
Mancano 100 giorni alle amministrative di maggio 2014. Una data simbolica per la FP Cgil che ha deciso di convocare una conferenza stampa per tracciare i punti focali del 2013 e le richieste da avanzare ai Comuni e all’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa. Minor burocrazia, maggior coinvolgimento, discussione trasparente, sì alla clausola sociale negli appalti per salvaguardare i posti di lavoro e in previsione della città metropolitana, procedere spediti con la fusione dei comuni. Tematiche e proposte che fanno parte anche del congresso nazionale della Cgil e che riguarda nel territorio dell’Empolese Valdelsa 930 dipendenti comunali e 2400 dipendenti dell’Asl 11.
Con il blocco delle assunzioni si sono persi 13 posti di lavoro, recuperati in parte con la mobilità. Alessandro Giorgetti e Barbara Rutilensi della FP Cgil Firenze cercano così di inquadrare la situazione difendendo il ruolo dei dipendenti comunali che rappresentano una possibilità di sviluppo. Parole forti che arriveranno alle istituzioni e ai candidati, dopo l’attacco ai ‘fannulloni’ che ha visto nel pubblico tagli agli stipendi, l’aumento della burocrazia e la riduzione delle capacità di contrattazione. Senza contare poi le problematiche che sorgeranno quando occorrerà ridurre il numero dei dirigenti in ogni Comune. Una operazione che dovrà veder coinvolto il sindacato che però mette sotto la lente d’ingrandimento anche l’Unione: “Non può essere il 12esimo ente locale, ma deve ridurre la burocrazia”.
Questo il documento integrale
Il punto della situazione nei comuni dell'Empolese Valdelsa e dell'Unione a 100 giorni dalla conclusione delle attuali amministrazioni.
I temi di interesse della FP CGIL.
Premessa:
Riteniamo che tra i fattori di competitività, di sviluppo economico e di produttività del lavoro in un distretto come quello dell'Empolese Valdelsa abbia un ruolo importante il sistema del lavoro pubblico.
I nostri comuni, oltre alla programmazione ed al controllo, gestiscono direttamente varie attività mentre altre sono esternalizzate a privati con alterne fortune o affidate ad aziende pubbliche.
Per questo occorre fare il punto sulle criticità del sistema ed in particolare dei nostri enti locali e porre l'attenzione sul tema dei beni pubblici e del lavoro pubblico.
Ci rivolgiamo ai cittadini, agli stakeholder ed a coloro che si candidano a governare le
amministrazioni nei prossimi anni.
Il lavoro pubblico:
In questi anni abbiamo subito una campagna denigratoria verso il lavoro pubblico propedeutica al blocco dei contratti ed taglio delle risorse.
A questo si è paradossalmente accompagnato un aumento di adempimenti burocratici, un
maggior livello di responsabilità diffuso su tutti i lavoratori ed un aumento del carico di lavoro dovuto ai bisogni crescenti ed alla diminuzione del numero di dipendenti.
Solo nell'ultimo anno sono stati persi 15 posti di lavoro recuperati solo parzialmente dalla mobilità da altri enti senza nessuna nuova assunzione. Il blocco della contrattazione ha reso le amministrazioni più gerarchiche ed impermeabili alla partecipazione dei lavoratori.
Unione dei comuni:
Nell'ultimo anno abbiamo sperimentato l'innovazione dell'Unione dei Comuni in una situazione di difficoltà dei singoli comuni come sopra descritta. Ad un'incertezza generale dovuta da un quadro nazionale confuso ed alla carente normativa in materia, abbiamo scontato una incertezza organizzativa sopperita dalla buona volontà dei lavoratori.
Ad oggi l'unione è il 12° ente locale della zona mente il suo ruolo dovrebbe essere quello di ridurre gli adempimenti burocratici in capo ai singoli comuni ed andare verso una semplificazione amministrativa che liberi risorse umane a vantaggio dei servizi di prossimità. In questa situazione per dare gambe all'Unione corriamo il rischio di azzoppare i comuni , perché se da un lato c'è la necessità di strutturare i servizi trasversali di supporto alle funzioni dell'Unione e dall'altro non è possibile distogliere ulteriore personale dei comuni.
Governance e dirigenza:
L'attuale normativa imporrà alle prossime amministrazioni limiti più stringenti rispetto all'attuale numero di dirigenti da poter assumere ad incarico. I comuni dovranno riorganizzazione la loro macrostruttura, gli enti privi di dirigenza a tempo indeterminato dovranno passare ad enti senza la dirigenza e i comuni più grandi avranno un
numero minore di dirigenti. Anche l'Unione dei Comuni risentirà di questa condizione.
Noi vorremmo confrontarci su questi temi e chiediamo che:
- la riorganizzazione delle macrostrutture comunali (che non è un aspetto tecnico da
addetti ai lavori) sia partecipata ed attenta alla contrattazione sindacale. Occorre definire il
ruolo del pubblico in ogni ambito di intervento, liberare le professionalità presenti nei
comuni e dare un nuovo ruolo ai lavoratori;
- sia fatta una discussione trasparente sui livelli essenziali della gestione diretta da parte del
pubblico; prevedere un piano assunzionale triennale, per avviare le procedure di
stabilizzazione la dove c'è del personale che ne ha i requisiti, che dia la massima
copertura ai posti di lavoro persi negli ultimi anni e dia risposte all'imminente picco di
pensionamenti. Bisogna decidere quali figure prediligere in relazione ai servizi che si
intende erogare;
- si definisca il ruolo dell'unione dei comuni e si sia conseguenti rispetto alla scelta fatta con
una programmazione pienamente coerente tra tutte le amministrazioni coinvolte. Su queste
scelte crediamo che oltre al confronto sindacale e con i lavoratori debba esserci una
condivisione da parte di tutti i cittadini.
Se il livello di governo da assumere in area vasta è quello della Città Metropolitana occorre
affrontare il tema della semplificazione amministrativa che solo le fusioni possono fare;
- sia fatta un'attenta verifica ed una profonda riflessione sui servizi appaltati, dove la
clausola sociale a tutela dei lavoratori nei cambi di appalto deve essere un impegno
comune di tutte le amministrazioni.
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