
Gli alunni dell'I.I.S. Ferraris-Brunelleschi di Empoli sono tornati dall'esperienza dell XVII Festival Nazionale Teatro Scuola di Altomonte, nel cosentino, entusiasti per la meravigliosa esperienza.
La giuria, a caldo ha affermato che "QUESTA NON è UNA SCUOLA TECNICA , MA UN'ACCADEMIA DI ARTE DRAMMATICA'' un complimento che ha sicuramente fatto molto piacere, dopo un anno di lavoro, senza avere alcun mezzo a disposizione.
E' stata un' esperienza nuova perché per la prima volta gli studenti hanno recitato all'aperto in un anfiteatro.
Lo spettacolo si è svolto nella prima serata del Festival alla presenza del sindaco, degli assessori ed è stato trasmesso in diretta streaming sul sito www.festivalteatroscuola.it.
Il laboratorio teatrale è è seguito dai docenti Silvia Desideri e Laura Moroni e dalla Si.ra Maria Simona Peruzzi come esperta esterna. Le foto sono a cura del prof Marco Dolfi.
Ti–Jean e i suoi fratelli.
Personaggi e interpreti
Prologo Francesco Bagnoli
Riccardo Bianchi
Niccolò Carli Ballola
Lorenzo Favagrossa
Andrea Guidotti
Elisa Mengoni
Alessandro Simoncini
Lorenzo Tanzini
Elia Tempestini
La madre Sofia Cappelli
Chiara Mitolo
Gros Jean Elia Billeri
Cosimo Menichetti
Mi-Jean Pietro Bandini
Cosimo Lunardi
Ti- Jean Matteo Di Lorenzo
Emanuele Parisi
Bolom Elisa Bartoli
Papà Bois/ Piantatore/ Diavolo Niccolò Brunetti
Edoardo Forner
Tullio Miccio
Andrea Mongatti
Matteo Salani
Lorenzo Scappini
Angelo Topce
Tecnici
Musiche Florin Flavian Crintea
Giulia Gambacciani
Attrezzeria Lucrezia Polizzi
Assistente alla regia Riccardo Russo
Ti–Jean e i suoi fratelli.
Il gruppo
Non assomiglia mai al precedente.
Quest’anno sono molti i nuovi arrivati.
L’obiettivo è sempre quello: allenare il corpo e la mente a un esercizio di traduzione. Perché il teatro è un linguaggio tutto da scoprire; perché loro sono da scoprire;
perché le cose che dovremmo curare sono sempre troppe;
perché ci innamoriamo della perfezione di un gesto e la cerchiamo, perché c’è un valore immenso nell’artigiano che prova e riprova fino a che il legno è ben levigato, la chiave scorre, il meccanismo scivola, come cosa naturale.
La naturalezza o meglio, l’autenticità, raggiunta attraverso l’attenzione, l’intelligenza e l’applicazione. A questo vorremmo arrivare.
Il nostro lavoro
A volte sono il tempo e la consuetudine a spuntarla. Più forti del loro percorrere il mondo a volo d’uccello, scavano tracce, accumulano parole come semi.
Si cerca, raccontandoci reciprocamente la storia, per quanto esigua, di ricercarne il senso; le frasi smembrate, distrutte, ricollocate, cominciano di nuovo ad essere portatrici di significato. Si scavano tunnel che spesso non portano da nessuna parte, il testo stesso è un campo di battaglia, in cui ciascuno guadagna a fatica un posto.
Partendo dal testo o dai temi di particolare interesse si procede nella reinvenzione di un linguaggio che parte dal corpo e trova nella parola l’ultimo dei suoi componenti.
Lo spettacolo è un approdo e costituisce la motivazione esterna, visibile del nostro procedere.
Riassunto dell’opera
Tre fratelli, una madre e il Diavolo. Il Diavolo si annoia. Come il suo terribile messaggero, il Bolom (figura mitica dei bimbi mai nati), vuole appropriarsi di ciò che è umano ovvero la capacità di “sentire”. Minaccia dunque i tre fratelli di mangiarseli uno dopo l’altro, a meno che uno di loro non riesca a farlo arrabbiare.
Il forte Gros-Jean, Mi-Jean il filosofo e il più giovane e inerme Ti-Jean si avvicendano nella sfida, mentre il Diavolo si nasconde sotto varie spoglie: un Vecchio, un Piantatore. Tutto intorno una natura ricca di vita, di rocce, di acque. Come nella più classica delle fiabe il più giovane supererà la prova. L’istinto che guida Ti-Jean e che lo porta a riconoscere nella terra, nelle creature piccole come nelle grandi, una parte non trascurabile del proprio destino individuale, sarà la chiave della sua vittoria.
Note di Regia
Chiedersi come mettere in scena un testo equivale a lasciarsi contaminare da un mondo altro che si esprime per suoni incompiuti: le parole del testo. Quelle di Walcott, già premio Nobel per la letteratura nel 1992, traggono forza dal suo essere poeta prima ancora che drammaturgo.
La sfida per noi è stata quella di tenere insieme due mondi: le mitiche Indie occidentali, culla linguistica e culturale dell’autore e le tracce del nostro immaginario fiabesco di cui lo stesso Walcott si è nutrito.
Fin dall’inizio ci siamo posti di fronte alla storia cercando le nostre immagini, per poi tradurle in luoghi, situazioni, relazioni.
- La messa in scena dell’opera
- La messa in scena dell’opera
- La premiazione del Ferraris Brunelelschi ad Altomonte
- L’attestato
- La locandina
Fonte: IIS “Ferraris-Brunelleschi” di Empoli
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