
Silvia Mozzorecchi, segretario del Filctem Cgil dell'Empolese Valdelsa, è intervenuta per replicare al presidente di Confindustria Empolese Valdelsa, Simone Campinoti, che in un post su facebook aveva criticato lo chef fiorentino Fabio Picchi per alcune sue affermazioni di lunedì sera a Piazza Pulita de La7, in collegamento da Firenze insieme ai lavoratori della Seves.
"In un paese in cui la solidarietà è una qualità sempre più rara, appare incredibile che, quando
un cittadino (lavoratore, imprenditore o chef che sia) dimostra la propria vicinanza a lavoratori
che rischiano di perdere il posto di lavoro, venga addirittura contestato". Queste le parole di Silvia Mozzorecchi che ha proseguito: "Ancora più grave è il fatto che sia stato proprio il presidente degli industriali di Empoli a fare questa affermazione. E' inoltre inaccettabile che venga giustificata la chiusura di una azienda perché c'è la concorrenza in Paesi in cui il costo del prodotto è inferiore. In questo modo si giustifica la chiusura di tutte le nostre aziende, visto che ci sarà sempre un paese in cui il costo del lavoro è più basso di quello italiano. Così viene dato un alibi anche a tutti quegli imprenditori scorretti che lavorano senza rispettare le regole e le leggi. Il Made in Italy è un'eccellenza e come tale va tutelato. Un'eccellenza quindi “costa” di più rispetto ad altri prodotti. Anche la ceramica viene prodotta all'estero con costi inferiori ma, grazie alla Gucci, è stato possibile salvare la Richard Ginori.
Per fortuna ci sono ancora imprenditori che mantengono la produzione in Italia, visto che già
troppi hanno portato le lavorazioni in altri paesi, impoverendo il tessuto produttivo italiano.
Forse Campinoti dimentica che la qualità dei prodotti della Seves non è stata certificata
soltanto dallo chef Picchi, ma anche, ad esempio, da un architetto di fama mondiale come
Renzo Piano. Probabilmente Campinoti non sa che i mattoni che lui vede nelle rivendite edili
sono quelli prodotti in Repubblica Ceca, mentre quelli che si trovano sulla facciata della Maison
Hermes di Tokyo sono prodotti dalla Seves di Firenze
Forse Campinoti dimentica che dietro il nome “Seves” ci sono 100 lavoratrici e lavoratori, 100
famiglie che non vedono il futuro. Prima di parlare di “favole”, si dovrebbe innanzitutto conoscere la realtà e provare a pensare cosa vuol dire vivere con i 700€ al mese della Cassa Integrazione e cosa significa sapere che a breve non ci sarà neppure la SPERANZA di salvare il proprio lavoro.
Visto cosa pensa Campinoti, mi sento sollevata ad aver affrontato le situazioni di crisi del
territorio con altri suoi colleghi o direttamente con gli imprenditori".
Interpellato da gonews.it Simone Campinoti si dice "molto amareggiato per le parole di Mozzorecchi. Siamo di fronte a una mistificazione della realtà. Non ho detto questo. Personalmente non sono mai stato contro i lavoratori né contro i sindacati. Lo dimostrano i buonissimi rapporto che ho con la Cgil. In ogni caso invito tutti a leggere il mio post su Facebook. Basta leggerlo con attenzione per capire che non ho detto quello che mi si imputa.
La Seves ha cessato la produzione da molto tempo, ma nelle rivendite edili quei mattoni dove, come dice Picchi, “c'è Firenze dentro" si trovano senza problemi. Li producono la Bormioli in Spagna, oppure altre fabbriche dell'Est con identica se non superiore qualità ma a costi molto più competitivi. Se il vetromattone di Firenze ha un costo di produzione insostenibile dal mercato e non si vende guadagnando, la colpa non sarà mica degli imprenditori Italiani? Smettiamo di raccontare le favolette alla gente ma smettiamo anche di crederci, alle favolette.
Poco dopo Campinoti aggiunge queste parole: "Sono amareggiato di quanto leggo, sopratutto per il fatto che non si perde occasione per fomentare la lotta di classe, travisando le mie parole di un breve post su Facebook sul quale come chiunque può leggere mai ho contestato l'attività di solidarietà, anche se ritengo che con questa non ci si mangi purtroppo. Sopratutto conoscendo bene l'azienda e i lavoratori, mai mi sono sognato di scrivere che non avevano qualità, anzi penso che questa gente sia eroica perché è riuscita a competere sul mercato internazionale fin quando ha potuto, nonostante le zavorre di un paese ormai palesemente ostile alle imprese.
Dire che siamo solo noi a fare qualità perché siamo qui è una bugia purtroppo, una politica antindustriale del nostro sistema ha permesso ad altre economie giovani di recuperare il gap tecnologico e in alcuni campi anche di superarci, anche senza contare che questi paesi operano poi in regimi di costi ed efficenza non paragonabili con quelli di noi italiani.
Penso anche che lavoratori e imprenditori, forse non tutti ma tanti, siano entrambi parte lesa di questo paese che non ci ama e non ci tutela e che oggi ci vorrebbe vedere uno contro l'altro scaricando su di noi tutte le responsabilità; ma questo è inaccettabile!
Ovviamente parlo come imprenditore e non come presidente di Confindustria e non esiterò un attimo a rassegnare le dimissioni se questi miei pensieri risultassero lesivi prima dei lavoratori e poi anche dell'associazione.
"Ieri sera ho visto PIAZZA PULITA dove il bravissimo cuoco PICCHI dalla SEVES dava lezioni d'impresa. Bravo cuoco appunto ma che faccia il cuoco, perché sono poco accettabili lezioni da uno che ha trasformato un ristorante in un'associazione culturale come il teatro del Sale, mossa intelligente e fantastico ristorante con teatro incorporato, ma forse oltre alla promozione culturale ci sono anche risvolti fiscali?
Ovviamente bravo e sicuramente nulla d'illegale, ma vediamo se anche noi imprenditori riusciamo a mettere un teatrino dentro le nostre aziende e le trasformiamo in circoli culturali. Oppure vediamo se va bene che tutti i locali pubblici facciano la stessa cosa".
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