
Lunedì 14 aprile alle ore 17,30 presso il cinema LA PERLA di Empoli avrà luogo l’evento pubblico conclusivo del progetto IO SO CHI SONO: LA CONSAPEVOLEZZA DI SÉ COME PROMOZIONE DI STILI AFFETTIVI E RELAZIONALI POSITIVI.
E’ prima tappa di un percorso che accompagnerà giovani e adulti dalla conoscenza delle ragioni del nostro modo di essere fino agli inquietanti effetti di un fenomeno in gran parte sommerso ma in allarmante diffusione soprattutto fra i giovani: il cyberbullismo.
Il progetto IO SO CHI SONO è stato attuato da psicologhe e educatrici del Centro Aiuto Donna Lilith delle PP.AA.RR. di Empoli, grazie ai contributi della sez. Soci Coop di Empoli e dei Comuni di Empoli, Vinci e Cerreto Guidi.
Protagonisti della serata saranno i 350 studenti delle 14 classi delle scuole secondarie di primo grado coinvolte nel progetto appartenenti agli istituti Busoni-Vanghetti di Empoli, “I.C. Vinci” di Vinci, “Leonardo da Vinci” di Cerreto Guidi.
Insieme ai loro docenti, essi presenteranno ai genitori e al pubblico i loro elaborati, le loro riflessioni e esperienze in relazione alle attività svolte.
Oltre ai genitori e agli insegnanti delle tre scuole, saranno presenti i sindaci e gli assessori alle Pari Opportunità e all’Istruzione dei tre Comuni, i dirigenti della sez. soci Coop che ha organizzato la manifestazione.
Questo il tema della serata: sapere chi siamo per costruire relazioni positive con sé, con i coetanei, con l’altro sesso, con i “diversi”; riconoscere i comportamenti negativi per non agire contro i più deboli; imparare a leggersi dentro, per riuscire ad affermare il diritto di ciascuno a realizzare nella vita le proprie autentiche aspirazioni. Solo se si conosce si è davvero liberi nelle nostre scelte. Al di là delle mode o di condizionamenti esterni.
Il progetto IO SO CHI SONO intende in effetti rispondere alla consapevolezza sempre più diffusa che, se non si vuole continuare a intervenire quando è troppo tardi, sugli effetti di relazioni sbagliate, occorre puntare sulle giovani generazioni con l’intento di “smontare” quei pregiudizi e stereotipi che nella nostra mente inchiodano donne e uomini a dei ruoli che sempre più spesso vanno loro “stretti”.
La società sta cambiando, le donne hanno fatto il loro ingresso anche nelle professioni in passato tipicamente maschili, mentre si va affermando fra le giovani coppie la condivisione delle mansioni familiari.
Ma il principio delle Pari Opportunità fra i due sessi è ancora lontano da essere realizzato e poche sono tuttora le donne che accedono a posizioni apicali nei vari ambiti della società.
Allo stesso tempo, la cronaca quotidiana ci propone fatti di sangue che vedono come vittime donne per lo più colpevoli solo di volere porre fine ad un rapporto ormai consumato.
In realtà il cosiddetto “femminicidio”o “femicidio” non è che l’ultimo atto di una spesso lunga serie di maltrattamenti psicologici, economici e fisici talora sottovalutati dalla vittima stessa e spesso subiti anche in presenza di figli minori.
Il problema è che per lo più la violenza intra-familiare resta nascosta, si presenta come violenza psicologica, sottile quanto distruttiva, spesso unita a quella economica, fatta di svalorizzazione, di umiliazioni, di minacce, di isolamento. Con l’effetto della perdita di ogni fiducia in sé da parte della donna, che si sente inadeguata come donna, come moglie, come madre, fino a fare proprio il punto di vista del maltrattante, fino a colpevolizzarsi per il fallimento del proprio progetto di vita.
Da 12 anni il Centro Lilith, nato presso le Pubbliche Assistenze Riunite su richiesta del Comune di Empoli, fornisce un aiuto concreto alle donne che fanno quel “primo passo” verso il recupero della propria dignità e libertà, condivide con loro un percorso di uscita dalla violenza fatto di cure psico-terapeutiche e consulenze legali, offre ospitalità a loro e ai figli minori in una casa protetta nelle situazioni di rischio, ne sostiene il reinserimento nel tessuto sociale e lavorativo. Il tutto in collaborazione con le Forze dell’Ordine, i servizi Sociali, altri Centri Antiviolenza e associazioni del territorio.
Resta però il problema di tutte le altre donne che non trovano il coraggio di reagire, e delle nuove generazioni che devono poter crescere in una società culturalmente più evoluta.
Occorrono non solo risposte efficaci da parte delle Istituzioni e dell’intera società ma una battaglia culturale che releghi al passato una cultura patriarcale ormai superata nei fatti nella società moderna e determini finalmente una condanna sociale del fenomeno.
Passo fondamentale di questo processo è la prevenzione, educare i/le ragazzi/e a riconoscere le proprie emozioni, a distinguere le azioni positive da quelle negative, a leggere con “altri occhi” la realtà che li circonda, a individuare stereotipi e pregiudizi.
In che modo? Puntando sul potenziamento delle risorse individuali attraverso una didattica attiva e partecipativa che, tramite giochi di ruolo, drammatizzazioni, collages, brevi video esplicativi, consenta a ciascuno di esprimere le proprie idee, dubbi ed emozioni in un libero confronto fra pari e con le educatrici.
Il clima di maggiore fiducia reciproca che normalmente si crea nelle classi è il contesto più adatto per la trasmissione di modelli di comportamenti socialmente utili.
Non solo quindi educazione ad un’affettività consapevole e responsabile basata sul rispetto dell’altro e dei suoi diritti, ma un percorso di prevenzione a 360° attuato dalle psicologhe e educatrici di Lilith.
Il momento di restituzione pubblica finale del progetto IO SO CHI SONO sarà una bella occasione per far conoscere cosa è possibile ottenere investendo sui giovani, ma costituirà anche un momento di riflessione per tutti che solo puntando sulla scuola, sulla conoscenza, si può pensare di costruire una società più giusta e solidale.
Fonte: Centro Aiuto Donna Lilith delle Pubbliche Assistenze Riunite di Empoli
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