Biuzzi (Pd) ribatte a Gaccione (Prc-Pdc): "Di forte non abbiamo tanto il potere, quanto il voler provare a vincere le elezioni perché siamo convinti del nostro progetto"

Fabrizio Biuzzi

Fabrizio Biuzzi risponde a Paolo Gaccione

Ho letto con interesse il comunicato stampa con il quale Paolo Gaccione dei Comunisti Italiani risponde alla lettera di Alberto Fluvi. Inserendosi in mezzo alla querelle a distanza che si è innescata tra quest’ultimo e Damasco Morelli, con astuta mossa politica frutto della sua trentennale esperienza, il buon Paolo prende spunto dal loro comune passato di militanza attiva (anche in posizioni di rilievo) all’interno del partito che per settant’anni ha dominato la scena empolese e si prodiga in una filippica (d’ordinanza) contro la totalità dei dirigenti passati del PD, dei DS, del PDS, fino ad arrivare al lontano PCI lasciando intendere chiaramente come essi siano entrati nelle stanze dei bottoni e si siano spartiti pezzi ingenti di potere della città, sfruttando la loro appartenenza all’apparatcik.

Questo è un refrain molto caro agli avversari del mio partito e da quando sono entrato in politica dal 2009 l’ho sentito e risentito in tutte le scale e tonalità talmente tante volte, che ormai ci ho fatto l’abitudine. Forse non sta neppure a me controbattere l’affermazione, essendo i chiamati in causa politicamente più esperti del sottoscritto e quindi capacissimi, se lo vogliono fare, di difendersi da soli. Forse su questo non vale nemmeno la pena ribattere, essendo tutta l’impalcatura derubricabile a normale routine elettorale in cui un rappresentante di una parte politica importante come è Gaccione ha il sacrosanto diritto di dire la sua e di cercare di portare acqua (e voti) al suo mulino.

Ma quando Gaccione sposta il tiro sulle “nuove leve del PD”, su questi “giovani FEROCI dell’era della rottamazione a parole”  che in realtà cercano, se non l’hanno già ottenuto, “l’ACCORDO con la parte più forte del POTERE PD”, mi sento chiamato in causa direttamente e penso valga la pena spendere due minuti di tempo per queste tre righe per rispondere:  

«Caro Paolo, io non so in quale Partito Democratico di Empoli tu sia andato, ma noi siamo quelli in via Fabiani 64, subito prima di svoltare per la stazione! Qui il gruppo dirigente è rinnovato almeno dal 2009, e si registra un alto turn over; c'è una larga prevalenza di persone provenienti da quella che una volta si sarebbe chiamata “società civile”. Ciascuno dà il contributo che può e quando può, secondo la sua capacità (come avrebbe detto Marx), e spesso l’impegno per la città si traduce in ore sottratte alla famiglia, al lavoro e al tempo libero. E in questa cornice che ti ho appena descritto mi sembra difficile infilarci dentro un quadro di secondi fini legati a giochi di potere da parte di qualcuno di noi… Ti posso inoltre assicurare che l’unica cosa di FEROCE che abbiamo sono i crampi che ci vengono alle caviglie a forza di fare cassettaggio porta a porta di persona perché a spedire le lettere costerebbe troppo per le nostre scarse finanze… Gli unici ACCORDI che stringiamo riguardano chi sta ai banchini il sabato pomeriggio in Piazza Della Vittoria e chi invece può “fare passo” e andarsene per i fatti propri almeno per una sera. Di forte qui non abbiamo tanto il POTERE, quanto il VOLERE: volere provare a vincere le elezioni perché siamo convinti della bontà del progetto che abbiamo in testa e che con il percorso che ci ha portato alle primarie del 9 Marzo abbiamo iniziato a spiegare agli empolesi».

Fonte: Fabrizio Biuzzi

Notizie correlate



Tutte le notizie di Empoli

<< Indietro

torna a inizio pagina