
Qual è il ruolo economico della comunità cinese nel distretto pratese e come la presenza di una così vasta comunità si intreccia con le vicende che il distretto ha vissuto negli ultimi vent'anni? A questa complessa domanda, che da almeno dieci anni a Prato si ripropone come argomento di confronto, cerca di rispondere la ricerca di IRPET e dell'Osservatorio economico e sociale della Provincia, voluta dalla Provincia di Prato che l'ha inserita nel patto per Prato Sicura. Dall'analisi della presenza di lavoratori e imprese cinesi, del loro modello di sviluppo e delle relazioni che intercorrono con la comunità e la struttura produttiva italiana la ricerca traccia il quadro di una presenza cinese significativa, quantificabile tra l’11 ed il 13% del valore aggiunto della provincia.
A presentare lo studio questa mattina a palazzo Buonamici c'erano il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, Stefano Casini Benvenuti per l'Irpet, Gabi Dei Ottati dell’Università di Firenze e Piero Ganugi dell'Università di Parma.
LE IMPRESE CINESI - Nell'approfondita indagine, la prima di questa complessità, si prendono in esame le 4.830 imprese cinesi presenti nel distretto pratese fornendo una serie di spaccati della realtà economica per temi. Anzitutto il numero degli occupati cinesi, calcolato attraverso il consumo di acqua delle imprese, che toccherebbe i 20 mila addetti (a fronte degli 11 mila registrati). Si arriva poi al cuore della ricerca: l'analisi delle imprese che realizzerebbero a Prato una produzione che potrebbe variare tra i 2 e i 2,3 miliardi di euro, con un valore aggiunto dai 680 agli 800 milioni di euro, ovvero tra il 10,9% e il 12,7% del totale della provincia. Anche le esportazioni all’estero attribuibili alle imprese cinesi ammonterebbero a quasi 640 milioni di euro (circa un terzo della produzione) mentre le rimesse verso la Cina hanno subito profonde oscillazioni (del resto possono partire anche da altre province) aggirandosi attorno ai 400 milioni di euro annui tra il 2007 ed il 2009 e ritornando su valori attorno ai 200 milioni negli anni successivi. Lo studio analizza anche l'elevata mortalità delle imprese cinesi, delle 386 nate nel 2001 ne sopravvivono al 2012 solo 53 (meno del 14%).
Le quasi 100 pagine della ricerca approfondiscono poi il dibattito che a Prato in questi ultimi anni ha visto schierarsi su fronti contrapposti chi interpreta la crescente presenza di imprese e lavoratori cinesi nel distretto come uno snaturamento dell'area e chi mette invece in evidenza la funzione di tenuta dell’economia che, senza il contributo delle imprese cinesi, sarebbe stata soggetta ad un declino assai più preoccupante a causa della terribile crisi strutturale che ha colpito Prato dal 2008 in poi.
Lo studio dunque analizza le dinamiche pratesi, cogliendo nel calo drastico delle esportazioni a fronte di quello sorprendentemente contenuto del valore aggiunto un fenomeno da mettere in relazione con la crescente presenza cinese, descritta nella sua evoluzione dai laboratori di cucitura allo sviluppo del cosiddetto “pronto moda” che ha determinato l’eccezionale crescita dell’abbigliamento sia sul fronte della produzione che delle esportazioni del distretto. Ed è dalla stima della presenza cinese (imprese e lavoratori anche irregolari) dal punto di vista del suo contributo produttivo che scaturisce il quadro di una presenza altrettanto significativa, quantificabile tra l’11 ed il 13%, del valore aggiunto dell’area.
Resta aperto il dilemma del reale ruolo della comunità cinese e soprattutto delle relazioni con quella pratese. E' del tutto evidente che relazioni più o meno dirette tra le due comunità esistono. “E forse – suggeriscono i ricercatori – ciò può contribuire a spiegare come sia possibile che una crisi così profonda del distretto sia stata sopportata, almeno sino ad oggi, con contenute tensioni sociali”. La caduta del PIL registrata dai dati ufficiali trascurerebbe insomma una parte importante di economia sommersa, che fa capo soprattutto alle imprese cinesi.
La ricerca “Prato: il ruolo economico della comunità cinese” è stata presentata al pubblico questa mattina da Stefano Casini Benvenuti dell'IRPET, Gabi Dei Ottati dell'Università di Firenze e Piero Ganugi dell'Università di Parma. Alla tavola rotonda, moderata da Riccardo Staglianò del quotidiano La Repubblica hanno partecipato i presidenti di Cna Claudio Bettazzi e di Confartigianato Andrea Belli, il vice presidente della Camera di Commercio Lorenzo Guazzini, il presidente sezioni Maglifici e Confezioni dell'Unione industriale Paolo Crocetta, il segretario della Cisl Stefano Bellandi, l'assessore del Comune di Prato Giorgio Silli, di Montemurlo Mauro Lorenzini e di Carmignano Doriano Cirri, Junyi Bai di Associna e la sinologa Maria Omodeo di Cospe–Unifi.
“Un dibattito serrato e senza strumentalizzazioni politiche, con la chiara consapevolezza che l'integrazione fra le filiere del distretto è un'opportunità per tutti e gli imprenditori, industriali e artigiani, pronti a fare da tutor per riqualificare le imprese cinesi”, così il presidente della Provincia Lamberto Gestri riassume clima e contenuti della presentazione che questa mattina, nel salone consiliare di palazzo Buonamici (sede della Provincia), ha visto protagonista la ricerca realizzata da IRPET e Osservatorio economico e sociale della Provincia, “Prato: il ruolo economico della comunità cinese”. Gestri ha parlato di “significativo passo in avanti verso la ricerca di soluzioni che vedono in prima linea chi, dentro le associazioni, è a stretto contatto con le imprese cinesi”.
Il Governatore della Toscana Enrico Rossi ha concluso la mattinata facendo appello al Governo perché Prato abbia l'attenziona nazionale che le è dovuta. “Questa città merita un elogio per come è riuscita a gestire, senza far esplodere i conflitti, un'immigrazione così massiccia. Adesso lo Stato deve intervenire, l'organico della Procura deve essere adeguato (mancano tre procuratori più uno aggiunto), noi ci mettiamo 50 ispettori del lavoro, ma il Governo deve darci risposte”. Rossi ha aggiunto che per l'integrazione fra tessile e moda servono finanziamenti specifici. “Il distretto della confezione può dare un contributo importante al rilancio di Prato, che può tornare ad essere la città dell'innovazione in Toscana”. Anche la console cinese Wang Xinxia è intervenuta in apertura per ribadire che la “cooperazione genera più forza e possibilità di difendere la sicurezza” assicurando “l'impegno del consolato, anche attraverso le associazioni, per la sensibilizzazione delle imprese cinesi, che ha invitato a “aderire alle categorie economiche locali per utilizzarne i servizi e la formazione”.
Nutrito il parterre di relatori e partecipanti alla tavola rotonda moderata dal giornalista di Repubblica Riccardo Staglianò, e numerosissimo il pubblico, con in prima fila il prefetto Maria Laura Simonetti e i vertici di Carabinieri, Polizia municipale e Guardia di Finanza. Anzitutto le categorie economiche. “Abbiamo lanciato una scommessa sull'integrazione economica ed oggi con 80 associati cinesi siamo in prima linea, ma le istituzioni sono in ritardo – ha detto il presidente di Cna Prato Claudio Bettazzi – Basta però con la strumentalizzazione politica sugli stranieri”. E anche il presidente di Confartigianato Andrea Belli ha chiesto uno stop alla sterile contrapposizione fra integrazione e legalità. il Il vice presidente della Camera di Commercio Lorenzo Guazzini ha sottolienato che “la priorità è decidere e agire tutti insieme, cercando anche di recuperare l'immagine de nostro distretto, gravemente danneggiata in questi mesi da interviste e dichiarazioni sbagliate e strumentali”. Per l'Unione industriale il presidente sezioni Maglifici e Confezioni Paolo Crocetta ha parlato di sforzo enorme dell'associazione per riqualificare un gruppo di aziende cinesi attraverso la formazione e il tutoraggio. “Chi si riqualifica e si mette in regola lavora meglio e non torna indietro. Anche le imprese cinesi sono pronte per questo percorso e noi siamo i tutor adatti. I blizt non sono risolutivi, la vera soluzione è questa”, ha concluso. Interventi anche dal segretario della Cisl Stefano Bellandi, dall'assessore del Comune di Prato Giorgio Silli, dal sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini e da quello di Carmignano Doriano Cirri, da Junyi Bai di Associna e dalla sinologa Maria Omodeo di Cospe–Unifi. Chiusura del convegno con l'appello del comandante regionale della Guardia di Finanza, generale Giuseppe Bicanolo, che ha chiesto la “collaborazione di cittadini, imprese e istituzioni per una sfida che ci sta a cuore e sulla quale ci impegniamo a fondo, ma che ha bisogno dell'attenzione di tutti per diventare vincente”.
- Il convegno in Provincia a Prato sul ruolo delle imprese cinesi
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La relazione di Irpet sul ruolo delle imprese cinesi a Prato
Fonte: Provincia di Prato
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