta fecero discutere. Molti altri comuni, poi, hanno seguito l’esempio empolese.
Qual è la differenza tra il registro approvato nel 1993 e quello odierno?
A livello di efficacia non cambia molto, i veri passi avanti sono stati fatti negli altri stati europei che hanno legalizzato i matrimoni omosessuali. La differenza sta principalmente per chi ha figli e necessita del riconoscimento del matrimonio. L’iniziativa di Empoli purtroppo non è risolutiva rispetto alla legislazione nazionale e anzi, come è già successo in altre zone, potranno crearsi contenziosi tra i vari livelli, ad esempio tra il Comune ed il prefetto.
Secondo Lei quante persone potranno usufruire a Empoli del nuovo registro?
Non ho le idee chiare a riguardo, anche se conosco varie coppie della zona in questa situazione.
Qual è secondo Lei il prossimo passo per il riconoscimento dei diritti civili?
Rispetto a venti anni fa mi sembra inutile fare una legge nazionale sulle unioni civili, visto che molte cose sono cambiate. Ora è necessario riconoscere a tutti gli stessi diritti, non ci sono più vie di mezzo, a partire proprio dal matrimonio".
a.p.
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