Imprese agricole straniere, 1 su 2 è donna. Le storie del Salone “Quando il Made in Tuscany viene da lontano”

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Un’impresa agricola straniera su due è rosa. Sono 1.030 le aziende agricole guidate da imprenditrici “non italiane” che attraverso l’agricoltura ed il lavoro nelle campagne si sono costruite un percorso di integrazione, paritàsociale ed indipendenza economica riuscendo a far coincidere i tempi della vita con quelli del lavoro. Ad accomunare le loro storie, il viaggio verso un paese diverso, a volte anche molto lontano, il desiderio di ricominciare una vita nuova senza però dimenticare “le radici”, l’elemento forse più prezioso che rende l’agricoltura toscana tra le più multietniche, originali ed aperte del paese. A fianco di un Made in Tuscany che passa in mani straniere lasciando solo le braccia in Toscana mentre mente, cuore e cassaforte stanno altrove, c’è un Made in Tuscany che viene da lontano e che contribuisce, ogni giorno, con fatica e sudore, al primato mondiale delnostro agroalimentare. Le donne guidano quasi la metà (43%) delle imprese agricole straniere attive nella nostra regione dove nel complesso le imprese femminili iscritte ai registricamerali nel settore agricoltura e pesca rappresentano il 32,6% del totale di tutti i settori. In pratica 1 impresa su 3 nonostante la flessione (-2,7%) registrata nel terzo trimestre del 2013 opera nel settore primario. Sono concentrate tra Firenze (29%), terza regione d’Italia, Siena (19,7%) e Grosseto (16%) il maggior numero di questa tipologia di profilo aziendale. A dirlo è Donne Impresa Toscana sulla base dell’analisi del rapporto Inea-Infocamere in occasione dell’iniziativa per l’8 Marzo promossa da Donne Impresa “L’agricoltura delle Pari Opportunità” che si è tenuta a Palazzo Vecchio, a Firenze (info su www.toscana.coldiretti.it). All’iniziativa, a cui ha partecipato il Presidente Nazionale Coldiretti, Roberto Moncalvo, per la prima volta in Toscana, hanno partecipato il Presidente Regionale Coldiretti, Tulio Marcelli (Presidente Coldiretti Toscana), l’Assessore Regionale all’Agricoltura, Gianni Salvadori e la Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Firenze, Maria Federica Giuliani.

“L’agricoltura, più di altri settori della nostra economia – ha spiegato nel suo intervento Maria Cristina Rocchi, Responsabile Regionale Donne Impresa – sta dimostrando una forte predisposizione arispondere alle aspettative delle donne che hanno l’occasione di essere veramente protagoniste dell’impresa che guidano o in cui collaborano. L’agricoltura è un percorso che ha facilitato il desiderio di emancipazione sociale ed economica favorendo la crescita cultura del territorio. L’ingresso progressivo delle donne nell’agricoltura - sottolinea ancora la Responsabile Regionale Donne Impresa Coldiretti - ha certamente dato un forte impulso all’innovazione che ha caratterizzato il settore con l'ampliamento delle attività ad esso connesse come la trasformazione dei prodotti, la nascita del settore dell'agribenessere, il recupero di antiche varietà, le fattorie didattiche, gli agriasilo, l’adozione di piante e animali on line  e tante altreinnovazioni”.

Una parte della fortuna della Toscana del buon cibo e del buon vivere, dell’ospitalità e della cura del territorio, dell’immagine e della pubblicità è merito - anche - di questa piccola ed intraprendente fetta di imprese che parla “un'altra lingua”. La capacità di adattamento al nuovo contesto di vita e di integrazione culturale ha fatto poi il resto. Attive principalmente nel settore del turismo rurale, le imprenditrici rosa che arrivano da lontano hanno sviluppato, a fianco di una pronunciata ricettività turistica, un naturale e conseguente legame con i prodotti tipici del territorio a cui aggiungere, non di rado, un tocco di personalità. “La multifunzionalità è la caratteristica principale delle aziende agricole condotte da donne. Queste imprese generano occupazione perché sviluppano attività particolari che si affiancano a quella principale per fornire un prodotto o un servizio particolare. La capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell'ambiente e la qualità della vita a contatto con la natura sembra essere - precisa ancora - una delle principali ragioni della presenza femminile nelle campagne. Un impegno che è infatti particolarmente rilevante nelle attività più innovative e multifunzionali come dimostra il protagonismo delle donne nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, negli agriturismi o nelle associazioni per la valorizzazione di prodotti tipici nazionali come il vino e olio.

Dai più tradizionali, come vino all’olio, preferibilmente di qualità e certificati, fino alle coltivazioni più diverse e “curiose”, la campagna toscana è piena di belle storie di donne che hanno lasciato il paese di origine per vivere in campagna. Appartengono a culture e tradizioni diverse ma sono state, per certi versi,pioniere nell’anticipare i tempi di un’immigrazione che ha contribuito all’eccellenza del Made in Tuscany nel mondo.

DALLA GERMANIA DELL’EST A REGGELLO (FI), DALLA BANCA ALL’AGRITURISMO

C’era ancora il muro quando Sabine Kloss è arrivata in Italia. Era stata appena assunta giovanissima da una banca nella sua città natale, Erfurt, nella Germania dell’Est, prima di mollare tutto e scoprire che l’amore e la relazione con quello che è oggi suo marito, gli avrebbero aperto le porte della campagna toscana. “Oggi mi sento reggellese – confida – e non tornerei indietro. Qui ho avuto la possibilità di esprimermi, di integrarmi con la gente e con il territorio. Suono nell’orchestra e organizzo molte iniziative”. Prima dell’agricoltura Sabine non aveva mai avuto ne a che fare con galline, ne tanto meno con l’olio, se non a tavola. “Non ero mai stata in un pollaio prima di allora – confida – e non avevo mai lavorato in una vigna o zappato un orto. In Italia, invece, ho raccolto l’uva durante il periodo della vendemmia e lavorato in diverse fattorie. Piano piano ho imparato il necessario, ho accumulato esperienza econoscenze”. La svolta alcuni anni dopo quando insieme al marito affittano un piccolo terreno con annesso casolare che poi diventerà quella che è oggi l’azienda agrituristica il “Molino Vecchio di Carraia” abitualmente frequentata, guarda un po’, da moltissimi turisti stranieri. “Ci è costato un sacrificio dietro l’altro – racconta – ed anche se oggi chiudiamo l’anno in pareggio l’azienda è cresciuta molto. Sono sicura che crescerà ancora”. L’azienda agrituristica produce un ottimo olio extravergine di oliva dalle 1.200 piante del podere. Da poche settimane anche il figlio 22enne è diventato coadiuvante della madre. Su di lui Sabine ripone molte aspettative. “Mi piace stare con le persone, ed i nostri clienti, qui da noi, devono sentirsi come a casa propria. Vanno nell’ovile, prendono le uova. In Germania avrei potuto fare carriera in banca, ma è qui, a Reggello, che per la prima volta sono entrata in un pollaio”.

DA BOGOTA’ A SESTO FIORENTINO (FI), GLI OLII ESSENZIALI DI JOHANNA

A Firenze era arrivata per frequentare un master. Non se ne è più andata. Laureata inLettere con una tesi sulla “distanza dell’uomo dalla terra”, ragione secondo cui verrebbe meno il “rispetto per l’ambiente che ci circonda”, Johanna Bucheli sta creando la sua azienda ed i suoi prodotti seguendo il principio della spontaneità. Nata a Bogotà, in Colombia, vicino ad una fattoria dove ha vissuto la sua infanzia scorrazzando tra gli animali dell’aia ed i terreni coltivati, a Sesto Fiorentino, proprio sopra Careggi, è partito il suo percorso “contadino”. Insieme all’olio di oliva Igp biologico che presto porterà anche in America, ha iniziato ad appassionarsi per necessità agli olii essenziali, in particolare all’oleolito di calendula, un rimedio naturale per bruciature, scottature, eczemi, punture d’insetti, oltre che magnifico idratante. “Stavo cercando un rimedio naturale per curare un fastidio alla pelle, – racconta – e ho trovato le calendule. Nei miei terreni crescono spontanee, bellissime. L’ho interpretato come un segno”. Autodidatta, curiosa e vulcanica, Johanna manda avanti la famiglia - un marito e due figli - e gestisce con entusiasmo contagioso l’azienda. E’ in programma il prossimo anno la ristrutturazione del casolare dove andranno a vivere: “Vorrei specializzare l’azienda, oltre che sulla produzione di olio, sugli olii essenziali alla lavanda e alla calendula; organizzare laboratori didattici per i bambini ed accompagnare le persone nel mondo delle erbe spontanee per uso domestico. Molte soluzioni sono alla nostra portata e sono spontanee: basta solo conoscerle”.

MIELE DOP CARIOCA IN LUNIGIANA (MS), L’INFERMIERA DI RECIFE CHE AMA LE API

Dalle corsie dell’ospedale al miele Dop della Lunigiana. Jacqueline Araujo De Lucena, 38 anni, brasiliana di Recife, bella località di mare sulla costa atlantica, prima di scoprire la Lunigiana, e poi le api, ha lavorato come infermiere nel reparto di “Medicina” dell’ospedale della sua città. Stava ultimando il corso di specializzazione per assistente infermiera in sala operatoria prima di partire per quello che sarebbe stato il viaggio della sua vita. L’Italia è sempre stata nei suoi sogni, fin da bambina. “Imparavo la lingua – racconta – ascoltando le cassette con il mangianastri. Arrivare in Lunigiana è stato come arrivare in un altro mondo”. Passata da una città di mare al freddo invernale del piccolo paesino di 300 anime in località Fornoli, a Villafranca, dove vive, l’inizio non è stato dei più facili. A frenare il suo entusiasmo l’impossibilità di esercitare la sua professione nei nostri ospedali: “I titoli che avevo conseguito in Brasile qui non erano validi”. Incassata la prima delusione Jacqueline però non demorde ed inizia a darsi da fare lavorando come badante e come ragazza alla pari, e fino a quel momento di api e miele aveva solo sentito parlare. E’ nel 2006 che conosce il marito; insieme si appassionano alle api. Partono con 60 arnie, oggi ne hanno 310 e producono uno splendido miele Dopdella Lunigiana biologico. “Ho imparato a conoscere ed apprezzare il miele, quelli che qui si chiamano i rimedi della nonna, quando mio figlio era piccolo. Da lì è stata una scoperta dietro l’altra. La voglia ed il desiderio di imparare ha fatto il resto”. Delle api, compagne e colleghe, dice: "E' una comunità perfetta da cui dovremo prendere esempio. Tutti sanno cosa fare e tutti lavorano per lo stesso obiettivo. Non ci sono gelosie. Se un calabrone entra nell'arnia si difendono insieme e vincono sempre". Iscritta al Consorzio di Tutela per il Miele Dop della Lunigiana, è attraverso il lavoro, la serietà e il desiderio di imparare che si è guadagnata un posto tra gli apicoltori. “Le api mi hanno insegnato tanto ed hanno riscattato l’iniziale delusione. Il lavoro ha facilitato la mia integrazione. L'Italia mia ha dato tanto”.

DAL DEVONSHIRE AL VEGETAL DESIGN, L’ARTE BAMBU’ DI ALISON GRACE

Alison Grace Martin, dal Devonshire, rappresenta un perfetto esempio di quell’ingegnosità e creatività che contribuisce all’assoluta modernità di un settore che dimostra di non avere più limiti, ne di applicazione, ne di prospettive. Alison impiega il bambù, che cresce rigoglioso e spontaneo nel suo mezzo ettaro sulle colline di Fivizzano, in Lunigiana, per trasformarlo in vere e proprie opere d’arte, oggetti sostenibili e flessibili che rispettano e si integrano con l’ambiente. Realizza, con le sue mani, gazebo sferici che assomigliano ad astronavi leggere come piume, pollai “ecologici”, contenitori originalissimi per il compost, strutture agricole come recinti e sostegni, persino giocattoli e “sculture” che hanno adornato soffitti e spazi di importanti centri commerciali in Francia. Con le sue creazioni ha partecipato a mostre ed eventi di livello internazionale e collaborato con università e studi specializzati in vegetal design. “Ma le applicazioni del bambù sono le più diverse e le più inaspettate” confessa Alison che dopo un lungo giro tra California e Milano ha messo radici in Lunigiana dove ha acquistato con il marito un piccolo rudere con cinque ettari. Hanno un orto-domestico, un pollaio e sono alla continuaricerca dell’auto-sufficienza inteso come stile di vita. Appassionata di arte e di agricoltura sostenibile, incuriosita dalla filosofia della permacultura, Alison è una signora inglese intraprendente che, già molti anni fa, aveva intravisto un grande potenziale in pianta tropicale considerata infestante. Oggi si può considerare una pioniera, e senza dubbio un’originalissima imprenditrice agricola piena di entusiasmo ed energia.

 

DALLA THAILANDIA ALLA FILIERA CORTA, L’EX FABBRICANTE DI ORCHIDEE ORA PRODUCE ORTAGGI

Wanna Insree produceva orchidee nella Provincia di Sisaket, nel nord est della Thailandia, prima di arrivare in Italia per dedicarsi agli ortaggi e scoprire che con la filiera corta l’agricoltura ha un ruolo importante nella vita quotidiana di ogni famiglia. Trentotto anni, da tre in Italia, Wanna Insree è di origine thailandese. Vive tra Lucca e Pistoia. Cambia paese ma non la voglia di fare l'imprenditrice agricola. In Italia però decide di non puntare sui fiori, uno dei prodotti principali del polo pesciatino e lucchese, ma sugli ortaggi. La crisi morde, la concorrenza è spietata. “La gente non mangia fiori, mangia ortaggi”: il succo del suo semplice e genuino ragionamento che l’ha spinta a concentrare energie ed investimenti su un totale di 10 ettari di terreno che coltiva con ortaggi di stagione. Con Campagna Amica, la rete dei mercati, incontrare ogni giorno il consumatore, è facilissimo: “lavoro per dare al cliente cose buone da mangiare; – racconta con il suo italiano ancora incerto – sono molto felice di questa esperienza imprenditoriale. Posso crescere i miei figli, mandare avanti una famiglia eallo stesso tempo lavorare”. L'azienda di Wanna entra subito nella rete Campagna Amica di Coldiretti e partecipa ai mercati di Pistoia, Pescia e Fucecchio. In totale cinque appuntamenti settimanali che permettono all'impresa dell’ex fabbricante di orchidee di vendere direttamente ai consumatori il 50% della produzione: verdure, ma pure patate e frutta.

DAL JET SET AL CHIANTI, LA VITA DOP DI MARIA CRISTINE

Dalla Spagna al Chianti senese con la musica ed il vino nel cuore. La storia di Maria Cristine Diaz, spagnola di Salamanca, un po’ francese, oggi molto italiana, si intreccia e si completa assieme alla vita del marito, Léo Ferré, il celebrecantautore monegasco con cui, già nel ‘69, aveva deciso di condividere la passione per il buon vino ed il buon cibo. Un cambio radicale, dal jet set francese alla tranquilla e “rallentata” campagna toscana per coltivare un sogno comune. A Castellina in Chianti Marie Cristine, insieme alla sua famiglia ed i figli, ha compreso l’importanza del territorio e dell’identità dei luoghi che oggi abita diventando ambasciatrice del Chianti in Francia. La perfetta simbiosi con i suoi vigneti ed i suoi olivi, in tutto 35 ettari, gli regala un eccellente produzione di Chianti Classico caratterizzato dall’etichetta con la raffigurazione del gufo di Picasso, e Chianti Classico Riserva, Igt Toscano e dell’ottimo olio Dop Chianti destinato, per lo più, alla vendita diretta e ad una piccola nicchia del mercato  transalpino. L’azienda “San Donatino” è anche agriturismo.

DALLA LITUANIA AL MONTE LABRO VIA PARIGI, I FIORI SELVATICI DI RASA 

E’ stata la “grande bellezza” che ha spinto Rasa Lukstaite ad abbandonare la sua Lituania, per trasferirsi, dopo una laurea in Storia dell’Arte conseguita a Parigi e un corso di Italiano all’Università per stranieri di Perugia, in Toscana. E nel contesto suggestivo del Monte Labro (in provincia di Grosseto), la cui sacralità risale ai Lucumoni d’Etruria per estendersi fino ai giorni nostri, quando il Dalai Lama vi ha riconosciuto la sorprendente comunità Tibetana di Merigard, si èmessa a coltivare, oltre ad un marito e un paio di bambini, piante e fiori officinali. “Mi innamorai - racconta Rasa - di un terreno abbandonato da oltre quarant’anni: tre ettari e mezzo ricoperti di biancospino e rosa canina, che comperai e misi subito in produzione”. Così, da tanta bellezza, è nata l’azienda “Antichi Rimedi”, che dal Duemila produce e commercializza essenze officinali, come aromi da cucina, tisane, oleoliti, unguenti, tinture madri ed oli essenziali, tutti ottenuti con lavorazione artigianale e coltivazione biologica. “Per adesso facciamo tutto io e mio marito - spiega Rasa -, ma spesso siamo coadiuvati nella nostra attività da ragazzi alla pari del WWOOF (World-Wide Opportunities on Organic Farms), che vengono a passare periodi da noi provenendo da tutti i Paesi europei ed anche dagli Stati Uniti e dal Giappone”. Rasa, che ha da tutto principio avviato un’efficiente forma di commercializzazione dei suoi prodotti in Rete, distribuisce le sue specialità anche tramite mercatini, fiere specializzate e workshops internazionali.

CIUCO-TERAPIA IN MAREMMA, L’EX ARCHITETTO ORA VIVE TRA BAMBINI E NATURA

La Terra dei Ciuchi? Si trova a Campiglia Marittima, in Maremma e più precisamente a Cafaggio. Si chiama così - per davvero - l’azienda agricola di Herta Freiin Von Stegel, austriaca di Salisburgo, ex architetto per un importante studio di Norimberga prima di decidere di “mollare tutto”, “cambiare rotta” e fare “il salto nell’acqua fredda” come ricorda orgogliosamente. Sulle colline di Cafaggio c’erano rovi, boscaglia ed un piccolo rudere in disgrazia. E’ lì che tutto è iniziato. Insieme al marito, 33 anni fa, avevano capito che il futuro sarebbe stato in Toscana tra asini, vino e natura. La sua prima asina, Teresa, era stata “abbandonata”. Herta l’ha accolta come una figlia. La sua azienda ruota oggi attorno alle passeggiate in sella agli asini, sei, che accompagnano legiornate dei suoi ospiti, soprattutto bambini. Una sorta di terapia per chicerca tranquillità e desidera veramente assaporare la vera vita di campagna, mangiare i prodotti dell’orto e le uova del pollaio, partecipare alle attività quotidiane dell’azienda: “i nostri ospiti vivono un’esperienza vera a contatto con tutti gli elementi. I bambini, e non solo loro, giocano con gli asini, li accudiscono e li portano a spasso. A volte accade il contrario, che sia l’asinello – racconta - a portarli a giro. E’ un animale intelligente, affettuoso e molto curioso che crea un legame immediato con l’uomo”. La passione per questi animali, utilissimi per mantenere puliti i boschi, era sbocciata nel lontano 1957 durante un viaggio in Grecia: “da quel momento ho cominciato a sognarli e ad immaginare una vita diversa da quella che stavo vivendo. Ciò ho messo qualche anno per cambiarla ma alla fine l’ho fatto, e sono soddisfatta”.

DA FRANCOFORTE A PONSACCO, LA MARCIA IN PIU’ DIKERSTIN

Dalla capitale finanziaria dell’Unione Europea, Francoforte, alla quieta di Ponsacco. Il passaggio dalla grande città al piccolo paese toscano per Kersten Hessaun è coinciso con una scelta di vita che inaspettatamente gli ha permesso di mettere a frutto il percorso di studio e la sua invidiabile predisposizione alle relazioni esterne. Ex dipendente per un’agenzia di traduzioni ed interpretariato specializzata in turismo, Kersten era a digiuno di campagna e agricoltura prima di arrivare a Pisa e diventare socia dell’agriturismo “Podere Spazzavento”. Lì, su quelle colline meravigliose, è riuscita ben presto a potenziare la presenza dei turisti tedeschi che oggi sono tra i più presenti. Insieme al marito e alla sua famiglia produce olio e vino, alleva dei simpatici asini. “Non è stato difficile integrarmi con la comunità di Ponsacco; – confessa – mi sono sentita subito a casa mia".

 

GLI INTERVENTI

MONCALVO (PRESIDENTE NAZIONALE COLDIRETTI): “MI PIACEREBBE SVEGLIARMI IN TOSCANA OGNI TANTO, PAESAGGI MERAVIGLIOSI”

“Mi piacerebbe svegliarmi in Toscana ogni tanto. Ci sono paesaggi meravigliosi che sono certo aiutano ad affrontare la giornata con tutt’altro spirito. E con un sorriso”. E’ quanto ha detto Roberto Moncalvo, Presidente Nazionale Coldiretti intervenuto a Palazzo Vecchio all’iniziativa sulle donne imprenditrici straniere in agricoltura. Per Moncalvo, eletto il 15 novembre alla guida di Coldiretti Nazionale, era la prima volta in Toscana. “L’agricoltura e l’agroalimentare del nostro paese stanno dimostrando grandi potenzialità. Il merito è delle aziende agricole: fanno ogni giorno un grande lavoro. Dobbiamo andare avanti e proseguire con le azioni che abbiamo messo in campo – ha spiegato – a partire proprio dal progetto per una filiera agricola tutta italiana con Campagna Amica e il marchio valoriale Fai (Filiera Agricola Italiana).

MARCELLI (PRESIDENTE COLDIRETTI TOSCANA): “DONNE SPINGONO MULTIFUNZIONALITA’ VERSO OBIETTIVI INNOVATIVI”

“La sensibilità delle donne spinge la multifunzionalità verso obiettivi innovativi”. E’ quanto ha detto Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana intervenendo all’iniziativa a Palazzo Vecchio dedicata all’”Agricoltura delle Pari Opportunità in Toscana”. “Queste storie, queste donne – ha detto facendo riferimento alle protagoniste del salone dedicato alle donne straniere titolari di un’azienda agricola in Toscana protagoniste del salone inaugurato a Palazzo Vecchio – sono uno straordinario esempio di integrazione e di accoglienza. Hanno deciso di scommettere sulla Toscana anche grazie al lavoro che i toscani fanno ogni giorno per preservare, valorizzare e promuovere i prodotti del nostro agroalimentare. Credo che sia un grande riconoscimento. Le donne – ha proseguito - hanno una sensibilità più marcata rispetto agli uomini che travalica il concetto circoscritto di multifunzionalità. Riescono ad essere al passo con i tempi facendolo con semplicità”.

MARIA CRISTINA ROCCHI (RESPONSABILE REGIONALE DONNE IMPRESA COLDIRETTI): RUOLO DONNA IMPORTANTE CONTESTO RURALE

“E’ un’agricoltura molto differente, rispetto al passato, quella che è attiva nella nostra campagna. Il ruolo la presenza della donna è sempre più importante nel contesto rurale con punte del 40% negli agriturismi. Il lavoro in agricoltura permette alle donne di far coincidere i tempi della vita privata: possono stare vicino ai figli, gestire al meglio la propria famiglia”. Centrale per lo sviluppo delle imprese rosa le opportunità derivanti dalla filiera corta: “la vendita diretta è sempre più diffusa ed è un sostegno importante per chi fa agricoltura”. La Rocchi ha poi applaudito alla recente approvazione della legge regionale sulle fattorie didattiche.

MARIA FEDERICA GIULIANI (PRESIDENTE COMMISSIONE PARI OPPORTUNITÀ COMUNE DI FIRENZE): “AGRICOLTURA OFFRE OCCASIONE DI LAVORO”

“In agricoltura molte donne sono aiutate a conciliare famiglia con lavoro; conciliazione che non sempre le politiche istituzionali aiutano adeguatamente. Il lavoro in ambito agricolo consente di scoprire i valori veri per vita e per i prodotti migliori. Nonostante gli sforzi, con questa crisi sono ancora poche le donne che lavorano; l'agricoltura dà occasioni di lavoro evitando che tante risorse vadano sprecate”.

 GIANNI SALVADORI (ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA): “IN AGRICOLTURA MANI NON BASTANO, SERVE ANCHE CERVELLO”

“La durata media dell'impresa femminile è più lunga di quella maschile in agricoltura. E’ un dato significativo guardando al futuro. In Toscana operano 6mila donne imprenditrici che non hanno provenienza dal nostro paese e che assicurano il loro contributo economico, occupazionale e culturale. Ciò significa che abbiamo costruito percorso che consente oggi di fare le imprenditrici, e consente di far crescere la Toscana. Mi auguro che parta dalle donne la battaglia per riconoscimento di nazionalità dei bambini nati in Italia.

Multifunzionalità vuol dire che devono usare lingue navigare nel mondo, conoscere il marketing. Fare l'imprenditrice agricola (e anche l'imprenditore) non é quello che in tanti hanno ancora in testa. Imprenditore agricolo non è cittadino serie B. Tanti ora sono laureati. In agricoltura si deve usare le mani ma anche sempre più il cervello”. Ed infine un pensiero al Piano di Sviluppo Rurale: “Avremo a disposizione 960 milioni di euro di contributi. Dobbiamo sfruttare il fatto che l'agricoltura, a differenza di altri settori, comincia a respirare un po' meglio. Contiamo di far partire i Bandi a settembre ottobre”.

STRANIERI: + 15,1% IMPRESE IN TOSCANA DAL 2006, IN 6 AZIENDE SU 10 STRANIERI E’ TITOLARE

Assalto alla Toscana: gli imprenditori agricoli stranieri sono il 15,1% in più rispetto al 2006. Complessivamente sono 2.392 gli imprenditori agricoli, tra comunitari ed extracomunitari, che operano in Toscana, il 13,8% degli oltre 17mila imprenditori stranieri che in Italia hanno deciso di vivere partecipando a tutti gli effetti allo sviluppo economico e sociale del nostro paese. E’ attraverso il lavoro in agricoltura che molti stranieri hanno visto un’opportunità di crescere professionalmente in maniera autonoma ed intraprendere un percorso di integrazione sociale. A dirlo è Coldiretti Toscana sulla base dell’analisi del rapporto dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea-Infocamere) in occasione dell’iniziativa per l’8 Marzo promossa da Donne ImpresaL’agricoltura delle Pari Opportunità” in corso a Palazzo Vecchio, a Firenze (info su www.toscana.coldiretti.it). Inaugurato, nella Sala dei Dugento, il Salone del “Made in Tuscany che viene da lontano” che mette in vetrina e racconta le storie di donne straniere che in Toscana si sono dedicate all’agricoltura e all’agroalimentare.

La Toscana non è solo la regione più sognata per una vacanza. Non è assolutamente un caso infatti che sia presente, ed attiva, la più alta concentrazione di “stranieri” della penisola che in Toscana hanno deciso di vivere, far crescere i loro figli e lavorare: il 4,5% degli imprenditori stranieri è impegnato proprio nel settore primario. Siena (5,8%) e Firenze (5,7%) sono i due capoluoghi con la maggiore incidenza sul numero totale di imprenditori impegnati nelle campagne: Grosseto (511), Firenze (461) e Siena (456) sono invece tra le prime 20 città italiane con la più alta densità di non italiani (al primo posto c’è Perugia con 569 imprenditori). La popolazione più presente in Toscana è rappresentata da 420 tedeschi (17,5%) seguiti da 356 svizzeri (14,9%) e 277 albanesi (11,6%). Poi inglesi (8,5%) e americani (8,3%). Quasi la metà (45,9%) dei 2.392 imprenditori ha un’età compresa tra i 30 e 49 anni, elemento che contribuisce ad abbassare l’età media del settore primario; il 38,1% tra 50-69 anni e solo il 6% ha meno di 30 anni. Il 64% è titolare dell’azienda in cui lavora, il 24% amministratore, il 10,2% socio e l’1,2% ricopre invece altre cariche non definite. L’84,2% delle imprese è attiva nel settore delle coltivazioni agricole e della zootecnia, il 15,3% nella silvicoltura e sfruttamento del bosco e il 0,5% nella pesca e acquacultura.

 

STRANIERI: 72% CONTRARI A “SCIPPO” MADE IN TUSCANY, DA CHIANTI A BUITONI TANTI PASSAGGI DI MANO

Made in Tuscany in mani straniere: per il 72% dei toscani non dovremo permetterlo. 7 su 10 sono assolutamente contrari all’acquisizione da parte di imprenditori, gruppi e fondi di investimento stranieri dei marchi storici della toscanità, patrimonio della nostra cultura e tradizione, e sarebbero disposti anche ad accettare “politiche protezionistiche” nei confronti di quello che vivono come un vero e proprio “scippo”. A dirlo è una indagine di Coldiretti Toscana realizzata in occasione dell’iniziativa per l’8 Marzo promossa da Donne ImpresaL’agricoltura delle Pari Opportunità” che si è tenuta a Palazzo Vecchio, a Firenze (info su www.toscana.coldiretti.it). Lo “shopping” di molti importanti marchi simbolo di quel tuscany style agroalimentare di qualità oggetto del desiderio di forti investimenti stranieri che ne hanno appreso appieno il valore economico anche in prospettiva futura, ha riguardato, in questi anni molte importanti realtà storiche delle nostre campagna. L’acquisto prima della “Casa Nova – La Ripintura”, nel Chianti ad opera di un imprenditore cinese ed alcune settimane fa della storica Vignamaggio a Greve in Chianti da parte di un gruppo di imprenditori sudafricani sono solo gli “ultimi” colpi ad effetto di un fenomeno che ha conosciuto una forte crescita. Tra le acquisizioni più fragorose ricordiamo l’americana Costellations che nel 2012 si era assicurata per 50milioni di euro un altro marchio storico, il Ruffino, azienda vinicola fondata nel 1877. Ma non possiamo dimenticare l’aretina Buitoni acquisita dalla svizzera la Nestlè (1988), la fiorentina Carapelli acquisita dal gruppo spagnolo Sos (2006) e la lucchese Bertolli venduta alla Uliver, poi acquisita anch’essa dal gruppo Sos (2008).

Se per il 72% la vendita ad investitori stranieri è inaccettabile, per quasi due toscani su 10 (18%) rappresenta, al contrario, una svolta positiva ed una importante opportunità di rilancio, conservazione dell’identità e crescita economica ed occupazionale. A favorire il cambio di maglia è la crisi economica che ha spinto i proprietari italiani ad accettare le lusinghe, spesso generose, di investitori stranieri cedendo, insieme al terroir, il bagaglio composto dall’unicità dei luoghi unito all’incredibile potere economico ed evocativo del brand Made in Tuscany. Per il 10% invece la cessione delle nostre aziende è “inevitabile” ed una conseguenza dell’incapacità di valorizzare il patrimonio di prodotti e storia che la nostra regione possiede. Secondo Coldiretti “gli investimenti nelle aziende agricole non sono delocalizzabili e le opportunità di sviluppo che possono creare sono legate ai territori italiani, a differenza di quanto accade per le altre attività economiche, dove spesso al passaggio di proprietà ha fatto seguito la chiusura degli stabilimenti ed il loro trasferimento fuori dai confini nazionali”.

 

DA STING AL RE DELLA PHILIP MORRIS, I VIP “INVESTONO” SUL MADE IN TUSCANY

Dopo il magnate della farmaceutica cinese, ecco i sudafricani alla conquista del Chiantishire. La Toscana del bello e del buono, della qualità agroalimentare e delle tipicità, parla sempre più straniero. Dalle star della musica, dell’arte e del cinema all’imprenditoria internazionale, la Toscana è un investimento sicuro. Probabilmente più sicuro di molti titoli ed azioni. Da Sting, a Figline Valdarno, il più celebre dei contadini Vip, all’ex chief executive della Time Warner Richard Parsons nel Brunello di Montalcino. In Toscana hanno messo radici il gallerista tedesco Peter Femfert, con la moglie veneziana Stefania Canali, proprietario della Fattoria di Nittardi a Castellina in Chianti; l’imprenditore argentino Alejandro Bulgheroni proprietario di Poggio Landi a Montalcino; gli imprenditori americani Dan ed Ellen Lugosh, sempre nel Chianti, con La Porta Vertine di Gaiole in Chianti; il fondatore del gruppo Orient - Express Hotels James B. Sherwood, ancora nel Chianti, fino all’azienda “La Fiorita” di Natalie Oliveros, pornostar in arte nota col nome di Savanna Samson, compagna di Louis Camilleri, a.d. del colosso del tabacco Philip Morris. I terreni agricoli della penisola sono praticamente diventati la “banca” degli svizzeri che - sottolinea Coldiretti - con il 16% del totale delle proprietà agricole sono la nazionalità più rappresentata tra gli imprenditori agricoli stranieri presenti in Italia, proprio mentre gli italiani sono tentati dall’esportare i propri capitali per metterli in sicurezza. Sul podio degli investitori stranieri - continua Coldiretti - ci sono a seguire i tedeschi (15%) ed i francesi (8%) che apprezzano il potenziale economico del Made in Italy agroalimentare, ma anche la qualità della vita delle campagne nazionali. Forte la presenza anche di rumeni, (5%), statunitensi (4%), inglesi (4%) e belgi (3%). Gli imprenditori agricoli stranieri non provengono però solo da economie forti, ma a scegliere il Belpaese sono soprattutto i giovani, con quasi due investitori su tre (61%) che – precisa Coldiretti - hanno meno di 50 anni.

 

LAVORO: 1 LAVORATORI SU 4 E’ STRANIERO IN AGRICOLTURA

Più di un lavoratore su quattro nelle imprese agricole è straniero. Sono 19mila 482 i lavoratori stranieri su un totale di 68mila lavoratori agricoli a livello regionale (28,6%). Rumeni (6024), albanesi (3514) che fanno della Toscana la seconda regione a livello nazionale dietro solo alla Puglia, e marocchini (1366) le comunità etniche più numerose seguite da Polonia (778), India (462), Tunisia (457), Bulgaria (375) e Slovacchia (29). Ad inquadrare il fenomeno dell’immigrazione in agricoltura è il Dossier statistico sull'immigrazione di Caritas e Migrantes, a cui ha collaborato anche Coldiretti dal quale emerge come sia importante l'apporto del lavoro straniero nel settore primario. I lavoratori stranieri sono sempre più decisivi per molti comparti e per molti settori “stagionali” come l’olivicoltura e la viticoltura, ma anche nell’ortofrutticolo e nella zootecnia. Il Dossier evidenzia inoltre come l’apporto del lavoro straniero rappresenta ben il 23,06% del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende mentre i lavoratori immigrati impegnati in agricoltura hanno una età media di 36 anni e per ben il 71% sono di sesso maschile. L’età media è un fattore importante che contribuisce al ringiovanimento dell’età media complessiva nelle campagne.

 

 

Fonte: Coldiretti Toscana

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