Asili nido, il consigliere regionale Lazzeri (Ncd) denuncia l'emergenza liste d'attesa: "Non soddisfatto il 22,7% delle domande. Serve un progetto urgente"

Gian Luca Lazzeri

«Negli asili nido toscani è emergenza liste d’attesa: all’inizio dell’anno educativo 2012-2013 (ultimi dati disponibili) non è stato soddisfatto il 22,7% delle domande di iscrizione presentate in strutture pubbliche e private della nostra regione che è così confluito nelle liste d’attesa. Un dato ancora più critico se guardiamo solo alle strutture pubbliche dove la percentuale delle domande non soddisfatte sale al 27% del totale mentre, sempre nel pubblico, i postisono diminuiti del 3% negli ultimi 5 anni. L’impegno della Regione Toscana con il Progetto Pegaso da solo non basta serve un intervento mirato per quei comuni dove le liste d’attesa ostacolano la conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa». E’ la dichiarazione del consigliere regionale Pt-Ncd e membro della IV commissione Politiche Sociali, Gian Luca Lazzeri.

«La preoccupazione per le liste d’attesa – sottolinea – riguarda soprattutto quattro aree dove il differenziale negativo fra l’offerta dei posti e la domanda delle famiglie nell’anno educativo 2012-2013 non solo è stato maggiore che nel resto della Toscana ma ha anche rilevato una criticità nelle strutture a inquadramento pubblico. Parliamo delle provincie di Grosseto (36,2% di domande non soddisfatte, 44,8% nel pubblico), Firenze (24,95 di domande non soddisfatte, 28,1% nel pubblico),  Lucca (31,4% di domande non soddisfatte, 37,9% nel pubblico) e Pistoia (17,3% di domande non soddisfatte, 23,1% nel pubblico).

A fronte di questa emergenza la Regione ha risposto con soluzioni tardive e burocratizzate. Un esempio? L’indagine sui fabbisogni della scuola dell’infanzia, promossa a ridosso dell’estate, per valutare l’attivazione del Progetto Pegaso anche per le scuole dell’infanzia per l’anno scolastico 2014-2015 che inizierà fra 3 mesi. Oltre al palese ritardo, la strada per l’attivazione del progetto è rallentata dalle barriere burocratiche che rischiano di scoraggiare soprattutto i piccoli comuni a mettere mano ai pochi strumenti di cui la Regione li ha dotati.

Nella collezione dei provvedimenti a scoppio ritardato c’è anche l’avviso pubblico per realizzare i buoni servizio nell’anno educativo 2014/2015: un massimo di 250 euro mensili da riconoscere alla madri con figli (da 3 a 36 mesi d’età) che si trovano ancora nelle liste d’attesa pubbliche. Il buono andrebbe a coprire parte del costo dell’iscrizione in una struttura privata accreditata ma il limite del provvedimento è evidente: non si tiene conto dei comuni (specie quelli montani, piccoli o insulari) dove non siano presenti né asili nido pubblici né privati. Ma la perla è il ricorso alla Corte Costituzionale con cui la Regione Toscana ha impugnato (per conflitto di attribuzioni nella potestà legislativa) il Dpr 89 del 20 marzo 2009 che permetteva nei comuni di montagna e in quelli piccoli e insulari, privi di asili nido, la possibilità di accogliere nelle sezioni delle scuole materne anche i bambini di età compresa fra i 2 e i 3 anni.

L’opportunità riduceva il disagio delle famiglie, con bambini sotto i 3 anni, che non avrebbero saputo diversamente dove rivolgersi per i relativi servizi. La Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Toscana dichiarando che la materia era di sua competenza legislativa e la Regione per tutta risposta quest’anno non ha attivato nessuna disposizione per colmare il vuoto lasciato dalla norma statale.

Per questo motivo – conclude – per i comuni dove le liste d’attesa dei nidi sono maggiormente critiche e per quelli dove sono assenti strutture educative per la prima infanzia, richiedo l’attivazione urgente di un progetto regionale che permetta l’inserimento di bambini di età compresa fra i 2 e i 3 anni nelle scuole dell’infanzia dove ci sia un numero di iscritti inferiore a quello previsto in via ordinaria, in modo da ridurre le liste d’attesa e i disagi di quelle famiglie e quelle madri che oggi conciliano con difficoltà occupazione lavorativa e famiglia».

Fonte: Ufficio Stampa

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