
Di seguito la nota redatta dagli architetti che martedì 8 aprile agli Agostiniani, hanno incontrato la candidata sindaco del Pd di Empoli Brenda Barnini.
"A detta dei presenti, peraltro numerosi, l'incontro tra professionisti architetti di Empoli e il candidato sindaco del PD, Brenda Barnini, svoltosi martedì 8 aprile presso il Cenacolo degli Agostiniani, è stato produttivo e originale, per i motivi che andremo ad esaminare.
L'incontro verteva ovviamente sullo stato di salute della città in generale e quello della nostra in particolare in rapporto alla lettura delle cause che l'affliggono e delle soluzioni praticabili, viste dalle posizioni dei singoli fronti. Gli architetti , forse si aspettavano di trovarsi a discutere principalmente di piani urbanistici e di regolamenti edilizi, mentre hanno visto la discussione orientarsi, fin dall'inizio su questioni di portata più ampia. Ciò non li ha delusi, anzi hanno apprezzato a loro dire lo spettro visuale di Brenda Barnini, che si aspettavano forse meno ferrata in materia. Il dibattito, impostato su questa linea, era aperto, per scelta, e chiunque volesse, poteva avanzare domande, oppure osservazioni alle risposte della candidata. Per due ore filate, Brenda Barnini ha esposto la sua lettura e le sue proposte, traducibili in una possibile visione della città che vorrebbe e che potremmo realizzare.
Di questi tempi non ci pare cosa da poco, se dalle risposte è emersa un'analisi condivisa in modo unanime, sostenuta da una onestà intellettuale e un livello di competenza che ci inducono a vedere positivo nella direzione di una rinascita urbana. La sua proposta di città non trasuda soluzioni miracolistiche, secondo lo schema in voga degli altri candidati, ma individua canali logici di condensazione lungo i quali costruire identità, attraverso la convergere di energie e di interessi condivisi. Uno di questi canali è rappresentato dal polo formativo, realtà consistente nella nostra città e di spessore qualitativo elevato. Puntare in questa direzione può significare identificare la città come una sorta di campus universitario che attraverso il suo indotto genera energia pulita in termini di ricerca, scambio, comunicazione, percorrenza, accoglienza e ospitalità, incontro, formazione, modello civico,modernità.
Non importa sforzarsi per comprendere che intorno al tema della formazione si ”giocano” nel Paese partite centrali e potersi vantare di essere un polo formativo di portata regionale può significare imboccare la strada giusta per uscire dall'imbuto. Da qui passano le risposte alle crisi occupazionale, ma anche quelle non meno importanti che preparano i modelli comportamentali, la convivenza multirazziale, le relazioni sociali e civili,la coniugazione dei diritti. E solo le realtà urbane che avranno intercettato per tempo questi fenomeni reggeranno l'urto del cambiamento che altrimenti rischia di travolgerle. Su queste basi il modello di città che ne emerge segnala che non sono necessari stravolgimenti o trasformazioni ciclopiche del suo tessuto, ma operazioni intelligenti di riconversione dei suoi contenitori. La città dovrà rimodellarsi, certo, ma senza cancellazioni del suo percorso storico semmai, valorizzandone le vocazioni. Cambieranno i modi di abitarla e di viverla, perché cambieranno le esigenze dei suoi abitanti insieme agli abitanti stessi. Cambieranno i suoi spazi e i suoi collegamenti, cambieranno le modalità di comunicare e i modi di stare insieme. Ma la città sta già vivendo questo cambiamento. Basta guardarsi d'intorno quante nuove opere stanno cambiando il suo profilo, dalla viabilità, ai contenitori per la salute, a quelli per la formazione. Cambierà ancora la città perché sono cambiate le scale e la natura dei problemi , e di conseguenza dovrà cambiare l'uso e la distribuzione delle risorse se si vorranno garantire ai cittadini i livelli di assistenza e di servizio dei quali hanno goduto finora.
Fa presa dichiarare che la nostra città è stata distrutta dagli errori amministrativi. Le cose che non vanno in questo Paese sono sempre responsabilità di qualcun altro. Scorciatoie populiste che in campagna elettorale funzionano sempre. Non è attraverso questo coro lamentoso o le promesse di corto respiro, che troveremo il modo di invertire il senso di marcia.
Il ritardo della nostra città non può definirsi di tipo infrastrutturale, o di valori etico-sociale. Pochi centri urbani della stessa dimensione possono vantare una disponibilità così ampia di servizi e di attenzione ai valori di solidarietà e di democrazia.. Semmai, è la perdita di collegamento con la modernità, quella che denuncia Brenda Barnini. Dovuta all'attaccamento a un modello che ha registrato un suo marcato successo nel tempo, ma che ad un certo punto non si è dimostrato più in grado di reggere il passo del cambiamento che investiva il mondo. Ma questo ha poco a che vedere con l'impossibilità di ripartire. L'errore che non dobbiamo commettere , dice sempre Barnini, è di non ripartire da quel tempo pensando di colmare questo intervallo. Quel tempo non ce lo restituisce nessuno. Che conta è di coinvolgere e di convogliare le tante risorse presenti sul territorio, da quelle professionali, a quelle economiche e intellettuali, da quelle civiche a quelle imprenditoriali. In una nuova visione di sviluppo del territorio nella quale ognuno diventa parte costruttiva e non fronte di opposizione. Questa la visione, concreta, emersa dal confronto, che disegna una città moderna e raggiungibile attraverso l'opera fattiva di tutte le sue forze disponibili e che se ne vorranno sentire parte. Ci vorrà un po' di tempo perché un progetto di questo profilo possa definirsi, ma averne individuato la direzione rappresenta una sicura partenza. Questa è l'immagine della città moderna che gli architetti aspettano, non solo nella sua veste fisica, ma sopratutto per quella appoggiata sulla storia dei suoi valori di democrazia e di convivenza civile avanzata".
Vincenzo Mollica
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