
Presentata, in commissione Ambiente presieduta da Gianfranco Venturi (Pd), una integrazione alla proposta di Pit (Piano di indirizzo territoriale) con valenza di Piano paesaggistico che viene incontro ad alcune richieste emerse nel corso delle consultazioni svolte, in particolare attorno al problema cave. L’allegato, illustrato dall’assessore Anna Marson nella seduta di oggi, mercoledì 11 giugno, consente di “andare all’adozione complessiva del Pit senza stralciare il tema delle cave dal Piano stesso che tuttavia, una volta adottato, potrà essere migliorato attraverso le osservazioni che potranno arrivare nei prossimi mesi, prima della definitiva approvazione ” ha rilevato il presidente Venturi in apertura dei lavori.
Non si tratta, quindi, di un “documento definitivo” ha osservato il presidente apprezzando il “buon lavoro svolto che è stato lungo, impegnativo e complesso“. “È necessario anche in considerazione delle varie discipline e materie che si intrecciano, procedere all’adozione entro la pausa estiva e all’approvazione entro fine legislatura, pena il decadimento del Piano stesso” ha osservato ancora Venturi.
Le linee guida illustrate da Marson contengono novità importanti. Si ribadisce, in primo luogo, come le Alpi Apuane siano “aree territoriali uniche” e quindi “da salvaguardare”. Il principio guida che ha mosso l’assessore nel tracciare il documento è di vedere l’attività estrattiva come un “valore perché insito nella cultura” e tuttavia deve essere “condizionata al sostentamento delle popolazioni e regolata da principi paesaggistici”. Stanti gli obiettivi riconosciuti nel Piano, dunque, le nuove attività estrattive, quelle esistenti e le varianti di carattere sostanziale ai fini paesaggistici (ossia apertura di nuovi fronti di cava o di nuovi ingressi per l’escavazione in sotterraneo), dovranno essere “sottoposte a valutazione paesaggistica”. L’apertura di nuove cave, l’ampliamento di quelle esistenti e la riattivazione di cave dismesse non dovranno comunque incidere su siti storici, di interesse comunitario e regionale, zone di protezione speciale, linee di crinali e vette, emergenze geomorfologiche.
Per quanto riguarda le Alpi Apuane le nuove attività e la riattivazione di cave dismesse sono “subordinate alla definizione di un Piano attuativo di iniziativa pubblica o privata”. Il Piano dovrà definire le “quantità sostenibili”, per consentire il “sostegno economico alla popolazione locale”, nel rispetto di un paesaggio “naturale, unico e non riproducibile” quale è quello apuano. L’attività estrattiva è inoltre “finalizzata all’estrazione di materiali lapidei ornamentali” e “non può essere autorizzata per la produzione di inerti”. La riapertura di nuove cave, la riattivazione di quelle dismesse e l’ampliamento delle esistenti sono inoltre “consentiti a condizione che non richiedano la realizzazione di nuove discariche né la ricarica di quelle esistenti”. È invece “consentito lo stoccaggio provvisorio”.
Il pacchetto di linee guida presentato in commissione e che prevede approfondimenti anche per le aree congiunte di cava, per quelle ricomprese all’interno delle montagne per la parte eccedente i 1200mt e all’interno dei circhi glaciali, ha riscosso apprezzamenti.
Secondo Giovanni Ardelio Pellegrinotti (Pd) la proposta “dimostra quanto il confronto aiuti a trovare soluzioni a criticità emerse”. Per il consigliere le cave “sono un bene e non un problema. Mantenere l’attività nelle Alpi Apuane è necessario anche se, ovviamente, deve essere subordinato a criteri di salvaguardia del territorio”.
Monica Sgherri (FdS/Verdi) ha apprezzato un Piano che “non è una fotografia inamovibile”. Secondo la consigliera evitare il blocco delle attività di cava “è condivisibile se regolato”. I principi di fondo dovrebbero infatti essere quello della “salvaguardia” e della “modificazione non irreversibile del territorio”.
Per Marta Gazzarri (Idv/Alde) il “traguardo giusto è trovare la sintesi senza commettere errori fatti in passato”. “Dobbiamo voler governare bene” ha detto pur dispiacendosi che il Piano paesaggistico si sia “ormai ridotto alla sola discussione del pacchetto cave”.
Per il vicepresidente della commissione Andrea Agresti (Ncd) le “attività estrattive vanno coniugate all’ambiente pur non dimenticando il valore economico”. “Il Piano del paesaggio ha il pregio di voler dare indirizzi in questo senso” ha chiarito ribadendo la necessità e la disponibilità ad una adozione veloce e ad un’approvazione entro fine legislatura.
Paolo Marcheschi (Fdi) ha “condiviso” gli obiettivi dichiarati nel Piano riservandosi tuttavia di verificare che “non nascondano altro”. Si è inoltre interrogato se ci sia un “diverso trattamento tra chi è dentro e fuori il Parco”. “Credo – ha concluso – che tra gli imperativi ci sia anche quello di uniformare le regole del settore”.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
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