
Ritirare la delibera che prevede la vendita delle quote Sat, la società che gestisce l’aeroporto Galilei di Pisa, al Gruppo Corporation America, così da chiudere anche il confronto giudiziario che si è aperto tra i soci pubblici, mantenere gli impegni presi con il patto di sindacato e riprendere il dialogo sulla costituzione della holding tra Sat e Adf (società che gestisce l’aeroporto Vespucci di Firenze) quale strumento per procedere all’integrazione aeroportuale. Lo chiede la mozione, sottoscritta dai consiglieri Pier Paolo Tognocchi, Monica Sgherri, Mauro Romanelli e Maria Luisa Chincarini, che è stata illustrata in aula dal consigliere Tognocchi, il quale ha sottolineato che l’approvazione del Pit e della sua variante aveva trovato un punto di equilibrio sul fatto che l’allungamento della pista di Firenze dovesse fermarsi a 2.000 metri e che la sua realizzazione escludesse finanziamenti a carico del pubblico; contemporaneamente si era deciso di aprire un percorso per l’integrazione dei due aeroporti di Pisa e Firenze. All’improvviso, ha ricordato Tognocchi, la Giunta ha deciso di rompere il patto di sindacato con gli altri soci, patto che scadrà nel 2016, per vendere quote alla Corporation America che ha lanciato un’Opa. In questo modo, ha sottolineato Tognocchi, si butta il lavoro fatto per procedere all’integrazione tra Firenze e Pisa e quello sul Pit.
Secondo Alberto Magnolfi, è singolare che la discussione su questo tema sia arrivata in Consiglio sotto forma di una mozione e non attraverso una comunicazione della Giunta regionale. Magnolfi ha definito difficile la comprensione di cosa la Giunta stia facendo e ha richiamato l’assessore all’urbanistica, Anna Marson, a tirare le conseguenze rispetto a quanto sta accadendo, nel senso che non potrà non rispondere delle decisioni della Giunta su questi temi. Magnolfi ha sottolineato l’incapacità del governo regionale a risolvere le questioni infrastrutturali e territoriali della Toscana ma, pur apprezzando la mozione, ha dichiarato che votarla non avrebbe un significato concreto. Serve invece che il presidente Rossi si presenti all’aula per fare un punto complessivo della situazione in materia di aeroporti.
Monica Sgherri ha definito la mozione un estremo tentativo di riconsegnare al Consiglio regionale il suo ruolo decisionale, perché sono stati sconfessati i paletti messi con la variante al Pit e i contenuti del processo di costituzione della holding tra Pisa e Firenze. Inoltre, in un contesto dove regna anche l’incertezza su quanto dovrà essere lunga la pista dello scalo di Firenze e su chi dovrà sostenere i costi di adeguamento, non era il caso di rompere il patto parasociale così come invece ha fatto la Giunta regionale.
Per Giovanni Donzelli il dibattito sulla vicenda è necessario, ma lo strumento della mozione lo rende ridotto e poco efficace. Sarebbe stata preferibile una comunicazione del presidente Rossi, anche perché non sono chiare le linee strategiche che la Regione intende seguire e i rapporti con i privati. Donzelli ha affermato che la costruzione di un polo aeroportuale della Toscana è necessario, ma non si può correre il rischio che si privatizzino gli utili e si collettivizzino le spese.
Secondo Paolo Bambagioni il Consiglio regionale ha avuto la possibilità di esprimersi e si era scelto di realizzare un sistema aeroportuale unico e di riqualificare lo scalo di Firenze. In queste scelte, ha ricordato, ci sono state e ci sono tante difficoltà, tanti punti di vista e tanti campanilismi. Bambagioni ha aggiunto che l’intervento del privato può essere una opportunità e che è poco conveniente insistere nel richiedere una discussione su atti che, secondo l’Ufficio giuridico, sono di competenza della Giunta e non del Consiglio.
Si è concluso con una votazione non valida il dibattito sulla mozione che chiede alla Giunta di ritirare la delibera sulla vendita delle azioni Sat. Hanno infatti votato solo 23 consiglieri, dei quali 6 a favore, 15 contro e 2 astenuti. Gli altri consiglieri presenti non hanno partecipato al voto.
Secondo Giuseppe Del Carlo occorre andare avanti nel progetto di polo aeroportuale toscano, ma nella chiarezza, perché non trovare una soluzione significherebbe il declassamento a tutto vantaggio del vicino aeroporto di Bologna.
Fabrizio Mattei ha sottolineato che la mozione merita una discussione vera, anche alla luce degli ultimi dati sullo sviluppo aeroportuale, che riducono da 12 a 8 milioni i passeggeri potenziali per gli scali toscani. A suo parere non può che suscitare perplessità una società che presenta il progetto per una pista di 2000 metri alla Regioen Toscana, e agli organi statali uno con la pista a 2400 metri. Mattei ha inoltre chiesto risposte sui rischi ambientali e sanitari per la Piana fiorentina, visto che tutti gli studi finora fatti devono essere completati,
Antonio Gambetta Vianna ha invitato il presidente della Giunta regionale a presentarsi in aula e a spiegare come stanno effettivamente le cose.
E’ per un’assunzione di responsabilità che Mauro Romanelli ha annunciato il suo voto favorevole sulla mozione, preoccupato per la non sostenibilità ambientale e sanitaria delle opere sulla Piana fiorentina. A suo giudizio manca una valutazione strategica, che tenga conto di tutti i fattori, compresa la decisione di aumentare i conferimenti su Case Passerini. A fronte di un modello alternativo non chiaro, Romanelli ha ribadito il suo giudizio favorevole sull’integrazione con una holding unica ed un collegamento ferroviario con Pisa.
Il presidente della commissione Affari istituzionali, Marco Manneschi, ha ricordato che il parere espresso subordina la vendita delle azioni a due condizioni: che per la Regione non ci siano oneri aggiuntivi, in tutti i sensi, e che il socio privato rispetti le indicazioni degli atti di programmazione, che il Consiglio ha adottato e deve approvare definitivamente. Secondo Manneschi non c‘è una soluzione diversa ed il privato non può fare come gli pare.
Secondo Marco Taradash Giunta e Consiglio regionali devono fare ciascuno il proprio mestiere: l’esecutivo deve dire chiaramente cosa vuole fare, in che modo ed in che tempi, mentre il Consiglio deve decidere sugli strumenti di programmazione territoriale.
Giovanni Santini ha annunciato la non partecipazione al voto, perché una mozione non può risolvere i problemi emersi nella maggioranza, con l’assessore Marson che si dissocia dalle decisioni prese ed una maggioranza che non si sa se sia più tale.
L’assessore Vincenzo Ceccarelli ha ribadito che la strategia della Giunta regionale è quella di sviluppare e qualificare il sistema aeroportuale toscano, che con Pisa e Firenze è entrato tra gli scali strategici a livello nazionale. Non vuole, però, farlo ad ogni costo e per questo ha recepito le indicazioni delle commissioni sulla congruità dell’offerta, l’assenza di oneri per la Regione ed il rispetto degli atti di pianificazione. Ceccarelli ha ribadito che nessuno intende espropriare del proprio ruolo il Consiglio, che potrà tornare su questa discussione in sede di approvazione della variante al Pit. A suo giudizio, inoltre, la decisione del giudice sul ricorso fatto da Pisa conferma che la vendita delle quote è finalizzata al progetto di integrazione.
Alberto Magnolfi, infine, ha annunciato la non partecipazione al voto, sottolineando che, alla luce delle dichiarazioni dell’assessore Marson, su una delle scelte fondamentali della legislatura non c’è più la maggioranza.
TOGNOCCHI: SU SAT NON CI SONO I NUMERI PER LA VENDITA
Finisce con un nulla di fatto la discussione in Consiglio Regionale sulla vendita delle azioni SAT (aeroporto di Pisa) da parte della Regione Toscana. Con la non partecipazione al voto dell’opposizione, che pure ha preso parte attivamente alla discussione, si è evidenziata in modo netto la spaccatura interna alla maggioranza sulla questione aeroportuale.
15 i consiglieri che hanno votato contro, 6 a favore, due gli astenuti sulla mozione in discussione, primo firmatario il consigliere Pd Paolo Tognocchi, e sottoscritta dai consiglieri Maria Luisa Chincarini, Monica Sgherri e Mauro Romanelli, che chiedeva alla Giunta di recedere dall’intenzione di vendere le quote azionarie di SAT aderendo all’OPA di Corporation America, mantenendo invece fede agli accordi stipulati nei patti parasociali con gli altri soci pubblici (validi fino al 25 luglio 2016).“La prova provata – dice Tognocchi – che la Giunta non avrebbe avuto la maggioranza necessaria in Consiglio per approvare questa dismissione che contraddice tutti gli atti di programmazione della Regione. C’è ancora lo spazio – continua Tognocchi – per un ravvedimento e per riprendere il dialogo interrotto in maniera unilaterale con gli altri soci sulla costituzione della Holding e un nuovo patto di cogovernance con il nuovo socio privato”.
LA NOTA DEL GRUPPO CONSILIARE “FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – VERDI”
Su scelte così rilevanti e strategiche per la Toscana tutta, aver presentato e portato in aula una mozione è l’estremo tentativo di far riprendere al Consiglio il ruolo che ad esso spetta. Mentre abbiamo assistito in queste settimane ad una Giunta tutta protesa ad una scelta opposta e con motivazioni risibili: cioè dato che non si vende più tutte le azioni di AdF e Sat ma se ne mantiene una piccola parte, allora il Consiglio può essere bypassato. Inaccettabile. Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo di “FdS” – in merito alla mozione – respinta dall’aula – che sostanzialmente chiedeva di ripensare l’operazione di vendita delle azioni in SAT possedute dalla Regione Toscana, di cui è fra i firmatari, il primo dei quali il consigliere Tognocchi.
Siamo – prosegue Sgherri - nell’assenza di piani industriali veri e propri da parte dei privati i quali sostanzialmente e o esplicitamente puntano alla pista di 2400 metri e con AdF che esplicita la richiesta di ben 120 milioni di euro (circa la metà di quello che sono i costi stimati, lievitati – come avevamo sempre sostenuto) di soldi pubblici per realizzare la pista di Firenze. Insomma i paletti messi a suo tempo dal Consiglio (pista di 2000 metri e costi in capo al privato) al momento dell’adozione alla variante al PIT paiono proprio finiti nel cassetto (come sono lontani i tempi in cui il Presidente della Regione si sgolava sul “o 2000 metri o niente variante”); ed in più il rischio di più danni economici con la vendita delle azioni regionali, possibili penali per la rottura del patto di sindacato in Sat ecc.
Ma tutto con il nodo politico di fondo: che l’interesse generale (e qui si legga l’interesse di una equilibrata integrazione fra Pisa e Firenze senza cannibalizzazioni ecc) può essere determinato solo se la maggioranza in SAT si mantiene pubblica e quindi se la Regione non vende, altrimenti sarà il privato a fare quello che legittimamente vuole, cioè l’interesse suo e non quello generale. Si vuole questo? Allora si doveva avere il coraggio di tornare nell’aula del Consiglio e assumersene le responsabilità, dicendo che si è cambiato idea rispetto a quanto adottato qualche mese fa. Invece si è preferito far ben sei o sette versioni di delibere con le ultime non più da sottoporre al Consiglio stesso. Uno scenario avvilente e grave nel merito e nel metodo.
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