
Poiché abbiamo per primi sollevato la questione dell’impianto Colorobbia, aderiamo volentieri alla richiesta di Campinoti. Abbiamo già detto pubblicamente che durante l’assemblea a Montelupo ci sono stati toni eccessivamente accesi.
Detto questo non prevedere reazioni, vivere con insofferenza le richieste di chiarimento e l’allarme della popolazione ci sembra fuori dal mondo reale. Impianti che potenzialmente impattano sulla qualità della vita delle persone e sulla loro salute suscitano necessariamente preoccupazione. In questi casi la comunità va coinvolta ed ascoltata, anche per evitare che i timori si traducano in rifiuto aprioristico di qualsiasi tecnologia. Siamo in un periodo in cui il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni è ai minimi storici. Su ciò che impatta sui beni comuni la delega è saltata, i cittadini vogliono dire la loro nel merito.
Questo va saputo e tutti coloro che hanno ruoli pubblici dovrebbero spendersi per ricostruire un clima di fiducia ed individuare modalità collettive per capire e decidere consapevolmente. Accusare i cittadini che chiedono rassicurazioni di non volere lo sviluppo è fuori dal tempo e controproducente anche per lo sviluppo economico dell’area.
Riproporre la priorità assoluta delle ragioni dell’impresa come motore di uno sviluppo di per se positivo, non è credibile perché invece l’esperienza dimostra che proprio l’assenza di efficaci vincoli sociali sta soffocando il mondo e producendo disuguaglianze e regresso.
Nel merito noi pensiamo che quell’impianto in quella collocazione sia molto problematico, ma se l’azienda invece sostiene che è addirittura ambientalmente virtuoso, argomenti. Porti un serio bilancio ambientale, faccia vedere le soluzioni ai problemi, reali (polveri sottili, maleodoranze), sollevati. Se no rischia di far pensare di averci provato o, peggio, di cercar scuse per scelte già fatte, come per es. delocalizzare. E questo ci preoccupa molto.
Più in generale abbiamo il sospetto che qualcuno si sta illudendo di fare affari nei cascami di un modello dissipatore delle risorse naturali.
L’Italia ha un problema di costo energetico e lo smaltimento dei rifiuti costa. Abbiamo l’impressione che più di uno, anche tra coloro che contano in quest’area, stia pensando che fare energia da rifiuti possa rappresentare una leva di rilancio della nostra economia e di farne il business dei prossimi anni.
Noi pensiamo invece che il modo migliore di impostare il nostro futuro sia far leva sui nostri punti di forza ed il territorio è uno di questi. La sua bellezza, la sua fertilità, la sua valorizzazione attraverso un agricoltura di qualità, un turismo consapevole. Questo non significa non considerare il manifatturiero. Al contrario.
Noi crediamo che anche per il manifatturiero l’unico futuro è la qualità. Non possiamo certo competere in quantità e prezzo con i giganti asiatici. Non possiamo dilungarci qui su quali sono i fattori di qualità (la bellezza, la creatività, la cultura e la formazione, la ricerca, la diversità, la coesione e la tolleranza, ecc.) sui quali investire.
Ma sicuramente l’ambientalizzazione è un fattore di qualità. Chi saprà produrre prima e meglio in maniera verde avrà un vantaggio competitivo perché prima o poi lo dovranno fare tutti. Allora se il problema è il costo energetico (anche ambientale), affrontiamolo come comunità.
Tiriamo fuori dal cassetto il regolamento regionale sulle aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA) e cominciamo a lavorarci. Disegniamo insieme un piano energetico di area che individui i possibili interventi a partire dalla solarizzazione delle aree industriali, dall’eolico, per arrivare anche alle biomasse di filiera corta, stabilendo quali sono i bisogni, i vincoli e le localizzazioni ottimali.. Facciamone un grande progetto collettivo con il quale provare ad intercettare, per esempio, finanziamenti europei e impostiamo le basi di uno sviluppo davvero solido.
In una prospettiva così, dove si parte dal coinvolgimento dei cittadini, ed anche dei lavoratori delle aziende coinvolte e si disegnano le necessità dell’intera comunità, secondo noi c’è un ruolo importante per l’interesse ed il contributo privato. Ma soprattutto c’è un pezzetto dell’unica economia possibile per avere un futuro. Questa è la nostra idea di territorio attrattivo e non ostile per l’impresa.
Circolo SEL Empolese Valdelsa
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