Cosimo Cantini, da Empoli al Cern di Ginevra

Cosimo Cantini di fronte ad un armadio di elettronica di controllo di ArDM (Argon Dark Matter)

L'importanza della tecnologia e quanto l'Italia sta rimanendo indietro in questo campo. L'empolese Cosimo Cantini, ricercatore al politecnico di Zurigo, introduce un settore chiave dell'economia moderna: la tecnologia. Loda in modo non banale l'università che lo ha formato (la facoltà di ingegneria a Pisa) ma non risparmia critiche ai ritardi tecnologici che il Paese sta accumulando.

LA SCHEDA

Nome: Cosimo Cantini

Anni: 30 anni

Cresciuto a Empoli

Studi: diplomato al liceo classico Virgilio di Empoli (2003) laurea specialistica in ingegneria elettronica all'università di Pisa (2012).

Residenza e professione: vive e lavora dal 2012 come ingegnere elettronico nel comitato europeo per la ricerca nucleare del Cern di Ginevra (quello reso famoso dalla celeberrima stupidaggine dell'allora ministro Maria Stella Gelmini, secondo la quale c'era un tunnel che lo collegava con l'Aquila) anche se formalmente lavora per il politecnico di Zurigo.

Prima esperienza all'estero: sempre al Cern di Gineva, nel 2011 come studente.

La frase: Cosa si sta facendo in Italia per garantire uno sviluppo economico, che si basa su delle innovazioni che devono essere alimentate e sovvenzionate dallo Stato? Le idee non nascono dal niente, vanno coltivate tirando su una generazione, a partire dalle elementari.

L'INTERVISTA

Perché ha deciso di andare all'estero?

Quando ero studente ero attratto dalla ricerca scientifica e per questo durante gli studi seguii un corso di fisica delle alte energie tenuto dal professor Castaldi a Pisa e mi avvicinai alla fisica delle particelle. In seguito approfondii la materia personalmente e sul sito del Cern vidi quanti esperimenti vengono fatti e quante possibilità ci sono per gli studenti e poi per i laureati. Da qui sono nati i contratti che mi hanno permesso di venire a Ginevra per la prima volta, capire cosa è una realtà sperimentale che studia la fisica e quindi decidere di rimanere là quando mi è stata offerta una posizione al politecnico di Zurigo.

Realtà sperimentale che studia la fisica, esattamente cosa fa nel suo lavoro?

Sono ingegnere elettronico nel Institute of Particle Physics di Eidgenössische Technische Hochschule (ETH) Zürich. Il nostro gruppo di ricerca, guidato dal Professor Andre Rubbia, conduce attività di ricerca e sviluppo per rivelatori di particelle ed è basato al CERN di Ginevra. Attualmente stiamo conducendo un esperimento di nome ArDM (Argon Dark Matter) per rivelazione diretta di materia oscura nel Laboratorio Sotterraneo di Canfranc (LSC), Spagna.

Inoltre conduciamo attività di ricerca e sviluppo di rivelatori di Neutrini di prossima generazione nell'ambito della collaborazione internazionale LAGUNA (Large Apparatus studying Grand Unification and Neutrino Astrophysics).

Nella sua esperienza che differenza c'è fra il mondo accademico italiano e quello estero.

Per rispondere a questa domanda devo precisare che la preparazione che ho avuto grazie a ingegneria elettronica a Pisa è incomparabile. Io sono riconoscente a questa facoltà perché mi ha dato degli strumenti che in questi anni si sono rivelati fondamentali. Detto questo, non posso non dire che in quell'università manca totalmente una concezione un po' più internazionale, non ci sono collegamenti con la realtà produttiva italiana e con le realtà internazionali come il Cern o altri laboratori europei simili. A Pisa mancano questi collegamenti per vantare quel riscatto tecnologico del quale tanto si parla ma che non sarà attuato.

Cosa le manca dell'Italia?

Professionalmente non ho esperienze in Italia dunque non saprei dire. Quello che mi manca è la famiglia. Perché qui la qualità della vita e dei rapporti che si instaurano è molto buona, si ha la possibilità di approfondire e migliorare le proprie capacità relazionali. Quello che mancano sono famiglia e amici. A volte fa un po' male essere lontani e scoprire che le persone stanno definendo il proprio progetto di vita.

Considerando tutti gli aspetti, valuta di venire a lavorare in Italia?

Lo escludo in un futuro prossimo, non a lungo termine. Però si deve premiare il merito e non gli interessi di partiti. In Italia ci si deve dare una mossa.

Si può spiegare meglio?

Io parlo dal punto di vista tecnologico. È vero che sono inserito in una struttura universitaria, ma io faccio ricerca; non sono un insegnante universitario e non credo che lo sarò mai. Quello cui mi riferisco è un livello un po' più produttivo e industriale. Per riscattarsi su un piano tecnologico bisogna attivare dei canali economici più dinamici e sganciarsi da delle visioni passate. Vedo come la tecnologia viene trattata qui in Svizzera, oppure in Francia e in Germania: c'è molto più dinamismo e recettività tecnologica. Cosa si sta facendo in Italia per garantire uno sviluppo economico, che si basa su delle innovazioni che devono essere alimentate e sovvenzionate dallo Stato? Le idee non nascono dal niente, vanno coltivate tirando su una generazione a partire dalle elementari. Lo sviluppo economico moderno viene garantito dalla ricerca tecnologica. Lasciamo stare la Svizzera, i cui investimenti in ricerca sono altissimi. Però anche Francia, Germania e Inghilterra investono nella ricerca percentuali importanti del Pil.

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