Le proposte di Forza Italia per superare la crisi: dal blocco degli incarichi all'abolizione delle Società della Salute

Il mondo cambia, la crisi morde ancora, ma le politiche economiche e sociali messe in campo dal governo regionale sono in piena continuità con il passato. Il debito pubblico regionale è aumentato, la pressione fiscale è aumentata, la spesa pubblica è aumentata. Le conseguenza sociali ed economiche sono purtroppo significativamente negative per i toscani. A dirlo sono i numeri:

  • ·         Il complesso della burocrazia pesa per 1,2 miliardi di euro all’anno sull’artigianato toscano; 11 mila euro per ogni singola impresa;
  • ·         Nel primo trimestre 2014 in Toscana sono scomparse 16 imprese artigiane al giorno, per un totale di 9mila nell’intero periodo di crisi.
  • ·         l’artigianato toscano ha chiuso il 2013 con una flessione del proprio giro d’affari del 3,3% rispetto al già terribile 2012.
  • ·         Il mondo dell’edilizia e delle costruzioni ha una contrazione nella produzione pari al 3% che si aggiunge alla contrazione registrata nel 2012 pari al 6%.
  • ·         L’andamento della produzione di beni e servizi in Toscana nel 2013 rispetto al 2007 è calata del 13%, ritornando sui livelli del 1997.
  • ·         La produzione manifatturiera tarda a ripartire, chiudendo il primo trimestre del 2014 con un nuovo arretramento, seppur inferiore a quello registrato nel corrispondente periodo del 2013.
  • ·         Nonostante le attese il fatturato ha chiuso il primo trimestre con un dato leggermente negativo, a fronte di un dato atteso intorno all’1%. Inoltre a deludere non sono soltanto gli indicatori di produzione, ma anche quelli relativi alla domanda, tutti chiaramente intonati ad una fase di stagnazione; per il nono trimestre consecutivo la crescita dei listini di vendita resta al di sotto dell'1%, un evento che non si era mai verificato nel corso degli ultimi dieci anni.
  • ·         Le evidenti difficoltà nell'uscita da questa negativa fase congiunturale si ripercuotono inevitabilmente sul mercato occupazionale che, benché in terreno positivo, riporta una variazione decisamente troppo contenuta (+0,3%) per recuperare quanto perso negli ultimi anni. Continua a crescere il ricorso alla CIGS (+21,4%).
  • ·         La produzione e il fatturato delle piccole imprese scendono entrambi del 3% ed anche gli ordinativi, se sul mercato estero si mantengono stabili, su quello interno evidenziano ancora difficoltà, tanto che il dato aggregato si ferma al -1,8%. In leggera flessione risulta inoltre anche il dato occupazionale (-0,4%).

Davanti a questo scenario drammatico non è più sopportabile nascondere la crisi strutturale del sistema economico e sociale toscano. Occorre subito una discontinuità politica tale da dare alla nostra regione un nuovo volto, una nuova struttura economica, una nuova organizzazione sociale.

Con la risoluzione presentata oggi in consiglio regionale e collegata al DAP (Documento annuale di programmazione) Forza Italia ha proposto tre linee strategiche che riteniamo in grado di imprimere una svolta radicale e decisiva:

1. Razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica regionale, compresa quella sanitaria, attraverso la eliminazione degli sprechi, semplificazione burocratica e amministrativa,  dismissioni patrimoniali e privatizzando le partecipazioni non strategiche. Superamento dei finanziamenti a pioggia e dei numerosi ed incontrollabili fondi regionali per destinare totalmente questi milioni di euro per la riduzione della pressione fiscale;

2. Superamento dei finanziamenti a pioggia e dei numerosi incontrollabili fondi regionali per destinare totalmente questi milioni di euro per la riduzione della pressione fiscale;

3. Realizzazione delle grandi opere strategiche infrastrutturali attraverso l’impiego dei fondi europei.

In particolare e nel dettaglio, le proposte di Forza Italia sono:

Gli spazi per recuperare ingenti risorse da allocare in maniera produttiva e legata alle nuove priorità della società toscana ci sono, basta volerlo. Basta volere ad esempio:

-          La razionalizzazione sedi della Regione;

-          Le dismissioni delle partecipazioni azionarie nelle società che non producono beni e servizi collegati alle finalità istituzionali della Regione, come quelle relative alla mera gestione di attività termali, aeroportuali, fieristiche ecc.;

-          L’abolizione di Sviluppo Toscana, dell’Agenzia Recupero e risorse e il Superamento della Fondazione sistema Toscana, il cui ultimo bilancio si è chiuso per l’ennesima volta in perdita;

-          Il blocco delle consulenze e degli incarichi esterni, valorizzando il personale in pianta organica della Regione;

-          L’abolizione dei consorzi pubblici “Società della Salute”, demandandone le funzioni a convenzioni tra enti locali e aziende sanitarie, senza bisogno del ricorso a sovrastrutture e poltrone “politiche”;

-          Riduzione del numero delle aziende sanitarie e ospedaliere, come sta avvenendo in altre Regioni italiane;

-          Vendita straordinaria del patrimonio immobiliare delle aziende sanitarie ed ospedaliere e rifinanziamento delle politiche sanitarie territoriali e specialistiche e del fondo per la non autosufficienza;

-          Costruzione di un nuovo modello di formazione professionale e alternanza scuola-lavoro che applichi complessivamente gli indirizzi emersi dall’Indagine conoscitiva promossa dal Portavoce dell’Opposizione e condivisa, nella sostanza, dal Consiglio regionale in sede di relazione conclusiva.

-          Unificazione delle LODE e riordino del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica;

Parallelamente, per favorire il sostegno al risanamento economico e allo sviluppo è necessario ridurre la pressione fiscale, sburocratizzare e realizzare le infrastrutture strategiche.

La prima azione capace di modificare questa situazione di progressivo soffocamento delle energie migliori della società toscana va colta attraverso un processo che potrebbe articolarsi in una fase sperimentale di generale autocertificazione rispetto a tutti i vincoli burocratici di competenza della Regione, introducendo efficaci procedure di controllo ex post per garantire il rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento.

Inoltre non è più proponibile la tradizionale politica di tipo assistenziale caratterizzata da una distribuzione a pioggia di risorse complessivamente ingenti ma inidonee, a causa della dispersione degli interventi, a porre le basi di una vera politica industriale della Regione. Serve invece ridurre significativamente la pressione fiscale alle imprese e famiglie utilizzando per il 2015 gli 82 milioni già anticipati dalla Regione in attesa dei fondi strutturali europei. Così come sarebbe utile il superamento della logica dei fondi per le imprese, destinando l’ammontare complessivo degli stessi per una strutturale riduzione della pressione fiscale alle stesse imprese (IRAP) e alle famiglie (addizionale IRPEF).

Infine il capitolo infrastrutture, non è più rimandabile il completamento, attraverso i fondi europei, di opere importanti quali il raddoppio della linea ferroviaria Pistoia-Montecatini Terme; il collegamento autostradale Rosignano–Civitavecchia; la messa in sicurezza e potenziamento della FI-PI-LI; la Strada di Grande comunicazione E78 Grosseto-Fano; il completamento della SS 429. Sono anni che sentiamo dire che la Regione deve cambiare marcia. Si tratta di decidere quale ingranare, se una scattante o la retro.

Fonte: Consiglio Regionale della Toscana

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