Il segretario Cgil Fuso dal congresso di Rimini: "Non accettiamo arroganza nè soprusi, quando il premier era sindaco gli abbiamo sempre risposto"

Mauro Fuso

Mauro Fuso, segretario della Camera del lavoro di Firenze, è stato il primo toscano ad aver fatto un intervento dal palco di fronte alla platea del Congresso della Cgil nazionale. “Si parla molto del ruolo del ruolo del sindacato al tempo della crisi - sono state le sue prime parole -. Ma il sindacato è anche al tempo dell'arroganza. Perché qualcuno è arrogante verso di noi? Per paura, per fretta, per ignoranza, per sfiduvi nel dialogo? L'arroganza resta comunque un sopruso. E la Cgil non accetta i soprusi. Quando l'attuale premier era sindaco di Firenze, gli abbiamo sempre risposto quando c'era bisogno di rispondere, con alterna fortuna. Ora che è premier tutti vedono questa sua faccia: c'è un problema, va affrontato dicendo agli altri di stare sereni”.

Secondo Fuso “per la Cgil l'antidoto all'arroganza è lo stare insieme, declinando correttamente la confederalità: con solidarietà tra le categorie, i servizi, le Camere del lavoro che sono presìdi di democrazia”. Il segretario della Cgil fiorentina ha poi aggiunto: “Il Testo Unico sulla rappresentanza è la nostra riforma elettorale, per di più senza listini bloccati. Essere prudenti e conservare l'esistente non serve. Dobbiamo cambiare atteggiamento verso la politica, che l'ha già cambiato verso di noi. Dobbiamo essere efficaci nell'azione sindacale, come negli ultimi anni non sempre è successo. Perché? Siamo stati poco combattivi? Velleitari? Incapaci di stringere alleanze? E' un processo di livello mondiale? Di tutto un po'. Sulla ricerca della mobilitazione e del consenso dobbiamo fare passi avanti, coinvolgendo e facendo partecipare il più possibile i lavoratori”.

Fuso ha concluso l'intervento citando l'esempio della Chiesa con Papa Francesco: “C'è una crisi di rappesentanza politica nel Paese, una crisi che tocca anche il sindacato, c'è una corrosione delle identità collettive. Bisogna prendere esempio da quello che ha fatto la Chiesa con Papa Francesco: tornare al messaggio originario, criticando il dominio del denaro e la perdita di dignità delle persone, investendo sulle relazioni umane e sulla solidarietà. Sappiamo che è finito il tempo della compattezza ideologica, dunque occorre creare uno spazio aperto dove ci siano confronto ed elaborazione. Democratizzare è la risposta alla crisi della rappresentanze e alle arroganze”.

Fonte: Uffico Stampa Cgil Toscana

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