
“I beni comuni vanno salvaguardati dagli speculatori e anche quando si prestano ad attività produttive bisogna adottare sistemi di regole chiare e precise sul loro utilizzo. In questo senso non possiamo che plaudire alla scelta della Regione di dotarsi di un piano paesaggistico che queste regole finalmente le applichi.
Troppo spesso ci siamo trovati di fronte ad abusi e scempi compiuti anche complice l’assenza di controlli. E questo non deve più accadere. Questo vale anche per le cave delle Apuane, per le quali riteniamo che si debba stabilire un giusto equilibrio tra sviluppo economico legato al comparto del marmo ed esigenze di tutela dell’ambiente.
Anche in questa direzione crediamo sia andata la redazione del Piano paesaggistico approvato dalla giunta regionale toscana il 17 gennaio scorso e che, per le sole cave - circa una trentina - presenti nel territorio del Parco regionale delle Alpi Apuane, prevedeva nel tempo una riduzione delle attività estrattive con il conseguente relativo recupero paesaggistico di quelle aree ormai escavate. Il Piano, in funzione della conservazione dei siti non prevedeva inoltre, né l'ampliamento delle cave esistenti né l'apertura di nuove aree di escavazione.
Tutte norme, pensiamo, da applicare dove venivano svolte attività estrattive all'interno del territorio del Parco Regionale delle Apuane, norme necessarie alla salvaguardia di quelle aree, altrimenti non avrebbe senso continuare a considerarle aree protette. E del resto a quanto ci risulta l’85% dell’attività estrattiva delle Apuane è fuori dal parco, per cui salvaguardare questa area non provocherebbe così grossi effetti negativi per l’industria.
“Necessario inoltre invece fare una mappatura aggiornata delle aree adibite all’escavazione, tenendo conto dello stato di salute del territorio”. E’ la posizione espressa dal segretario regionale Idv Toscana, Giovanni Fittante, alla vigilia della discussione in Consiglio regionale sul piano paesaggistico.
“Servono controlli serrati sull’attività estrattiva, che indiscutibilmente consuma il territorio, considerato anche il carattere fragile della Toscana, soggetta a frane ed erosioni. C’è poi anche la questione dei canoni di escavazione, che vanno rivisti - prosegue Fittante - poiché oltre a precisi limiti per evitarne sfruttamento, l’uso a fini privati dei beni comuni deve avere una remunerazione.
Così come vale anche per le spiagge. Non dimentichiamoci del resto che la salvaguardia dell’ambiente costituisce il maggiore investimento che possiamo fare per il futuro”.
Fonte: Ufficio Stampa
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