Dal Consiglio, il discorso di Monaci: "C'è la volontà di collaborare a un passaggio a un passaggio riformatore"

Alberto Monaci

L′Assemblea toscana, autonomamente e con atti e fatti verificabili, ha avviato da tempo una riflessione sullo status del Consiglio regionale e della Regione e non può quindi essere sospettata di discutere tanto per portare una testimonianza fine a se stessa. Al contrario, il Consiglio regionale riunito oggi, mercoledì 2 aprile, in concomitanza con gli altri Consigli d’Italia, esprime concretamente la volontà di collaborare ad un passaggio riformatore, da ieri tradotto nel disegno di riforma costituzionale presentato dal Governo. Così la presidenza del Consiglio toscano, aprendo i lavori della seduta speciale, ha ribadito la volontà in particolare di confrontarsi sulla riforma dell’articolo 117 della Costituzione affermando che il Governo e la maggioranza che lo sostiene non possono derogare da un confronto di merito su aspetti dirimenti per il futuro delle Regioni ed il loro prossimo ruolo nell’architettura dello Stato.
Richiamato il contributo elaborato congiuntamente dagli organi di condivisa rappresentanza rispettivamente di consigli e Regioni, la presidenza dell’assemblea toscana ha invocato la discussione delle proposte fuori da pregiudizi e posizioni di parte, indicando quindi una ‘linea del Piave’: la conferma delle Regioni come organi rappresentativi delle comunità regionali, dotati di funzione legislativa, con organi eletti dal popolo a suffragio universale. Privarle di una sola di queste caratteristiche costituirebbe infatti un impoverimento del tessuto democratico del Paese, che ha bisogno di istituzioni efficienti ed economicamente sostenibili ma che sappiano dare rappresentanza alle idee e alle convinzioni dei cittadini. La proposta del Governo rispetta, oggi, questa identità: essa, ha aggiunto la presidenza, è un buon punto di partenza.
Venendo alle competenze legislative, il superamento dell’ambito concorrente, così come delineato, rischia di incentivare anziché superare il contenzioso con la Corte Costituzionale, dato di fatto assunto a parametro della riforma. Quel contenzioso, secondo la presidenza del Consiglio, è dovuto piuttosto al dilagare del principio del coordinamento della finanza pubblica quale motore dell’ingerenza statale nelle competenze regionali. Nel testo novellato dell’articolo 117 vi sono inoltre spazi di incertezza e anche qualche omissione, e il rischio è quello di una riforma che non semplifica, ma complica. Il confronto è insomma nell’interesse di tutti: del Governo, delle Regioni, dei cittadini, perché il contenzioso è sempre portatore di influenze negative nei processi di semplificazione e agevolazione dei rapporti con lo Stato.
In ultimo, la presidenza ha indicato un tassello mancante alla riforma, eppure fondamentale per coniugare democrazia, efficienza delle istituzioni, trasparenza delle funzioni e sostenibilità dei costi: la definizione di funzioni standard e costi standard per i vari assetti istituzionali, dal Governo al Parlamento, dalle Regioni ai Comuni, cosicché siano noti ai cittadini. Un tassello che la presidenza del Consiglio toscano si augura che il Governo voglia al più presto elaborare, fedele così alla sua missione rivoluzionaria. Senza arroganza e clamore, ha chiosato la presidenza, i Consigli regionali, che hanno avviato almeno da due anni queste riflessioni, possono dare il loro contributo.

Fonte: Regione Toscana

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