La Cia favorevole all'impianto di 999 kw con materia prima locale: posti di lavoro e rilancio dell’economia con la centrale a biomasse legnose

Impianto a biomasse per il biogas (foto d'archivio)

 

Biomasse sì. E’ importante investire nelle biomasse in provincia di Siena, purché, ovviamente, attraverso progetti che rispettino le normative in vigore e che non abbiano impatti negativi su ambiente, territorio e popolazione locale. Lo sottolinea la Cia Siena, ricordando che «oltre alla produzione agricola alimentare, che sicuramente dovrà restare la principale fonte di reddito – sottolinea il presidente della Cia Siena Luca Marcucci -, il no food rappresenta una possibile ed ulteriore entrata economica per le nostre aziende agricole e forestali in un momento di crisi economica. Puntare sulle biomasse rappresenta una strada da seguire e già intrapresa in Toscana e nel Senese con risultati positivi».

Le centrali a biomasse (la Toscana si è orientata su impianti al di sotto di 1 megawatt di potenza) rappresentano una risposta concreta alla produzione di calore (per riscaldamento e acqua sanitaria di abitazioni private ed edifici pubblici) e elettricità (per il mercato delle fonti rinnovabili). In questo caso si parla di cogenerazione. In realtà dove il bosco è tra le risorse primarie – come nel territorio di Monticiano dove è stata proposta la realizzazione di una centrale termoelettrica a biomasse legnose di 999 kilowatt – lo sfruttamento oculato e sostenibile del bosco rappresentano il principale volano di sviluppo economico, grazie alla grande disponibilità naturale della materia prima. «Monticiano – spiega Lamberto Ganozzi, tecnico della Cia senese - è infatti il comune più boscato della provincia di Siena, e fra i primi in Toscana. La centrale proposta a Monticiano, potrebbe essere alimentata con legno vergine meno pregiato o addirittura con ramaglie non altrimenti commercializzabili come legna da ardere o paleria, soprattutto stipulando accordi di filiera con i produttori locali. In questo modo si potrebbe dare una valida risposta alla necessità di manutenzione delle formazioni boschive a pineta, in gran parte di proprietà demaniale e che attualmente non vengono svolti perché graverebbero pesantemente sulle casse pubbliche.  L’impianto oltre a cogenerare elettricità, potrà sfruttare la parte in eccesso del calore ottenuto per  fabbricare del pellet, completando così tutta la filiera e innescando un virtuosismo economico e produttivo, in cui niente andrà sprecato».

Come tutti i processi di combustione – aggiunge la Cia Siena -, anche con il legno si producono emissioni che possono essere più o meno inquinanti al pari dei combustibili fossili a cui sono alternativi. In questo campo però, tra la popolazione vi è molta disinformazione che spesso affronta l’argomento su basi emotive e non scientifiche. Attualmente  questi impianti sono molto tecnologici, poco impattanti sul territorio e sulla salute della popolazione locale: hanno un rendimento molto alto e consolidati ed efficienti sistemi di abbattimento delle polveri, conseguentemente con emissioni inquinanti molto più basse delle comuni stufe domestiche e dei combustibili fossili (limiti al di sotto di 20 mg/Nm3 per le polveri sottili). Il controllo periodico delle emissioni della centrale è comunque demandato anche all’Arpat, sulla base della normativa nazionale molto restrittiva per questi tipi di impianti. Tra l’altro dovrebbe essere di interesse anche della ditta realizzatrice dell’impianto che questo produca emissioni molto poco impattanti in quanto di solito gli incentivi pubblici per l’energia prodotta sono proporzionali al suo virtuosismo produttivo (più produci pulito più ti pago l’elettricità).

Il progetto - A garanzia della popolazione locale l’impianto dovrà avere le concessioni autorizzative degli enti locali preposti per essere alimentato esclusivamente con legno ‘vergine’ proveniente dai boschi limitrofi ed è quello che ditta realizzatrice sostiene di aver fatto, escludendo in maniera categorica l’utilizzo di CDR (Combustibile Da Rifiuti) che comunque non sarebbe autorizzato. Molti i vantaggi: sarà quindi garantita la filiera corta (anzi cortissima) del bosco potendo reperire la materia prima dai boschi vicini nel raggio di soli 25/30 km (zona della Val di Merse, Montagnola senese, Colline Metallifere del grossetano); potrà dareopportunità di occupazione a diverse persone del comune o di quelli contigui (si ipotizza che a pieno regime l’impianto potrà arrivare tra occupati diretti, indiretti e indotti circa 40 unità lavorative); si stima che la biomassa necessaria per un funzionamento della centrale per 8.000 ore annue sia al massimo circa 18mila tonnellate, ovvero pari a circa 2 o 3 autotreni al giorno, quindi non molto impattante sulla viabilità locale (il commercio attuale della legna da ardere è senz’altro superiore); sarà possibile creare un ulteriore indotto per le imprese boschive che avranno a disposizione una nuova possibilità di mercato del legno direttamente sul luogo di produzione di tipo complementare a quello attuale. Inoltre Potranno essere concessi dei benefici per la popolazione locale, ovvero la possibilità di acquistare il pellets prodotto dalla  società ad un prezzo agevolato rispetto a quello di mercato.

Il progetto della centrale di Monticiano – ricorda inoltre la Cia Siena -, prevede l’utilizzo di un capannone non utilizzato, quindi non saranno necessario nuovi insediamenti e cementificazione con consumo di terreni agricoli.

Fonte: Cia Siena

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