
Con il fiorentino Paolo Carloni inizia una miniserie di due interviste a docenti universitari. Toscani in giro offre così due punti di vista sul mondo che più di altri ha provocato la nascita dell'espressione “cervello in fuga”. Entrambe le interviste confermano la distanza fra il mondo accademico italiano e quello degli altri Paesi occidentali e smontano uno dei principali luoghi comuni sugli atenei italiani: quello secondo il quale mancano i soldi.
LA SCHEDA
Infanzia: Montalcino, quindi Chianciano (“mio padre era medico, lui si spostava e la famiglia lo seguiva”)
Studi: Liceo scientifico Gramsci a Firenze, laurea in Chimica all'università di Firenze, dove poi inizia la carriera universitaria. Si è trasferito alla scuola superiore di Trieste nel 1998, e nel 2000 è diventato associato.
Residenza e lavoro: dal 2009 vive in Germania a Julich, vicino ad Aquisgrana, dove è professore ordinario e dirige il laboratorio di biofisica computazionale (“usiamo il computer per simulare lo sviluppo di malattie come cancro o Alzheimer e cercare di studiarle”).
La frase: Nelle università italiane il vero problema non sono i pochi finanziamenti, ma il modo in cui sono distribuiti.
Prima esperienza all'estero: quella attuale.
L'INTERVISTA
Perché ha deciso di andare all'estero?
Diciamo che è stata un'evoluzione naturale della mia carriera accademica. Io ho frequentato la facoltà di chimica dell'università di Firenze, eletta migliore facoltà di chimica d'Italia. Era una facoltà molto difficile, infatti molti non ce la facevano e rinunciavano. Ho quindi iniziato la carriera universitaria a Firenze, per poi trasferirmi a Trieste. Il mio percorso accademico italiano dunque è stato privilegiato. Però a un certo punto della mia carriera guardare all'estero e andare a lavorarci è stata una cosa naturale.
Che differenze ci sono fra il sistema accademico italiano e quello straniero?
Prima di tutto c'è la questione dei fondi. In Italia vengono assegnati a delle cordate composte da molti professori, mentre in Germania i fondi sono individuali. Questo permette, se una persona è piena di iniziativa, di fare molto di più in modo indipendente. Se invece sei parte di una cordata, devi seguire la cordata.
Secondo moltissimi accademici italiani i soldi sono pochi; io su questo punto sono controcorrente. Nelle università italiane il problema non sono i soldi ma il modo in cui sono distribuiti. Il sistema delle cordate fa sì che i soldi vengano distribuiti a pioggia: il risultato è la mancanza di incentivi. In questa situzione, aumentando i soldi non si risolve nessun problema. Basterebbe distribuire i soldi attuali con criteri scientifici e meritocratici per risolvere moltissimi dei problemi delle università italiane. Certo, è vero che per alcune cose i soldi devono essere aumentati, ma il vero problema è che il sistema deve cambiare e diventare più competitivo, permettendo alle persone giovani di accedere ai fondi e fare ricerca. Quando sono diventato ricercatore in Italia, lo Stato mi dava 400mila lire, cioè 200 euro, per tutto l'anno, e per legge non potevo accedere alle cordate di cui dicevo prima.
Un altro esempio semplice per dimostrare quanto il sistema italiano sia lontano dalla dimensione internazionale: in Italia nelle domande dei fondi si deve scrivere tutto in italiano, anche la parte scientifica. Per farla breve, bisogna smettere di trattare allo stesso modo chi è bravo e chi non lo è.
L'altro problema è quello delle reviews (le revisioni scientifiche della produzione accademica, ndr). In Italia la prima è avvenuta con il ministro Moratti; magari è stata fatta male, ma almeno per la prima volta è stata fatta. Il mio lavoro al contrario è sottoposto a controlli e revisioni continue.
Cosa le manca dell'Italia?
A questa domanda posso rispondere sulla base di una lunga esperienza. Innanzitutto dico che per me tornare in Italia significa tornare in Toscana (e noi toscani a questa frase diamo un bel 10, ndr). Quando ero a Trieste ricordo una zona di conflitti, scritte razziste sui muri e altre cose brutte che in Toscana non ci sono. Adesso anche da questo punto di vista sono in un'ottima situazione perché in Germania la Toscana è molto amata; questo fa sì che ci siano moltissimi voli low cost verso Pisa. Dunque adesso per venire in Toscana mi servono lo stesso tempo e gli stessi soldi che mi servivano da Trieste. Ho una casa a Tirrenia che è a 10km da Pisa, comodissimo.
Che voto dà alla sua vita adesso rispetto a quella in Italia?
Il voto è positivo per entrambe le esperienze, diciamo che dò un sette a entrambe, anche se per motivi diversi. Uno dei momenti più belli della mia vita è quando sono cresciuto a Chianciano perché sono cresciuto in uno dei posti più belli del mondo. All'estero il voto è alto per la qualità del lavoro, ma nella vita non c'è solo il lavoro.
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