
Il deputato e segretario regionale del PD della Toscana, Dario Parrini, commenta le parole di D'Alema alla Festa dell'Unità di Bologna
“Molti si sono stupiti nel leggere le velenosissime esternazioni di D'Alema contro Renzi alla Festa dell'Unità di Bologna. Io no. E non solo perché immaginavo che D'Alema avrebbe reagito male al fatto che sabato è andato ad un'altra persona, Federica Mogherini, l'incarico europeo che lui inseguiva da anni. Il motivo principale della sua ira, un'ira scomposta e poco rispettosa della realtà dei fatti, è secondo me un altro.
D'Alema, premier da otto mesi, nelle europee del giugno 1999 riuscì nel capolavoro di portare il suo partito, i DS, al 17,4%: un fiasco (il PDS aveva preso il 21,1% alle politiche del 1996).
Renzi, dopo appena tre mesi di premiership, alle europee del maggio scorso ha condotto il suo partito, il PD, al 40,8%: un indubbio grande successo (alle politiche del febbraio 2013 il PD si era fermato al 25,4%).
Tutti possono capire che la differenza tra -3,7 e +15,4 è una differenza enorme, che può appannare le facoltà critiche anche di un leader solitamente dotato di notevole autocontrollo.
D'Alema segretario di partito, nel 1997-98, provò, da presidente della Bicamerale, a mettersi alla testa di un'operazione avente come obiettivi la riforma costituzionale e la riforma elettorale. Risultati ottenuti: zero.
Renzi, segretario di partito, ha messo in dirittura d'arrivo la riforma elettorale, la riforma del titolo V della Costituzione e la riforma del Senato con connessa forte riduzione del numero dei parlamentari. Inoltre ha prodotto un incremento di mille euro netti annui delle buste paga di dieci milioni di lavoratori dipendenti: tutti risultati che D'Alema ha lungamente cercato ma che non ha mai nemmeno sfiorato.
Ce n'è abbastanza per interpretare le dichiarazioni odierne dell'ex presidente del consiglio, che notoriamente si considera il migliore di tutti, come un classico fallo di frustrazione. Poco responsabile, anche se in un certo senso comprensibile e prevedibile”. Così il deputato Dario Parrini, segretario del PD della Toscana, commenta le dichiarazioni rilasciare ieri da Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità di Bologna.
La risposta di Fontanelli (Pd) a Parrini: "Le offese non aiutano l'Italia"
Non si può reagire ''con offese verso chiunque osi sollevare qualche interrogativo o qualche critica, come fa il segretario toscano del Pd, Parrini'' verso chi ha manifestato perplessità ''sui risultati conseguiti finora dal governo Renzi''. Lo afferma in una nota il deputato pisano del Pd, Paolo Fontanelli, replicando alle parole del leader regionale dopo l'intervento di D'Alema alla festa de l'Unità di Bologna.
''In questi giorni - scrive il parlamentare - si sono fatti più insistenti una serie di interventi critici sulla fragilità e la debolezza dei risultati conseguiti finora dal Governo Renzi in relazione alla crisi economica e sociale. Sia da parte di autorevoli osservatori politici che di cittadini, come nel caso odierno dei commenti sul sito del Sole 24ore all'intervista del presidente del consiglio. E anche da parte di esponenti del Pd, come D'Alema alla festa de l'Unita' a Bologna.
La risposta del Pd a queste valutazioni critiche, esterne e interne al partito, non può essere quella di far finta di niente o di dichiarare una sorta di 'lesa maestà'; oppure, ancora peggio, quella di insultare. Per questa via non si costruisce niente, quando invece c'è bisogno di creare le condizioni di una forte coesione politica e sociale capace di dare risposte alla sofferenza del Paese. Un compito, questo, che spetta in primo luogo al Pd e al suo gruppo dirigente''.
Fonte: Ufficio Stampa
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