Arno più pulito con ERSA: il capoluogo sarà la prima area metropolitana d'Italia ad essere depurata al 100%. L'opera è costata 72 milioni di euro

All'orizzonte una sanzione EU su 42 agglomerati toscani e 1500 in Italia, per una multa da 800 milioni di euro l'anno


ERSA è realtà. A meno di un anno dalla inaugurazione e consegna dei lavori per il secondo lotto, l’Emissario in Riva Sinistra è terminato e da oggi colletta i reflui di circa 120 mila abitanti all’Impianto di Depurazione di San Colombano. Un’opera fondamentale per la tutela dell’ambiente e per la città di Firenze che termina in clamoroso anticipo rispetto alla tabella di marcia prevista ad inizio lavori. Il collettore, come detto, permette la depurazione delle acque reflue di metà di Firenze e Bagno a Ripoli ancora non collegate al depuratore di San Colombano. Erano presenti all’inaugurazione Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri, Erasmo D’Angelis, capo struttura dell’unità di missione contro il dissesto idrogeologico di Palazzo Chigi, Guido Bortoni, Presidente Autorità per l’Energia Elettrica, Gas e il Sistema Idrico, Anna Rita Bramerini, Assessore Ambiente ed Energia della Regione Toscana, Renzo Crescioli, Assessore all'Ambiente della Provincia di Firenze, Dario Nardella, Vicesindaco del Comune di Firenze, Simone Gheri Sindaco di Scandicci, Alessandro Cosimi, Presidente Autorità Idrica Toscana, Alessandro Mazzei, Direttore Generale Autorità Idrica Toscana, Gaia Checcucci, Segretario Generale Autorità di Bacino del Fiume Arno, Paolo Gallo, Amministratore Delegato Acea SpA,

E’ stato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in persona ad effettuare la manovra meccanica di apertura della paratia che ha consentito di fermare la corsa dei reflui che si gettavano ancora in Arno e che da oggi vengono invece indirizzati al grande depuratore di San Colombano.  Una manovra, quella del Presidente del Consiglio, che ha reso operativo ERSA, l’Emissario Riva Sinistra dell’Arno, lungo complessivamente 7,4 km, rendendo così l’intera area metropolitana fiorentina la prima in Italia depurata al 100% e chiudendo una storia vergognosa di scarichi nel fiume che è andata avanti per secoli.

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L'inaugurazione

L'inaugurazione

 

Un’opera che mette Firenze al riparo dalle sanzioni europee

Per effetto dell’elevato stato di avanzamento dei lavori di ERSA, nel maggio del 2013, l’area fiorentina fu  derubricata dalla procedura d’infrazione aperta dalla Comunità Europea nei confronti dello Stato Italiano per la mancata depurazione dei reflui provenienti da agglomerati urbano con più di 2000 abitanti equivalenti. La conclusione dell’intervento, in tempi brevi, permette di guardare con fiducia ed ottimismo anche ad eventuali ulteriori procedure dovessero aprirsi per la stessa motivazione.

Un risultato importante dal momento che la procedura d’infrazione prevede sanzioni pesanti (da minimo di 11.904 € a un massimo di 714.240€, per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento oltre ad una somma forfetaria calcolata sulla base del PIL e che per l’Italia è pari a un minimo di 9.920.000€) e il rischio di sospensione dei finanziamenti europei.

All’inaugurazione Gaia Checcucci - Segretario dell’Autorità di bacino del fiume Arno - ha affermato che con la conclusione del progetto ERSA, quella di Firenze sarà la prima Area Metropolitana d’Italia ad essere depurata al 100%.

«Il completamento dell’ERSA - continua Checcucci -  costituisce un importante passo avanti nel perseguimento dell’obiettivo di “qualità buono” richiesto dall’Europa per il nostro fiume, ma la strada da fare è ancora lunga. Dal quadro conoscitivo sulla salute dei nostri fiumi, che emerge dal Piano di gestione pubblicato dall’Autorità di bacino nel 2010 e attualmente in corso di aggiornamento in vista del 2015, risulta che non si può abbassare la guardia perché su tutto l’Arno, compreso il bacino drenante a monte di Firenze, sono ancora molti i problemi di qualità delle acque da risolvere».

E' appunto di 800 milioni di euro all'anno, a partire dal 2013, la multa che l'Unione europea potrebbe infliggere all'Italia per infrazione all'obbligo di depurare gli scarichi. Lo ha ricordato anche il capo missione della struttura di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, Erasmo D'Angelis, a margine dell'inaugurazione. D'Angelis ha spiegato che "per evitare le sanzioni ci sono almeno 820 cantieri da aprire"

"Gli effetti che derivano da questo intervento potranno servire a superare le criticità evidenziate dall’Europa e così a scongiurare il rischio di multe milionarie nei confronti del nostro Paese.Lo stato di qualità del fiume non dipende però da un singolo intervento ma da un complesso di azioni a monte e a valle del capoluogo toscano, che riguardano non solo il servizio idrico ma anche e soprattutto il settore agricolo e quello industriale e che agiscono non solo sulla tutela qualitativa ma anche sulla quantità della risorsa."

«E’ per questo – spiega Checcucci -che diventa strategico avere una visione d’insieme delle problematiche legate alla gestione della risorsa. Il “cruscotto” sviluppato dall’Autorità di bacino in questi anni nell’ambito del Piano di gestione consente di monitorare in progress le varie situazioni critiche, di valutare la sostenibilità economica e ambientale delle misure pianificate, di orientare le scelte da compiere e, infine, di capire quali effetti immediati abbia la realizzazione di un intervento per un singolo tratto di fiume e per l’intero bacino».

L'inaugurazione

L'inaugurazione

Un lavoro realizzato grazie ad una solida intesa istituzionale
La realizzazione di ERSA è possibile grazie anche al Protocollo di Intesa siglato in data 1 luglio 2010 tra Regione Toscana, Autorità Idrica Toscana (ex Autorità di Ambito Ottimale n. 3 Medio Valdarno), Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Comune di Scandicci e Publiacqua Spa, che ha permesso di definire e superare le difficoltà autorizzative che spesso opere del genere incontrano. Un lavoro di squadra tra le diverse istituzioni interessate che hanno assunto, tra le loro priorità, la realizzazione di un’opera fondamentale per lo sviluppo della qualità ambientale di Firenze e, più in generale, di tutta l’area regionale posta a valle del capoluogo fiorentino. Anche per questo ERSA rappresenta un esempio di buon governo del territorio.
Un lavoro portato a termine, tra l’altro, in accordo e con la collaborazione del Quartiere 4, per informare puntualmente i cittadini e limitare quindi al massimo i disagi per le modifiche alla viabilità della zona.

Il Commento dell'Assessore regionale Anna Rita Bramerini

"Grazie al lavoro di sorveglianza della Regione Toscana, che a suo tempo promosse uno specifico protocollo d'intesa fra tutti i soggetti coinvolti (Regione, Ato 3, Provincia e Comune di Firenze, Comune di Scandicci e Publiacqua), l'Area Fiorentina non è stata deferita alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nell'ambito della terza procedura di infrazione aperta nei confronti dell'Italia per il mancato adeguamento alla Direttiva 271/1991 in materia di trattamento delle acque reflue."

Così l'assessore regionale all'Ambiente commentando l'inaugurazione, avvenuta questa mattina anche alla sua presenza, del collettore fognario in riva sinistra d'Arno a Firenze. Si tratta di un risultato di grande importanza, prosegue l'assessore, per una città come Firenze e per l'intera area fiorentina: unico territorio, fra i 51 esaminati da parte della Corte Europea, a essere archiviato davanti al rischio di una inadempienza che avrebbe potuto anche comportare pesanti sanzioni pecuniarie.

L'opera, attesa da anni, eviterà che le acque reflue della zona di Firenze in sinistra d'Arno (circa 140 mila abitanti: il 20% della popolazione dell'area vasta fiorentina) vengano scaricate direttamente nel fiume senza passare dal depuratore. Il costo dell'intero collettore (71,5 milioni di euro) è stato garantito dalle tariffe pagate dai cittadini con le bollette emesse da Publiacqua oltre che da un contributo (5,2 milioni di euro) erogato dalla Regione Toscana.

I due lotti dell'intera opera sono stati completati a meno di 4 anni dall'inizio dei lavori: tutte le acque reflue verranno ora deviate all'impianto di depurazione, in San Colombano, per essere trattate e, una volta depurate, restituite all'ambiente. Così - conclude l'assessore - si persegue la massima tutela del fiume Arno.

L'inaugurazione

L'inaugurazione

 

LE CARATTERISTICHE TECNICHE DELL'OPERA

Il più grande cantiere idrico italiano
L’emissario in Riva Sinistra consiste nell’interramento di una tubazione che corre per 6,8 km lungo l’asse principale sull’argine dell’Arno. A questa si aggiunge una conduttura di un 1 metro di diametro lunga 600 metri, che raccoglie i reflui che scaricano attualmente nel Fosso degli Ortolani e sono collettati anche gli scarichi di Bagno a Ripoli per 20.000 abitanti. Il costo complessivo dell’opera è di 71,5 milioni di euro, comprensivo anche dei costi per la messa in sicurezza e la bonifica di un’immensa area grande come 15 campi di calcio, utilizzata nei decenni scorsi come discarica abusiva di rifiuti dell’edilizia e del dopo-alluvione di Firenze, individuati lungo il tracciato. È di circa 14 milioni l’importo per i lavori del secondo lotto.

Il secondo lotto: ultimato a tempo di record
Il secondo lotto, suddiviso in 3 sotto-sezioni che sono state realizzate parallelamente, prevedeva il collegamento tra l’Emissario meridionale e il Fiume Greve, punto di congiungimento al primo lotto che è stato ultimato a marzo 2014.
Il tratto iniziale consiste in uno scatolare prefabbricato in cemento armato (300x300 cm) lungo circa 800 metri. In affiancamento di questo è stata posata una condotta di acquedotto in ghisa sferoidale, una fornitura aggiuntiva dell’appalto.
La seconda sezione del tracciato prosegue in una condotta in ghisa sferoidale del diametro di 1,8 metri per una lunghezza di circa 750 metri.
La terza e ultima sezione, che collega il secondo al primo lotto, avviene per mezzo di una condotta in ghisa sferoidale del diametro di 2 metri per una lunghezza totale di circa 650 metri. Di questi, i primi 250 metri attraversano l’Area Naturale Garzaia, particolarmente importante dal punto di vista naturalistico. Per questo primo tratto lo scavo, anziché essere armato con blindaggi di tipo lineare graduale, è stato contenuto in palancole a perdere per la salvaguardia ambientale e faunistica dell’area.
In quest’ultima sezione, confluisce una tubazione in ghisa (diametro 1 metro) attraverso la quale sono avviati a San Colombano i reflui trattati attualmente dal depuratore di San Giusto (in via di dismissione) compresi quelli provenienti dalla rete di Scandicci, dal Galluzzo più il contributo scolmato dal manufatto derivatore sul fosso degli Ortolani.

Selezione e differenziazione delle terre di scavo
Oltre allo scavo per la posa della tubazione, gli operai al lavoro nell’area hanno allestito le piazzole in cemento armato per lo stoccaggio dei materiali provenienti dallo scavo. Il terreno è stato subito analizzato e, per evitare qualunque contaminazione con l’ambiente esterno, le piazzole sono state rivestite in PVC e le acque di scolo in caso di pioggia convogliate al depuratore attraverso una condotta fognaria specifica. Se il materiale estratto dallo scavo era di buona qualità in parte è stato macinato con un mulino mobile e riutilizzato per ricoprire lo scavo (questo è accaduto con circa l’80% del materiale estratto). Se invece erano presenti rifiuti o fanghi che rendevano impossibile il riuso, i terreni sono stati avviati in discariche autorizzate (per circa il 20%).

Un metodo innovativo di scavo mai utilizzato in Italia
La rapidità di esecuzione dei lavori è stata possibile grazie all’innovativa tecnologia di scavo acquistata in Germania, che sfrutta il cosiddetto ‘blindaggio lineare’. Questo sistema consente di posizionare i pannelli di contenimento all’interno dello scavo in modo semplice, rapido ed efficace. Le travi che sostengono i pannelli lasciano sufficiente spazio per calare i tronconi di tubo in totale sicurezza, agevolando il lavoro degli operai e dei macchinari impiegati.

I costi finiranno in tariffa?
La tariffa attuale (240 euro in media l’anno iva inclusa) contiene tutti i costi dell’opera come quelli delle altre opere strategiche del territorio dei 46 Comuni di Publiacqua.

Posti di lavoro garantiti
Il Progetto ERSA ha avuto un grande impatto anche dal punto di vista occupazionale. In un momento di crisi generalizzata e di precarietà, infatti, alla realizzazione del grande emissario hanno lavorato oltre 200 persone tra personale di cantiere e indotto. La realizzazione dell’emissario è stata affidata, attraverso una gara d’appalto europea, al Consorzio Ravennate delle Cooperative di Produzione e Lavoro, rappresentata dall’impresa Cooperativa Muratori Sterratori e Affini di Montecatini Terme, capogruppo dell’ATI costituita da Polistrade spa di Campi Bisenzio e Italscavi di Scandicci, che già in passato hanno partecipato alla costruzione di importanti opere di ingegneria idraulica ed idraulico sanitaria in Toscana e nel resto d’Italia.

 

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