
Il Consiglio regionale ha adottato, con un voto a maggioranza, il Piano paesaggistico che, trascorso il periodo delle osservazioni, tornerà all’attenzione dell’aula per l’approvazione definitiva. L’atto è stato adottato con il voto contario di FdI, Udc e Più Toscana-Ncd e quello di astensione di Ncd e Forza Italia. Approvata anche la proposta di risoluzione collegata, su cui ha votato contro il gruppo Nuovo Centrodestra e hanno espresso voto di astensione FdI e Udc.
La risoluzione, riconoscendo il positivo lavoro fin qui svolto, impegna la Giunta regionale ad assumere tutte le iniziative utili a valutare le osservazioni e a giungere alla formulazione finale del Piano “entro la conclusione della corrente legislatura”. In questo senso andranno ascoltati tutti i soggetti coinvolti per cogliere le “eventuali criticità che permangono”, così da “rispondere alle aspettative di benessere, anche economico, delle comunità locali senza compromettere, anzi mettendo in valore, il patrimonio territoriale e paesaggistico della Toscana”. La risoluzione, inoltre, sottolinea la necessità di “approfondire e verificare puntualmente” tutte le correlazioni tra il Piano e “la necessaria competitività del sistema economico toscano”. Infine, si chiede, in sede di aggiornamento del protocollo con il Ministero dei beni culturali e del Turismo, di semplificare l’apparato procedimentale e amministrativo.
Prima della votazione dell’atto e degli emendamenti presentati, l’Aula ha respinto a maggioranza la proposta di risoluzione, primo firmatario Giuseppe Del Carlo (Udc), con la quale si chiedeva il rinvio dell’adozione del piano per consentire ulteriori approfondimenti.
In sede di votazione degli emendamenti, molti dei quali ritirati o respinti, ne è stato approvato uno, primo firmatario Gianfranco Venturi (Pd) ma sottoscritto tra gli altri anche da Nicola Nascosti (Forza Italia) e Maria Luisa Chincarini (Cd), che considera salve ed escluse dalla valutazione paesaggistica “le procedure relative alle attività estrattive che alla data di adozione del presente Piano abbiano già conseguito l’autorizzazione paesaggistica ai sensi del Codice” o la “pronuncia di compatibilità ambientale”. Approvato anche un emendamento, primo firmatario Pier Paolo Tognocchi (Pd), che rafforza le salvaguardie a tutela della qualità paesaggistica della valle del Chiecina. Approvato, infine, un emendamento, primo firmatario Nicola Nascosti, che specifica in modo chiaro a cosa si riferiscono le prescirizioni indicate all’articolo 38 comma 1 punti b, c ed f e inerenti le attività estrattive.
In sede di dichiarazione di voto sul Piano, Giovanni Santini (capogruppo Forza Italia) ha giudicato “egregio” il lavoro svolto sul miglioramento del testo, visto che quello proposto dalla Giunta “era ispirato solo alla conservazione, immaginando una Toscana immobile”, in cui era difficile “immaginare processi di sviluppo, a partire dal settore cave”. Ciononostante “il nostro voto, viste le tante criticità ancora presenti, sarà di astensione”.
Giuseppe Del Carlo ha annunciato il voto contrario, visto che “la proposta di risoluzione evidenzia la necessità di approfondimenti e superamento di problemi”.
Mauro Romanelli (Misto) ha dichiarato voto favorevole, nonostante “siano stati respinti gli emendamenti presentati dalla collega Sgherri”.
Monica Sgherri (FdS-Verdi) ha definito “un’occasione persa” gli emendamenti da lei presentati e respinti dall’aula, “ma il Piano è comunque buono e rappresenta una svolta culturale”. Di qui l’annuncio del voto favorevole.
Voto di astensione sul Piano, infine, è stato annunciato da Alberto Magnolfi (capogruppo Ncd), in coerenza con quanto argomentato nel corso dell’intervento in Aula.
Piano paesaggistico: Rossi, creste apuane da tutelare
“Con il piano del paesaggio toscano è stata fatta un’opera monumentale che inciderà nel dibattito culturale futuro, un dato che segnerà questa legislatura”. Così il presidente della Regione Enrico Rossi prende la parola in aula e inizia la conclusione del dibattito sull’adozione dell’integrazione al Pit con valenza di Piano paesaggistico.
“Vedo questo piano – ha detto Rossi – come una svolta che permette alla Toscana di evitare scempi futuri, di superare incertezze normative, arbitrio e indeterminatezza. È un piano di chiarezza e di semplificazione per la vita dei cittadini”.
“Non voglio sottrarmi dal parlare delle cave. Mai siamo partiti dall’idea di chiuderle – ha precisato il presidente – ma di superare quelle interne al perimetro del parco delle Apuane. Non abbiamo mai pensato di bloccare l’attività economica di estrazione del marmo, ma vogliamo introdurre regole precise e generali, quello sì, per le autorizzazioni, le procedure, con il superamento di situazioni di incertezza e mancanza di vincoli”. Il piano consente “in applicazione della legge Galasso del 1985, e questo è un punto irreversibile, di salvaguardare vette e creste sopra i 1200 metri. Lo skyline delle Apuane va tutelato”. Un altro obbiettivo da raggiungere, previsto nel piano è quello “che entro il 2020, almeno il 50 per cento dell’estratto sia lavorato in loco. Siamo contro le forme di delocalizzazione”. Il presidente ha ricordato che a Massa e Carrara l’estrazione viene spesso fatta, anche grazie alle nuove tecnologie, in modo speculativo “il marmo viene portato via come il burro, noi vogliamo che rimanga in Toscana. Questo è lavoro”.
“Con questo piano – ha ribadito Rossi – lanciamo una sfida agli industriali. Questa ricchezza, unica al mondo, deve essere valorizzata sul luogo e creare occupazione”.
“Quella che noi proponiamo è una rivoluzione culturale perché – ha concluso Rossi – la Toscana deve rimanere bella. Con questo piano ci apprestiamo a tutelare e se possibile abbellire la nostra regione, il dolce volto della nostra patria toscana”.
Marson: "Piano paesaggistico, segnale di un diverso sviluppo possibile"
"Ritengo il piano oggi adottato un significativo progetto per il futuro della Toscana, segnale di un diverso sviluppo possibile. Da questo punto di vista, il passo indietro degli emendamenti passati in commissione è servito comunque ad approvare un punto di svolta e andare avanti con maggiore consapevolezza, cultura e regole più chiare relative alle trasformazioni del territorio".
Questo il commento dell'assessore a urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio Anna Marson, dopo l'adozione in Consiglio regionale del Piano paesaggistico.
Il Consiglio regionale toscano, secondo l'assessore, "primo in Italia si è fatto carico di una responsabilità che gli fa onore, nell'adottare un piano paesaggistico copianificato con il Ministero competente in materia di paesaggio, la cui redazione viene attribuita alle Regioni dal Codice nazionale dei beni culturali e del paesaggio".
"Per quanto riguarda le cave nelle Apuane – dice ancora Marson - lungi dal bloccare tutte le attività, il piano si propone invece di farle evolvere in modo più sostenibile, sia in merito all'occupazione che alla tutela del paesaggio. Anzi, in questo caso si può dire che tutela dell'occupazione e tutela del paesaggio possono evolvere positivamente soltanto insieme".
"Statico non è certo il piano – ribadisce l'assessore regionale - ma la posizione di coloro che intendono mantenere le loro rendite di posizione senza confrontarsi con gli interessi collettivi e diffusi, e con le molteplici economie che un territorio può supportare se trattato con maggiore cura."
Piano Paesaggistico: il dibattito
Matteo Tortolini (Pd) ha sottolineato come in tutte quelle Regioni, come ad esempio in Sardegna e in Puglia, dove si è iniziata la discussione sul piano paesaggistico sono esplosi problemi insormontabili. “Il fatto è che si tratta di uno strumento che ha conseguenze rilevanti per i cittadini e per i Comuni – ha spiegato il consigliere –. Questo piano è merito della Giunta che ci ha creduto e che ci offre un punto di vista nuovo, anche per molti di noi che vengono da una cultura di tipo produttivistico”. Detto questo, Tortolini ha ribadito che il Consiglio svolgerà appieno la sua funzione e che i peggiori nemici del Piano possono essere proprio i fondamentalisti, chi lo ritiene “una sorta di spartiacque tra bene e male”. “Nella proposta di risoluzione – ha proseguito Tortolini - ci sono spunti importanti e temi cruciali, dobbiamo evitare gli ingorghi burocratici, rivedere le aree di vincolo, c’è da lavorare sulle schede di ambito”. Quanto alle attività estrattive “sappiamo che un certo sistema estrattivo non potrà perpetuarsi, ma se vogliamo mantenere in Toscana un sistema industriale e manifatturiero c’è bisogno del materiale inerte; se si usa materiale scavato altrove, le aziende andranno altrove”.
Secondo Alberto Magnolfi (Ncd) per lavorare sul piano sono stati posti tempi irragionevoli, che non hanno permesso alla Commissione competente di svolgere appieno il suo compito. “Si tratta di un atto – è il giudizio del consigliere – che consegna alla Toscana una grande e bella mole di documenti tecnici, ma che è pieno di punti interrogativi e inquietanti per il futuro del territorio. Non c’è stato confronto, si tratta di un vestito calato dall’alto e sconosciuto nei dettagli anche a chi si accinge a votarlo, perché i passaggi decisivi sono ancora tutti da fare”. L’atto, ha concluso Magnolfi, rischia di provocare appesantimenti burocratici eccessivi, ed è “il frutto di due visioni e impostazioni diverse, di una contraddizione all’interno della maggioranza che non è stata risolta perché non si è trovato un accordo. Non potete chiedere a noi di apporre la firma a un documento così pieno di incognite e di rischi”.
“La politica torna a fare il suo compito, cioè programmare e fare delle scelte”. Questo il giudizio di Loris Rossetti (Pd), per il quale “siamo davanti a un atto di coraggio, che la Toscana compie tra mille difficoltà. Essendo un piano così complesso è inevitabile che si porti dietro scelte ed aggiustamenti da fare”. Rossetti ha sottolineato l’esigenza di garantire la libertà di coltivazione per gli agricoltori e di rivedere il vincolo idrogeologico in relazione ai corsi d’acqua, per cui il materiale residuo dalla pulizia degli argini dovrebbe essere lasciato sul posto. Anche Rossetti è tornato sul problema delle cave. “Si è fatta molta confusione al riguardo – ha detto -. Il lavoro svolto è ottimo, ne usciamo con la certezza che non sarà chiusa nemmeno una cava, anche se una regolamentazione è doverosa”. Agendo sugli strumenti esistenti, come la legge 78, si potrà puntare sulla filiera corta “dando risposte, come è nostro dovere, all’intera comunità e questo anche se ci sarà contenzioso con una certa parte del mondo del marmo”.
Per Mauro Romanelli (Gruppo Misto) “dichiarare la volontà e farsi carico del compito di programmare lo sviluppo e la tutela del territorio è un atto coraggioso, e per noi qualificante di questa esperienza di governo di centrosinistra”. “In questo senso – ha aggiunto il consigliere – non ci interessa troppo il dettaglio del singolo articolo, ma che si abbia una visione complessiva dello sviluppo del territorio”. Riguardo alle cave Romanelli ha osservato che “la stragrande maggioranza dell’ambientalismo tiene in massimo conto il lavoro e la produzione, ma d’altra parte spetta alla politica anche avere una visione del futuro. Deve essere chiaro che i materiali estratti sono esauribili, non è un’attività rinnovabile, e per l’impatto paesaggistico alla lunga non può che diventare una diseconomia. La politica ha il compito di individuare un’idea di transizione per un’attività che è destinata a finire, dando risposte al lavoro: in questo senso la filiera corta è uno degli elementi qualificanti”.
Il dibattito consiliare è continuato con l’intervento di Pieraldo Ciucchi, presidente del Gruppo misto che ha espresso voto favorevole all’atto e apprezzamento per “la filosofia positiva, ispiratrice di questo piano che pone in salvaguardia l’ambiente in modo dinamico”. “Si tratta – ha detto il capogruppo – di un tentativo di riformismo moderno, di valorizzazione del territorio coniugata allo sviluppo e al lavoro”. “Un tentativo – ha aggiunto – che cerca di tamponare gli effetti negativi di questi ultimi 20 anni, causati dalla legge 5 del 1995 che ha depotenziato le assemblee elettive e concentrato nelle mani di gruppi ristretti il governo del territorio”.
Ciucchi ha sottolineato un aspetto che “non è stato dei migliori, il metodo: non piace a nessuno legiferare sotto pressione – ha detto – con mediazioni dell’ultim’ora e serrate pilotate. Per questo il voto è favorevole pur senza magnificare, senza sottolineature eccessivamente positive”.
“Il piano è uno strumento che riguarda tutta la Toscana – ha detto il capogruppo Pd Ivan Ferrucci – ed è importante che ci sia proprio in un momento di crisi come questo perché fornisce alla nostra regione le prospettive e gli strumenti necessari per lo sviluppo economico, del territorio e di tutela del paesaggio. Si tratta di uno strumento che migliora la vita dei cittadini”. “Dopo l’adozione del piano – ha aggiunto il consigliere – l’impegno è quello di lavorare sul territorio con gli enti locali per arrivare entro fine legislatura all’approvazione definitiva. Dobbiamo entrare nel merito delle schede territoriali con la consapevolezza che siamo una delle poche regioni che discute il Pit”. Ferrucci ha evidenziato il voto unanime uscito dalla commissione “dopo un confronto serrato nel merito e condivisione delle scelte”.
Il voto contrario del consigliere regionale Gian Luca Lazzeri: “Emendamenti apprezzabili ma non sufficienti”
Il consigliere regionale Pt-Ncd, Gian Luca Lazzeri si è espresso contro l’adozione dell’integrazione del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di piano paesaggistico, motivando la sua dichiarazione di voto contrario.
«Nonostante consideri apprezzabile il lavoro di correzione del testo svolto dalla commissione e dal Consiglio Regionale – sottolinea – il mio voto al Pit è contrario. Gli emendamenti approvati infatti sono utili ma non sufficienti ad alleggerire le modifiche sostanziali e restrittive che il provvedimento comporterebbe, ad esempio, ma non solo, nel già complesso quadro delle attività estrattive della nostra regione.
Le prescrizioni infatti partono da subito, le eventuali azioni propositive per lo sviluppo invece solo alla sua approvazione definitiva, il cui termine massimo potrebbe essere entro due anni. Si tratta di un piano che non ha visto poi un confronto sufficiente con i primi attori chiamati in causa, cioè i sindaci e che è legato a una concezione di base che distingue il territorio urbano da quello rurale ipotizzando una campagna con uno specchio di attività produttive legate al settore silvo-pastorale.
Mi chiedo poi con quale forza potremo affrontare la partita delle osservazioni se oggi accettiamo il Pit nella sua integrità (e per le opposizioni il voto di astensione vuole dire accettazione). Gli emendamenti proposti non sono da considerarsi un regalo alle minoranze ma i correttivi minimi che un consapevole Consiglio Regionale è riuscito a portare a casa dal confronto con la Giunta. Infine – conclude – la maggioranza con una risoluzione evidenzia forti criticità del piano e ne chiede il superamento e impegna poi la Giunta ad approvare definitivamente il piano paesaggistico entro la corrente legislatura. Allora perché far partire le prescrizioni se è possibile, ma io non lo credo, chiudere la partita in pochi mesi?».
Piano del Paesaggio, Ferrucci (Pd): “Strumento che dà opportunità di sviluppo e tutela l'ambiente”
“Quello adottato oggi è un piano che ci permette di uscire dall’incertezza normativa e rappresenta uno strumento funzionale sia a tutelare lo sviluppo economico che il nostro paesaggio. Agire su entrambi i fronti è fondamentale, la crisi che stiamo vivendo ci impone delle scelte determinanti e il lavoro certosino che è stato fatto ha permesso di coniugare queste due esigenze. Il distretto lapideo è tra i cinque distretti industriali toscani di rilevanza nazionale, a riprova dell’esistenza nella nostra regione di un tessuto economico articolato e di valore che dobbiamo impegnarci a preservare nella sua complessità. Dopo l’adozione continueremo il nostro confronto serrato e nel merito con i territori, gli enti locali, le categorie economiche e tutti coloro che a vario titolo sono interessati da questa normativa”.
Così Ivan Ferrucci, capogruppo Pd Regione Toscana, intervenendo durante la seduta odierna del Consiglio regionale in cui è stato adottata l'integrazione del Pit con valenza di piano paesaggistico.
Romanelli (SEL): “Con la sua approvazione la Toscana si pone all’avanguardia per la tutela del territorio e del paesaggio”
“Alla fine di un lungo lavoro e di tante discussioni, esprimo un parere più che positivo sull’approvazione odierna del piano paesaggistico che integra il piano d’indirizzo territoriale, principale strumento urbanistico regionale” - dichiara il Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia e Liberà Mauro Romanelli .
“Sinistra Ecologia e Libertà rivendica l'approvazione definitiva di questo piano, ancora da portare a casa, un punto qualificante e non scontato del percorso complicato di questi cinque anni di Governo di centrosinistra in Regione Toscana: un punto su cui ci siamo spesi da subito, e che pone la Toscana all’avanguardia nella tutela del territorio e del paesaggio”. “Dispiace che questo traguardo sia parzialmente offuscato dal dibattito sulle attività estrattive nelle Alpi Apuane che ha monopolizzato la discussione, a scapito di molti altri aspetti, ma anche su questo i passi avanti sono evidenti e le proteste delle lobbies più corporative e della destra ne sono la controprova”.
“Dove non c’è programmazione, avvengono situazioni caotiche, come quella della Piana fiorentina, dove si vorrebbero affastellare interventi di ogni tipo senza una valutazione complessiva”. “Così come serve una visione del futuro, che appunto questo piano nella sua interezza fornisce, dettando regole precise, vincoli, e fissando importanti invarianti strutturali, frutto di un approfondito studio, per quanto riguarda i caratteri identitari ed eco sistemici del paesaggio toscano”.
“Venendo alla situazione delle Alpi Apuane si afferma finalmente che esse rappresentano un paesaggio naturale, unico e non riproducibile, da salvaguardare, e che le attività minerarie del marmo non sono attività infinite e rinnovabili e sono quindi da regolare”. “Nel dettaglio le nuove attività estrattive, quelle esistenti e le aperture di nuovi fronti di cava o di nuovi ingressi per l’escavazione in sotterraneo, così come la riattivazione di quelle dismesse, dovranno essere sottoposte a valutazione paesaggistica e non dovranno comunque incidere su siti storici, d’interesse comunitario e regionale, zone di protezione speciale, linee di crinali e vette, emergenze geomorfologiche”. “Inoltre saranno definite “quantità sostenibili”, non si autorizzerà più la produzione d’inerti e non si potranno realizzare nuove discariche, né ricaricare quelle esistenti”. “Importante infine l’obiettivo che entro il 2020 il 50% dell’estratto dovrà essere lavorato in loco perché troppe a oggi sono le delocalizzazioni”.
“Si pongono quindi vincoli precisi e forti, certo ne avremmo voluti anche di maggiori, come presenti nella prima versione voluta dall’Assessore Marson e dal Presidente Rossi: per questo abbiamo votato a favore di due emendamenti, purtroppo non accolti, sull'apertura senza valutazione di nuovi fronti di cava e sulla riattivazione di cave dismesse fino a venti anni or sono, mentre siamo contenti dell'accoglimento di un altro emendamento, a prima firma del collega Tognocchi e da noi sottoscritto, per la tutela da ogni escavazione di materiale non pregiato della valle del Chiecina".
"La mediazione raggiunta in Commissione è comunque ad oggi ancora positiva e da questa SEL non è disposta a discostarsi subendo ulteriori forzature”. “Subentrassero ulteriori “allargamenti” delle maglie, il giudizio positivo potrebbe cambiare poiché si pregiudicherebbe un ottimo lavoro”.
“Ora bisognerà altresì pensare alla transizione, dando risposte al futuro dei lavoratori e delle attività imprenditoriali, concertare scelte per un futuro che investa sempre di più nell’economia ecologica e innovativa, nel turismo sostenibile, finora troppo penalizzato” - conclude Romanelli
Dopo il voto negativo alla all’integrazione, le ragioni del voto positivo di Lazzeri (PT/Ncd) alla risoluzione del Partito Democratico
Il consigliere regionale Pt-Ncd, Gian Luca Lazzeri dopo aver espresso voto contrario all’adozione dell’integrazione del Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di piano paesaggistico, ha votato positivamente alla risoluzione proposta dal Partito Democratico, primo firmatario Venturi.
«Le motivazioni che hanno portato al mio voto positivo – dichiara il Consigliere - sono le stesse che hanno indotto ad un voto negativo sulla Proposta di Delibera n. 445. Infatti in questa risoluzione i consiglieri regionali del Partito Democratico hanno evidenziato tutta una serie di criticità che portano ad impegnare la Giunta su due punti:
- Assumere ogni utile iniziativa per il miglior perseguimento degli obiettivi ed il superamento delle criticità ampiamente illustrate nel corpo della risoluzione;
- Approvare definitivamente l’integrazione del Pit con valenza di piano paesaggistico entro la corrente legislatura (quindi nei prossimi 8 mesi).
Di qui sorge la domanda di Lazzeri: «Perché oggi licenziare un atto che va ampiamente corretto, come chiedono i consiglieri del Pd, facendo partire tutta una serie di previsioni di tutela che magari in sede di approvazione definitiva potrebbero non avere ragione di essere?
Sarebbe stato meglio non licenziare oggi questo atto approvandolo definitivamente nella sua stesura finale. A quel punto sia le previsioni di tutela che quelle di sviluppo avrebbero avuto efficacia ed efficienza nello stesso momento».
Voto contrario dell'Udc
“Il Piano paesaggistico costituisce un atto fondamentale di tutela e valorizzazione dell’intero territorio regionale. È giusto che si prefigga obiettivi di conoscenza, tutela, fruizione, recupero con la messa in opera di progetti che stimolino la formazione e la diffusione di una nuova cultura basata sul riconoscimento e la condivisione del suo valore”. Così il presidente del gruppo Udc, Giuseppe Del Carlo, che ha evidenziato il “ruolo fondamentale dei Comuni” e quindi la necessità di linee guida senza “vincoli troppo stretti” ma che anzi servano alla Regione per “svolgere funzioni di programmazione e controllo”. Ci sono già strumenti e organismi volti a garantire la valutazione di impatto ambientale, Del Carlo ha evidenziato come nel Piano ne siano stati aggiunti altri che potrebbero però portare ad un “appesantimento burocratico e dei tempi autorizzativi”. Sul tema del consumo di suolo, il consigliere ha dichiarato di essere d’accordo nel limitarlo al “minimo indispensabile a condizione, però, che si realizzino le infrastrutture indispensabili perché la Toscana possa recuperare in competitività e nuova occupazione”. Per quanto riguarda i vincoli sulle attività estrattive Del Carlo ha definito le Alpi Apuane come “parte integrante del Parco al quale fanno assumere una rilevanza socio-economica e paesaggistica”. Occorre dunque, ha sottolineato il consigliere, “prendere in considerazione la proposta di riconoscere l’escavazione e la lavorazione del marmo come elemento distintivo dell’identità paesaggistica di questo territorio”. In ultimo, il presidente del gruppo Udc ha annunciato il voto contrario anche per le forti contraddizioni del Piano con la risoluzione presentata da maggioranza e Forza Italia “che da una parte evidenziano le necessità di ulteriori approfondimenti e modifiche, e dall’altra si preme per l’approvazione in tempi rapidi”
Sgherri:”svolta culturale importante e positiva. Caduta di stile preoccupante le aperture a rendite di posizione sulle cave dismesse, che avevo provato a modificare con emendamenti bocciati dall’aula"
Firenze, 2 luglio. Piano del Paesaggio. Un piano che rappresenta una importante svolta anche culturale, per la modalità di lavoro che ha condotto a questi risultati e per gli obbiettivi per il presente e per il futuro che il Piano si è posto: basato su un quadro cognitivo puntuale e ricco; articolato su venti ambiti di paesaggio della Toscana che valorizzano l’identità collettiva dei luoghi, fatta di paesaggio rurale, policentrismo degli insediamenti, bacini idrografici, ecc. Un concetto, quello di identità collettiva, che è sì da tutelare ma facendola vivere e sviluppare, guardando quindi al futuro e non puntando a una fotografia statica dell’esistente, quindi non a vincoli de contestualizzati tesi a una museificazione del territorio. Un buon risultato, alla luce anche dei molti tentativi di far “saltare il banco” che sono venuti da fuori e non solo, con l’obbiettivo di non arrivare all’adozione, e poi all’approvazione definitiva in questa legislatura, anche strumentalizzando e banalizzando alcune tematiche specifiche.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e Capogruppo di “FdS” in Consiglio Regionale -. Bene quindi superare la concezione del paesaggio “cartolina” e nel contempo essere stringenti sugli obbiettivi di “tutela attiva”, nella consapevolezza che vincoli che oggi sono considerati banali nella loro ovvietà (si pensi a non costruire sulle spiagge) al tempo della loro introduzione furono avversati. Positiva – prosegue Sgherri – la modalità (serrata) di lavoro con il rapporto stretto (e fattivo) tra commissioni e Giunta, con un ringraziamento sentito all’assessore e agli uffici per il lavoro faticoso che hanno svolto. Col risultato di un quadro puntuale che prende atto della forte antropizzazione della nostra regione non per bloccare ma per dare sbocchi futuri positivi di tutela e sviluppo. Su tutto questo – prosegue Sgherri – si è inserito il braccio di ferro del tutto strumentale in tema di cave all’interno del parco delle Apuane, strumentale a far saltare il Piano.
Il punto non era infatti creare dei vincoli contro il lavoro ma tenere conto che siamo di fronte ad un territorio riconosciuto come patrimonio Unesco; possibilità di scavare sì ma con regole certe e non contrarie al Piano: quindi che non si possano più cancellare (come avvenuto in passato) le creste dei monti e sopra i 1200 metri il no all’apertura di nuove cave. A tutela del lavoro c’era e c’è il mantenimento delle cave esistenti (con nuove regole, fra cui l’obbiettivo della lavorazione in loco del 50% del materiale estratto). Per questo non abbiamo condiviso il colpo di mano che si è avuto in commissione, con l’approvazione di due emendamenti, il primo dei quali permette la riattivazione delle cave dismesse (sopra i 1200 metri) da non oltre 20 anni (nel testo originario era 10) e soprattutto il secondo permette l’apertura di un nuovo fronte cava per queste ultime senza che ciò sia considerato variante significativa e quindi sottoposto al relativo iter di verifica delle conseguenti tutele. Colpo di mano perché questo non parla certo all’occupazione (son cave dismesse da tanto tempo) ma crea una deregulation ossia una di rendita di posizione straordinaria di grandissimo peso per coloro che potranno usufruirne. Per questo avevo presentato emendamenti tesi a ripristinare il testo originario che però l’aula ha bocciato. Il voto finale espresso è stato favorevole vista la bontà complessiva dell’atto, ma con questa preoccupante caduta di stile. Sarà mia cura presentare in tempi strettissimi un’interrogazione per chiedere quante siano le cave – sopra i 1200 metri – dismesse fino a 10 e fino a 20 anni e la loro localizzazione. Al fine di capirne l’impatto e di contribuire a verificarne la compatibilità col piano oggi adottato.
MARCHESCHI, DONZELLI E STACCIOLI (Fdi): "Un NO convinto al ‘Piano Paesaggistico’ della Regione Toscana dal gruppo di Fratelli d’Italia"
La votazione dell’atto si è conclusa oggi in Consiglio Regionale della Toscana, dopo un lungo dibattito che ha subito una brusca accelerazioni nell’ultima settimana.
“Abbiamo espresso voto negativo ad un piano che a nostro avviso è il solito documento 'cerchiobottista', tipico di questa Regione, che scontenta tutti e sceglie di non decidere in maniera chiara e coraggiosa cosa valorizzare sul territorio - commentano così i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia l’adozione del Pit – Nonostante il lavoro fatto dal Consiglio, grazie anche al contributo del centro destra, per correggere un atto che si era presentato ideologico e vetero-ambientalista, sono ancora troppi i nodi da sciogliere. Riteniamo che siano ancora pochi i Comuni che hanno realizzato lo tsunami che sta per abbattersi su di loro, e siamo quindi in attesa delle loro osservazioni che seguiranno l’adozione.
Per quanto riguarda la questione delle alpi Apuane e dell’industria del marmo, sarebbe bastato leggere e ricordare l’art.131 del Codice Ambientale, dove ‘per paesaggio intende quelle parti del territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana o dalla reciproche interrelazioni’, per rivalutare e considerare legittime le proteste dei cavatori della zona delle Apuane, che da sempre fanno parte di quel paesaggio e che temono di non vederci un futuro né in termini di lavoro né in termini di prospettive”.
CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI: SI POTEVA FARE DI PIU’
Confcommercio e Confesercenti Toscana al momento si dichiarano non del tutto soddisfatti per i contenuti del Documento di piano del PIT con valenza di piano paesaggistico in particolare per le parti che riguardano la programmazione delle medie e grandi strutture di vendita. E’ sicuramente apprezzabile, in particolare, la conferma degli strumenti di programmazione delle grandi strutture e delle aggregazioni delle medie visto che la recente sentenza della Corte Costituzionale demanda ogni forma di pianificazione alla normativa urbanistica. Sentenza che ha destato molta preoccupazione. Per questo aspetto avrà un ruolo fondamentale anche la modifica della legge 1/05 sul governo del territorio, ovvero la attuale proposta di legge 282 che è all’esame della Sesta Commissione e che nella stesura attuale, riteniamo tendente ad una liberalizzazione troppo spinta, escludendo le Associazioni imprenditoriali da ogni forma di partecipazione nella formulazione degli atti di programmazione delle Pubbliche Amministrazioni per gli insediamenti commerciali. A tale proposito riteniamo indispensabile che questo aspetto venga recuperato non solo nella legge ma anche nel PIT in fase di approvazione definitiva. Le nostre categorie chiedono quindi con forza che le associazioni di settore vengano coinvolte nella pianificazione territoriale per l’individuazione delle aree dove le nuove strutture potranno andare ad insediarsi. Oltre a questo sarà di fondamentale importanza la regolamentazione del cambio di destinazione d’uso ed il riutilizzo del patrimonio immobiliare esistente, nelle aree urbanizzate e non solo, che dovrà anch’esso essere oggetto di una specifica programmazione anche di tipo funzionale. Ma la novità senza precedenti nelle nostre legittime richieste è quella di destinare parte dei proventi derivanti alle amministrazioni locali da eventuali nuove aperture alla rivitalizzazione del commercio di vicinato, delle aree mercatali e dei centri commerciali naturali. Riteniamo fin d’ora fondamentali per la tutela e la valorizzazione del tessuto economico dei nostri territori le modifiche sopracitate al p.d.l. 282 che sottoporremo alla Regione Toscana nei prossimi giorni e che risulteranno decisive per il giudizio definitivo sulla nuova normativa urbanistica.
Luci ed ombre nel Piano Paesaggistico. Bene lo stop a consumo suolo, ma il territorio non sia cartolina. A rischio la competitività delle imprese agricole
Il presidente Cia Toscana Brunelli: «C’è riconoscimento del valore dell’agricoltura, ma non si perde il vizio di voler pianificare l’attività agricola sulla base di parametri estetici; serve invece un’agricoltura dinamica e competitiva per valorizzare il paesaggio e combattere la rendita»
Luci ed ombre. Ma sono necessarie modifiche, anche sostanziali. E’ questo il primo giudizio della Cia Toscana sul Piano paesaggistico appena adottato dal Consiglio regionale della Toscana. E’ senz’altro positiva – secondo la Cia – l’ispirazione generale del Piano, che mette al centro l’obiettivo dare uno stop al consumo di suolo agricolo. Ma nei diversi elaborati che compongono il documento – sottolinea la Cia Toscana -, e soprattutto nelle 20 schede di ambito territoriale, prevale la tendenza a voler condizionare lo sviluppo agricolo ed alla non realistica conservazione di un’agricoltura del passato, che corrisponde ormai a modelli astratti e non più riproducibili.
«Se si sostiene di voler puntare sull’agricoltura come valore essenziale per il paesaggio – afferma Luca Brunelli, presidente Cia Toscana –, non si può poi pretendere di pianificare i paesaggi agrari secondo criteri estetici, che nulla hanno a che fare con l’economia e con le esigenze reali e quotidiane delle imprese. In molte schede si arriva al paradosso di proporre uno stop a nuovi impianti di vigneto, mentre l’Unesco, ad esempio, ha appena riconosciuto i vigneti delle Langhe piemontesi come patrimonio dell’umanità. Nella piana di Pistoia e Prato – prosegue Brunelli – sembra che il principale pericolo per l’ambiente ed il paesaggio sia il vivaismo. Peccato che la Regione Toscana abbia da poco approvato una Legge regionale sul vivaismo per rilanciare proprio il settore, che è linfa vitale per il tessuto socio-economico di quel territorio. Più in generale – prosegue - tutte le schede indicano come obiettivo di qualità il mantenimento di una generica “agricoltura tradizionale” e dei “paesaggi storici”, proponendo di fatto un ingessamento dell’agricoltura. Il paesaggio rurale – conclude Brunelli – è stato costruito e trasformato dagli agricoltori sulla base delle esigenze economiche e produttive. Solo un’agricoltura dinamica, produttiva e competitiva, in grado di produrre beni, servizi e, soprattutto reddito per chi ci vive e ci lavora, può garantire la tutela del paesaggio. Non dimentichiamolo mai».
La Cia Toscana ricorda come lo stesso codice del paesaggio, all’Art. 149, escluda le attività agro-silvo-pastorali dalla disciplina paesaggistica. Per questo la Cia ha già chiesto modifiche al testo adottato dalla Regione, per riportare la disciplina di Piano nei limiti definiti dal Codice del paesaggio. Nei prossimi giorni la Cia presenterà un ampio dossier nel quale verranno analizzate nel dettaglio le schede di ambito territoriale ed avanzate proposte di modifica finalizzate alla piena valorizzazione dell’agricoltura nel Piano paesaggistico.
ITALIA NOSTRA: "APUANE ANCORA A RISCHIO CON IL NUOVO PIANO PAESAGGISTICO DELLA TOSCANA"
Italia Nostra attende di leggere la versione integrale del Piano Paesaggistico della Toscana approvato oggi per esprimere le sue osservazioni. Fin da ora però manifesta preoccupazione e gravi riserve sulla questione Apuane.
In particolare, riguardo alle dichiarazioni del Presidente Rossi sulla salvaguardia delle vette e delle creste delle Apuane oltre i 1200 metri, Italia Nostra fa notare che un ordine del giorno del Consiglio del 24 luglio 1997, elaborato a latere della legge istitutiva del parco delle Alpi Apuane (L.R. 65/97) aveva introdotto un decalogo di prescrizioni in 6 punti (mai rispettate), che si proponevano di tutelare le montagne, l'habitat, l'acqua, le cavità carsiche ecc. Ebbene, al primo punto troviamo scritto: "Le modifiche morfologiche introdotte dalla coltivazione non devono alterare le linee di crinale e di vetta". Tale prescrizione, non solo non è stata mai osservata, come è evidente agli occhi di tutti, ma il Direttore del Parco delle Alpi Apuane, Antonio Bartelletti, ha scritto nel 2010 che i contenuti dell’Ordine del giorno sono stati considerati "in termini soltanto orientativi".
Ricordiamo che l'88% della superficie del Parco è occupata da zone di protezione speciale (ZPS) e sito di interesse comunitario (SIC). La decisione di riaprire le cave chiuse da 20 anni si configura come "distruzione di habitat e deterioramento in sito naturale protetto" (art.733 del Codice penale). E qui non si tratta di semplice deterioramento, ma di asportazione delle montagne e del loro habitat. Questa norma appare un grave passo indietro rispetto al piano estrattivo del Parco del 2002 (non a caso, mai approvato!) che stabiliva la chiusura di diverse cave e un forte contingentamento della produzione delle altre.
Infine, le norme approvate oggi dal Consiglio Regionale violano anche gli art.9 della Costituzione (il paesaggio è un bene primario), l'art.117 comma 2 lettera s, dove si esprime l'esigenza unitaria delle tutela ambientale ed anche la normativa italiana ed europea sulla salvaguardia delle acque superficiali e carsiche, dei siti Rete Natura 2000 e l'art. 142 del Codice dei Beni Culturali.
La battaglia per la salvaguardia delle Alpi Apuane continua, forte anche delle 100mila firme raccolte ad oggi attraverso l'appello lanciato su Avaaz e che manifesta la volontà popolare di tutelare una meraviglia della natura mai più ripetibile.
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